Da Chiusaforte al bivacco Marussich

Un anello di due giorni con partenza da Chiusaforte e notte al bivacco Marussich, con ritorno su asfalto in Val Raccolana.

Era da parecchio tempo che volevo provare il “brivido” (letteralmente) di una notte invernale in bivacco, possibilmente in una zona già esplorata in precedenza in modo da evitare “sorprese”.

Scelgo di tornare al bivacco Marussich, situato nei pressi della Sella di Grubia: avevo già dormito, in tenda, nei pressi di questo bivacco (ma era estate) e volevo rivedere l’alba… armato di treppiede e reflex.

Parto tardi, tardissimo: appena alle 11.00 imbocco il sentiero 632 che porta fino al Rifugio Giberti, 7.30, passando dal Ricovero Crasso, dalla Sella di Grubia e Bivacco Marussich…. il Bivacco dista a 6 ore di distanza… il che significa che arriverò, necessariamente, dopo il tramonto.

L’imbocco del sentiero è situato subito sulla destra della strada della Val Raccolana, che porta da Chiusaforte a Sellanevea, per proseguire poi in Slovenia. E’ subito salita, con degli alberi che ostruiscono il sentiero… iniziamo bene! Fa “caldo” e levo subito dopo una mezzora la giacca pesante che indosso, una Rainwarm 500 acquistata da poco da Decathlon.

Lo zaino pesa un casino… tra sacco a pelo, fornelletto, ricambi, 3 litri di acqua (in zona di acqua non ce n’è…), attrezzatura fotografica saranno poco meno di 20kg…. che si fanno sentire, soprattutto nel tratto iniziale che porta fino al magnifico ricovero Crasso, che raggiungo circa dopo tre ore e 10km di percorrenza (e 1600 di D+). Penso che mi piacerebbe un treppiedi più leggero (un Manfrotto Beefree, ad esempio…), ma per il momento mi accontento del “ferro” che tengo nello zaino e che userò con le prime luci del alba.

Ricovero Crasso

Il ricovero Crasso

Faccio un piccolo break al Crasso: la tentazione di fermarmi qui è sempre grande, è veramente un bel posto.. ma la vista dal Marussich è ineguagliabile, quindi… via verso la sella di Grubia,  percorrendo il lungo taglio che,  in costante salita, porta fino alla sella.

ricovero crasso

Gli interni del ricovero Crasso

Il meteo è splendido, con un cielo sgombro dalle nuvole… un clima che sicuramene invernale non è. Mi chiedo come sarà il sentiero passata la sella, nel momento in cui si entrerà “nel regno” del Canin…. sul versante in ombra, caratterizzato da un ambiente fortemente carsico, famoso per le sue numerose (e profonde..) cavità ipogee..

Prime luci del tramonto. Spettacolo. Mi rimetto la giacca e preparo la torcia, la mia Petzl XP che mi accompagna sia nelle escursioni che nei vari allenamenti notturni.

tramonto val resia

Tramonto sulla Val Resia

La vista si apre sul versante del Montasio prima che faccia buio… accendo la torcia e arrivo difronte al Marussich. Mi chiedo se ci sarà gente… non sento rumori, apro la porta metallica del rifugio e non c’è nessuno. Accendo delle candele sul tavolo e, subito dopo, metto l’acqua a scaldare per un tè caldo…  Anche il fornelletto è un acquisto recente e non vedo l’ora di utilizzarlo.

Fa freddo… poco sopra lo zero, mi segna il termometro: bere un tè caldo è… fantastico.. 🙂

Il bivacco è “essenziale”: dei letti a castello, un tavolino, una serie di mensole, appena entrati a sinistra, dove sono messe candele, qualche pentolino, scatolette avanzate, mazzi di carte…  Dopo aver bevuto il tè mi infilo subito nel sacco a pelo, mettendoci sopra anche una coperta…. si sta bene, ma appena si mette il naso fuori… freddo! 🙂 Minchia, è inverno infondo… e sono a 2.000 m… mi preoccuperei del contrario! 🙂

bivacco marussich

Mi sveglio nel cuore della notte per dei bisogni impellenti… che cerco di trattenere per la poca voglia di uscir dal sacco a pelo…. alla  fine cedo e, volente o no, ammiro il gruppo del Montasio che si intravede con la luce della luna…  per poi rifiondarmi sotto le coperte, al caldo.

Il Montasio

Il Montasio all’alba

L’alba è spettacolare… il Monte Cimone, il Montasio, il Mangart, lo Jalovez…e il Canin si fanno ammirare con le prime luci. Il termometro segna -10…. metto la reflex sul treppiede e faccio qualche scatto, scatti multipli per poi far degli HDR… la macchina scatta e io mi guardo attorno… tutta la zona del Canin è bianca, innevata… mi chiedo se sia percorribile la strada fino al Giberti (ma io voglio fare una deviazione prima, che porta fino alla strada….).

Mi faccio un tè: dalla borraccia esce una granita… evidentemente anche dentro il bivacco la temperatura è scesa sotto zero… 🙂

Mi lascio il Marussich alle spalle e continuo sul sentiero 632, cercando l’incrocio che porta a valle.. ma lo passo…. c’è ghiaccio e metto i ramponcini (più adatti al trail running che al trekking… ma meglio che niente..)… continuo sul 632 ma è evidente che continuare sarebbe pericoloso: il sentiero è ghiacciato e, più avanti, dei lunghi nevai terminano chissà dove… scivolare potrebbe essere quanto meno pericoloso.. dietrofront!

Trovo il sentiero: c’era un cartello, caduto…. imbocco il sentiero che scende. Nella prima parte il sentiero non si vede, si vedono solo i segnavia bianco/rossi e qualche ometto… percorrendolo mi ricordo di averlo fatto in gara in salita, questa estate, durante il “Canin Trail”.. cavolo, impegnativo!!! Si scende rapidamente di dislivello, fino ad arrivare a Malga Goriuda. Qui c’è un incrocio che porta o verso Sella Nevea (che avevo fatto in gara) o giù verso la strada.

Un cartello “Sentiero solo per escursionisti esperti” intima di stare attenti se si prende il tratto che scende fino alla strada… ok, starò attento… incrocio 4 speleo, i loro zaini mi spaventano… enormi, con corde e attrezzature varie…. mi chiedo come hanno fatto a fare il pezzo in salita (soprattutto la ragazza, il cui zaino secondo me pesava quanto lei… ) … proseguo, con la strada ormai in vista, pensando che il cartello fosse esagerato.

Ma mi sbagliavo!

Alcuni tratti del sentiero sono attraversati dal ghiaccio… per fortuna ci sono corde varie che permettono di agrapparsi…. ma una scivolata potrebbe essere fatale. Letteralmente. Un tratto è più impegnativo degli altri…  un lungo tratto attrezzato, ghiacciato e pericoloso…

Arrivo alla fine del sentiero, dove c’è un altro cartello: “Attenzione, sentiero chiuso per frana”…. ma cazzo…. metterlo su, no, eh? …. bisogna esser pronti a tutto, un imbrago con i rinvii nello zaino DOVEVO metterlo..  è andata bene.

Un cartello indica la distanza per Chiusaforte: 12km. Non sono tanti: con i bastoni da trekking imposto un buon ritmo e arrivo alla macchina…. stanco, ma con una gran voglia di tornare quanto prima tra i monti.

Percorso del primo giorno

Foto dell’escursione