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Cavalcata carsica – Sentiero numero 3

dicembre 4th, 2007

La sveglia suona alle 6.00 e la giornata non si presenta nel migliore dei modi:
sta piovigginando, c’è foschia e le previsioni del meteo non preannunciano nulla di buono.

Già ero poco convinto nell’affrontare l’impegnativa ” Cavalcata carsica“, gara di 50 km che percorre TUTTO il sentiero numero 3 del carso triestino, il terreno scivoloso e la giornata “cupa” sicuramente non saranno d’aiuto.

Fatto sta che alle 7.00 mi ritrovo a Pese, con un altra cinquantina di temerari, per iniziare questa “gara-non gara” (…definizione che ho trovato in un interessante post sul sito www.runners.it, a cura di Guido C. ): l’iscrizione consiste nel dare semplicemente il proprio nome-cognome. Non ci sono punti di ristori ufficiali o una vera propria assistenza che ci si aspetterebbe in una “cavalcata” di 50 e passa km.

50 km non sono pochi: la massima distanza che ho affrontato è stata di 30km.

Nelle settimane precedenti ho fatto “diversi allenamenti” (il che significa al massimo due allenamenti alla settimana…), sempre con tratti in salita: basteranno? Non sono convinto di riuscire a finire la gara, già arrivare a 2/3 del percorso per me sarebbe un traguardo non da poco. Fondamentale è non esagerare e dosare bene gli sforzi durante la gara.

Il percorso attraversa tutto il sentiero numero 3, sentiero che inizia a Pese e che termina nei pressi del paese di Iamiano.

Si passano le “vette” del carso triestino: il monte Concusso, l’Orsario, il Monte dei Pini, il Lanaro, l’Ermada… Dislivelli sicuramente non elevati ma che, a causa soprattutto della conformazione del sentiero, si faranno sentire sulle gambe..

La partenza per i podisti è fissata alle 7.30, mentre per i ciclisti alle 8.00. Non invidio i temerari della MountainBike, il sentiero non è sicuramente adatto alle due ruote, con diversi punti in cui dovranno necessariamente portare la bici in spalla.

Dopo la foto di gruppo, si parte.

Si inizia subito correndo in salita, per poi scendere e, dopo aver passato il paese di Grozzana, ricominciare nuovamente la salita che porta al monte Concusso .

Mi accodo a Piero, che ha già affrontato diverse volte questa gara (vincendone una…) e che conosce bene il percorso: uno dei miei timori è quello di sbagliare sentiero e finire chissàdove…

Piero conduce… e io arranco! :-)
Foto presa da http://www.atleticats.com/
Grazie all’autore, prossima volta femo cambio!

Dopo la discesa del Concusso (affrontata con una certa calma, visto il terreno umido e scivoloso..) passiamo il primo punto-incontro dove ci aspetta del tè caldo offerto da due volenterosi che ci seguiranno lungo il percorso (… grazie!).

Si attraversa la strada asfaltata che porta verso il blocco di Lipizza per iniziare il “comodo” sentiero che, dopo aver passato il paese di Gropada, porterà verso il secondo punto di incontro, nei pressi del valico di Fernetti. La discesa che porta verso Fernetti, fino ad un sottopasso che attraversa la strada che porta al valico, richiede attenzione: è ripida e con diversi sassi pericolosamente scivolosi…

Dopo un altro te caldo al ritrovo di Fernetti, inizia una delle salite che più mi preoccupano, quella del Mte Orsario. Non riesco a seguire il passo di Piero ed inizio a camminare: non ho nessuna intenzione di sforzarmi troppo, la strada è lunga, meglio non esagerare e risparmiare energie per i km che arriveranno.

Durante la salita “sorpasso” alcuni ciclisti: portarsi la MTB in spalla su per questo sentiero non è proprio agevole. Non che correre sia molto meglio, ma credo che in bici sia peggio…. ognuno è masochista a modo suo!

Approfitto del “momento di pausa salita” per sgrannocchiare una barretta energetica: ne ho diverse e, grazie anche al litro e mezzo di sali presenti nella CamelBak, sono autosufficente dal punto di vista dei rifornimenti per tutta la gara.

Arrivo a Monrupino, fresco come una rosa (.. beh, quasi….). Altro te caldo e via, verso il Monte dei Pini e verso il Monte Lanaro.

Nei pressi del Lanaro vengo raggiunto da un corridore con cui avevamo percorso qualche km nei sentieri prima di Gropada: evidentemente ho calato il ritmo… brutto segno!

Subito dopo il Lanaro, all’improvviso, ricompare Piero: “Che cacchio ci fai qua???”

Non è convinto di essere sul sentiero giusto…. sul terreno, fangoso, non ci sono tracce di bicicletta…. qualcosa non quadra….

“Ma no, non può essere…. abbiamo visto il segno rosso su un albero…. sicuramente sarà questo!”

Piero non è convinto e ha ragione: il sentiero è sbagliato. Torniamo al segno che abbiamo visto prima e ci accorgiamo che il sentiero era subito a sinistra dell’albero… Merda! Abbiamo perso una quindicina di minuti… sono piuttosto incazzato…

Bastava prestare più attenzione e si risparmiavano minuti ed enegie preziose.

Accelero il ritmo, probabilmente a causa dell’incazzatura. Sorpasso un gruppetto di tre atleti che, probabilmente, ci hanno superato mentre cercavamo la strada giusta. Spero che questo “sprint” non faccia danni…

Rischio nuovamente di sbagliar sentiero: questa volta ho fortuna, un ciclista mi ferma in tempo…. se non c’era lui mi sa che finivo in qualche osmiza….. altro che Jamiano!

