Archive for the ‘corsa’ category

Lanaro Gran Fondo 2012

gennaio 23rd, 2012

Quattro righe sulla LGF….

La Lanaro Gran Fondo, gara di Trai di circa 30km organizzata dal Vulkan, costituisce (..almeno per me…) il primo appuntamento podistico dell’anno, ed una delle “immancabili” gara di trail (con la Cavalcata Carsica e la Jama Run… alle cui ultime edizioni ho tirato “pacco”…) della provincia: correre nel Carso ha il suo fascino, fascino che attrae un sempre maggiore numero di podisti, che magari “mollano” le gare e gli allenamenti su asfalto per correre nel verde (anche se qualche ripetuta veloce su asfalto fa sempre bene…)….

La LGF, nata inizialmente come gara per MTB, è diventata negli anni ANCHE una manifestazione (… “Muli, questa non xè una gara!!”…) per podisti, passando dai 50 massimi di una volta fino ai 150 di questa edizione. Podisti che han voglia di farsi 30km di sterrato (ok, ci sono quei due km di asfalto che portan a Monrupino, ma niente di grave….) ed una bella salita (… non me la ricordavo così dura…!! Minchia!!!…) che porta alla cima del Monte Lanaro.

La giornata è splendida: fredda, ma dopo qualche km di corsa il freddo sarà un ricordo della partenza (…per me, almeno, che patisco molto di più il caldo…), una giornata ideale per correre, peccato, non c’è la neve che c’era l’altro anno, una neve che amplificava ancora di più il senso di avventura di questa gara…. non si può aver tutto! :-)

Partono, dopo le raccomandazioni della regia, le MTB. Dopo una quindicina di minuti partiamo noi, runners.

Mi metto in coda: nei due anni precedenti “azzardavo” partenze più “coraggiose”, quasi in prima linea… quest’anno no…. parto con l’idea di testare, più che la resistenza, la schiena, dopo mesi di semi-inattività….

Si parte.

La ciclabile passa lentamente, si passa Draga Santa Elia e poi la prima salita, quella dura che porta a Pesek, salita che è una sorta di antipasto per quella finale.

Durante la salita scambio un paio di chiacchere con un Enrico in “incognito”, ma che con lo sguardo punta già a gare con kilometraggi diversi dalla LGF e dalle gare di trail che i “normo-runner” sono in grado di affrontare.

Si passa Pesek. Salita. Vista sul Golfo di Trieste. Il ritmo aumenta, per lasciare il monte Cocusso alle spalle e dirigersi verso Monrupino.

Ristoro. Due bicchieri di tè. Grazie. Si riprende la corsa, per passare Monrupino, dopo un “veloce” tratto di asfalto.

La salita che porta sulla cima del Lanaro è dura. Sono al limite delle tre ore: spero di farcela, magari aumentando un pà il ritmo…. Niente da fare, passo il traguardo in poco più di tre ore…. va bene così (l’anno precedente chiudevo con un 2h e 34… quasi una mezzora di meno… )! L’importante era non arrivare distrutti…. e far quel paio di km fino alla macchina sulle proprie gambe! :-)

Alla prossima….

LGF2012

 

...ultime raccomandazioni....

...ultime raccomandazioni....

 

...partiti!

...partiti!

 

 

... non xè una gara, muli!!! .... le MTB pronte sulla linea di partenza...

... non xè una gara, muli!!! .... le MTB pronte sulla linea di partenza...

 

...runners quasi operativi alla partenza....

...runners quasi operativi alla partenza....

... e runners super-operativi davanti...

... e runners super-operativi davanti...

 

 

 

..runner verso Pesek...

..runner verso Pesek...

.. un Enrico, in incognito e in momentaneo standby, scruta i runners che passano, in attesa di macinare nuovamente "qualche km".... a presto! :-)

.. un Enrico, in incognito e in momentaneo standby, scruta i runners che passano, in attesa di macinare nuovamente "qualche km".... a presto! :-)

Con il Cocusso sulla destra.

Con il Cocusso sulla destra.

 

... sulla cima del Lanaro ...

... sulla cima del Lanaro ...

 

... le due "menti" che hanno partorito questa bella manifestazione ...

... le due "menti" che hanno partorito questa bella manifestazione ...

.. il Golfo di Trieste con l'inconfodibile forma del "formaggin"..

.. il Golfo di Trieste con l'inconfodibile forma del "formaggin"..

