Dopo una abbandontante colazione a base di caffè, tè, fette biscottate e biscotti inzuppati di Nutella facciamo rotta verso Lopar con, in mezzo, una sosta a Goli Otok.
L’Isola di Goli Otok gode di una sinistra fama: è considerato, fino al 1989, come il più famigerato campo di internamento degli oppositori del regime comunista. Trovarono la morte qui anche diversi italiani.
Ormeggiamo il BeachComber nei pressi di un comodo molo di pietra, con un fondale di diversi metri, ed iniziamo un escursione che durerà dalle 9.00 fino a mezzogiorno… è un posto che ci prende, cerchiamo di immaginare quello che provavano I condannati internati in questa isola battuta dalla bora e dal sole.
Le strutture sono abbandonate, alcune usate dalle pecore come rifugio…. Goli meriterebbe un pò più di rispetto, ma credo che la tendenza sia quella di dimenticare….
Lasciamo Goli e puntiamo a Lopar, sull’Isola di Arbe (Rab) : pedalò, motoscafi, scivoli… troppo casino.. non ci fermiamo e continuamo lungo la costa orientale di Arbe, fino allo stretto difronte a Jablanac in cui, immagino, la Bora in certe giornate deve scatenarsi….
Questo tratto di costa è terribilmente affascinante: la costa è alta, a strapiombo….. alcuni lunghi muretti di pietra, costruiti chissà quando e chissà da chi, percorrono longitudinalmente e traversalmente I scoscesi pendii rocciosi…
Arriva un pò di vento da Sud: è ora di usare un pò di vele… siamo qui per questo, no? L’equipaggio deve riprendere un pò di dimestichezza con virate, stambate, filetti, poggia, orza…. e inizia l’incubo dei filetti…
“Marco, cazzo, non te vedi che el filetto dentro se movi de paura! Quindi, costega de far, eh???… Noooo… non orzar, poggia cazzo, poggiaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!! “…. Dopo qualche giorno I filetti non avranno più segreti per Marco e Fabio, eh!
Passiamo lo stretto facendo qualche bel bordo di bolina (Marco, speta che el fiocco fazzi panza prima de mollar, eh!) e schivando I traghetti che collegano Arbe alla terraferma.
Il lato occidentale di Arbe è sensibilmente diverso: non più scogliere e sassi bianchi… più “dolce”, con più vegetazione, spiaggette e bagnanti. Ci infiliamo ben presto nello stretto tra l’isola di Dolfin e Arbe.
Arriviamo in paese alle 17.00…. il marina è pieno… ci dicono di andare alle boe infondo il paese… sistemiamo il BeachComber con un ormeggio che dire provvisorio è poco….. Boa con doppia tirella… cerco qualcuno a cui chiedere istruzioni, se possiamo metterci qui o meno…. chiedo in marina, in capitaneria (dove guardiamo il meteo e dove faccio aggiungere Marco e Fabio alla crewlist, operazione che doveva essere fatta prima… ehm….), all’uomo del parcheggio… niente… dopo un paio d’ore e un rapido giro del centro storico ritorniamo alla barca e qui trovo una coppia di italiani… un pò incazzata… gli abbiamo praticamente fregato l’ormeggio… azz….. mi scuso, racconto la trafila cha abbiamo fatto per capire se potevamo metterci lì o meno…. ci dicono che siamo stati fortunati perchè, altre volte, è successo che le cime sono state direttamente tagliate, lasciando le barche in bando….
Mi scuso ancora e lasciamo la malefica boa: errore mio, non ricapiterà…
Usciamo dal porticciolo di Arbe, ammiriamo nuovamente I suoi quattro campanili e ancoriamo in rada nei pressi dell’abitato di Palit.
Il meteo è incerto: dei lampi in lontananza ci fanno desistere di scendere a terra con il tender…. non vorrei che arrivasse uno stratempo con il BeachComber all’ancora, magari quando noi siamo dall’altra parte del paese…. e poi la stanchezza, inesorabile, arriva….