Piero mi raggiunge ed arriviamo all’ultimo punto-incontro prima dell’arrivo, nei pressi del valico di S.Pelagio. Lo zaino oramai è vuoto, ho finito tutto il litro e mezzo di sali. E’ inutile portarselo dietro, lo lascio in macchina, bevo del tè e ricomincio la corsa.

Le gambe sono pesanti: la stanchezza arriva improvvisa e pesa come un macigno.

Non mi ricordavo che la salita verso il monte Hermada fosse così lunga e faticosa… cammino sempre più spesso, anche nei tratti piani… e sento la mancanza degli integratori…. evidentemente un litro e mezzo di Gatorade/Energade/PowerCheCacchioNeSoIo per me non è sufficente… la prossima volta riempio la sacca fino all’orlo…

Vengo superato da dei ciclisti, che riprendo nei tratti di salita più impegnativa.

Sento delle voci: ho rallentato e mi stanno raggiungendo.

Non mi va di perdere perdere posizioni…. stringo i denti e penso che, in fondo, mancano solo pochi km. Passato il monte Hermada arrivo all’inizio del “discesone”, ripido e impegnativo, che porta fino all’abitato di Medeazza.

Credits: www.atleticats.com

Durante la discesa mi giro diverse volte, per vedere a che punto è “l’inseguitore”…. ormai l’agonismo è scattato! Mi sta per raggiungere ma, arrivati sul piano, accelero. Ho mantenuto la mia posizione fin dalla partenza e mi intestardisco nel mantenerla.

Passato Medeazza, penso ormai di essere giunto all’arrivo e accelero il ritmo: evidentemente ho fatto male i miei conti…. Pensavo di essere arrivato ed invece mancano ancora diversi km…. incomincio veramente a sentirmi in difficoltà…. non ho dolori muscolari, ma sento le gambe pesantissime….

Finalmente si incomincia ad intravedere Jamiano…. dò fondo alle energie che rimangono ed arrivo, con un sospiro di solievo, al traguardo, con gli incoraggiamenti degli altri atleti/spettatori…

Do una sbirciatina alla classifica: mi sembra di leggere 34°, ma ci sono diversi ritirati…. sono curioso di vedere la classifica ufficiale, che si potrà trovare sul sito del Marathon Trieste.

Indifferentemente dal risultato finale, sono soddisfatto del risultato…. non avrei mai pensato di finirlo! E credo che la soddisfazione sia comune a tutti i partecipanti di una gara come questa….

In rosso è segnato il percorso del Sentiero numero 3
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Euromarathon Koper (Capodistria) – Muggia: finita…

settembre 27th, 2007

…. già, finita per miracolo… :-(

Bella gara, bel percorso e bella giornata di sole (troppo forse..)!

La gara parte da Piazza Tito, la piazzetta più tipica e bella di Capodistria, che ricorda ancora il passato veneziano di questa città.

Apre le danze un atleta non-vedente, tra gli applausi di incoraggiamento e di stima degli altri atleti: dopo qualche minuto parte il resto del gruppo…. mi sistemo a metà, speranzoso di fare almeno 1.40… il solito ottimista.

Il percorso è interessante: dopo aver fatto due giri attorno alla cittadina, si entra nella zona del porto di Koper. Si corre tra container, cumuli di carbone e camionisti che ci guardano come a voler dire “..ma chi ve lo fa fare…”.

Il ginocchio destro protesta: sente ancora la batosta della staffetta 24×1 ora. E non siamo nemmeno a metà gara. Merda.

Capodistria, Palazzo Pretorio

Dopo il porto si entra nella zona delle saline di Capodistria, per poi proseguire, in salita, verso Ancarano. Passata Ancarano altra salita, dalla cui estremità si gode di una splendida vista verso il Golfo e la città di Trieste. Con tanto di montagne sullo sfondo. Giornata veramente splendida, per andare in barca…. perchè passarla a correre? Bah… solito masochismo… :-)

Durante la salita qualcuno cede, per poi, dopo aver ripreso fiato, riprendere.

Finalmente si passa il confine di Lazzaretto: fa strano pensare che, tra qualche mese, il confine non ci sarà più e si passerà da una parte all’altra senza problemi, senza code…

Il virtual trainer del GPS (Garmin 301) mi fa notare che i tempi che avevo impostato (1.40h) sono oramai ben che irragiungibili: speriamo di finirla entro le 2 ore… tanto x orgoglio personale…

Dopo il punto-ristoro di Lazzaretto si continua sul lungomare, per entrare poi dentro il porticciolo turistico di Porto San Rocco. Si prosegue fino alla sommità del molo più esterno: manca poco ormai all’arrivo, situato nella piazza principale di Muggia, traguardo che raggiungo in poco meno di due ore (1:56:06). 235 esimo su un totale di 304 concorrenti al via.

Le fotografie e la classifica della Capodistria-Muggia le trovate sul sito AtleticaTs: ma perchè non metterle sul sito ufficiale?

Il primo, Ndaysenga Patrick (uno tosto, cercate su google), è arrivato al traguardo con un tempo di 1:12:21 : non è stata sicuramente una mezzamaratona con un percorso veloce, i sali-scendi si sono fatti sentire…

Considerazioni varie: una sola, devo allenarmi di più!!!! :-)

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