Il Monte Nanos

Il Monte Nanos

Sulla destra, il Monte Nevoso, con il suo cucuzzolo innevato

Sulla destra, il Monte Nevoso, con il suo cucuzzolo innevato

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Valmaura – Ciclabile – Klanec – Beka – Bottazzo – Ciclabile – Valmaura

gennaio 14th, 2012

Ho approfittato delle festività natalizie per ricominciare a corricchiare…

Son partito subito con distanze di 15, 20, 23, 25km…. tutti per sentieri, fatti ad un ritmo leggero leggero, godendo delle belle giornate di sole che questo inverno ci sta regalando. Stanco si, ma mai distrutto: un ritmo sempre controllato, con diverse soste fotografiche…. una scusa per fermarsi e prender fiato! :-)

Domani ci sarà la Lanaro Gran Fondo, organizzata dal Gruppo Vulkan: 33 km di gara, con partenza dalla ex stazione ferroviaria di Moccò per arrivare fino alla cima del Lanaro. Sarà dura… ma a questo penserò domani. Magari alla prima “rampetta”, quella che dalla ciclabile porta a Pesek. O alla rampa finale del Lanaro….. meglio non pensarci, va, che di salite in questi mesi…. poche! pochissima! L’altro anno chiudevo la gara con un bel 2h 34, piazzandomi 13° su un centinaio di runner… quest’anno un tempo simile me lo sogno, meglio partir con l’idea di far foto! :-)

…. di seguito un pò di foto (..fatte con il cell..) fatte durante un bel giro: dalla ridente zona industriale di Trieste, 3km di asfalto in salita per raggiungere la pista ciclabile, percorsa fino alla fine, in Slovenia. Poi asfalto, passando Klanec, Beka, Bottazzo e poi di nuovo su, per la rampetta che riporta alla ciclabile.

Una bellissima giornata di sole ed un discreto numero di km portati a casa…

Ciclabile, Beka, Ciclabile

Verso la stazione di Moccò

Verso la stazione di Moccò

 

Klanec

Klanec

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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TopolovecTopolò

luglio 6th, 2011

140 km di corsa, in “assolo“, sono sicuramente un impresa sportiva, soprattutto se compiuti per sentieri poco conosciuti e, praticamente, in completa autonomia.

.. un lungo tragitto che trova il suo inizio a Topolovec (Slovenia)  e il suo compimento “fisico” a Topolò (provincia di Udine), dopo una notte e una giornata passata correndo, il tutto nella cornice della manifestazione “Stazione di Topolò

E’ questa la nuova impresa dell’amico runner (..emerodromo..) Enrico Viola vuole portare a termine questo sabato, partendo al venerdì sera.

Topolovec - Topolò

… messo da Enrico poco prima di partire… ma non ci saranno tanti altri segnali nei boschi!

Ma vedere questo lungo percorso in un modo diverso, sotto forma di “opera d’arte“, è possibile?

Di seguito il manifesto di questa sua impresa.

Buona corsa, Enrico!

————————————————————————————

Carissimi amici
il viaggio che da anni tenevo in serbo sta per iniziare. 140 km di corsa tra
l’Istria slovena e le Valli del Natisone in ventiquattro ore, più o meno.
L’iniziativa si è sviluppata all’interno dell’evento artistico Postaja
Topolove|Stazione di Topolò.

Dal catalogo:

Topolovectopolò. Assolo.
di corsa dal cuore dell’Istria alla Benecija
Partenza: Topolovec, venerdì 8 luglio, nel tardo pomeriggio
Arrivo: Topolò, sabato 9 luglio, al tramonto.

Un viaggio da fare di corsa, portatore di un messaggio, come nella Grecia
antica Filippide, emerodromo, “colui che corre per un giorno”.

Bellezza arcaica, il proprio corpo come unica possibilità di coprire la
distanza: la lunga distanza.

Dichiaro questo viaggio opera d’arte.

Sono un’artista, non sono uno sportivo. Un’artista che corre cento chilometri.
Queste terre che attraverserò non mi sono neutre.

Attraverserò me stesso, la mia storia, il mio passato e quello di chi mi ha
preceduto.

Topolovec, mio nonno, partigiano, catturato in un rastrellamento, spedito nei
campi da dove non farà più ritorno.

Topolovec, il nuovo confine. Io ho vissuto a un chilometro dal confine. E
quando è caduto, guarda caso, l’ho attraversato di corsa.

San Servolo, luogo di fondazione del Battaglione Alma Vivoda dove militava mio
nonno. Ma anche eremitaggio di San Servolo, martire triestino, e a me gli
eremiti affascinano.

Pese-Iamiano, il sentiero numero tre del Carso triestino, luogo della mitica
Cavalcata carsica, il mio esordio nel mondo della corsa.

Monte San Michele, la Grande Guerra, i migliaia mandati al macello. Furori
mitigati sui vecchi confini, e i colli martoriati riposano sotto i nuovi
boschi.

Io sono di una generazione che poteva ancora sentire parlare della prima
guerra mondiale dalla bocca dei protagonisti.

Le Valli del Natisone, cercate, respirate, sognate. Una parte della mia
interiorità.

Topolò, che dire? Un posto dove potrei vivere.

Topolovec Topolò

Aggiornamento del 10 luglio : Enrico è arrivato a Topolò!

Enrico, nonostante il caldo, i ragni, il cellulare smarrito, gli infiniti km lungo sentieri più o meno conosciuti, ha portato a termine la sua impresa. E credo proprio non sia stato facile… ecco un paio di righe scritte “a caldo”, il giorno dopo questa bella impresa “cultural/sportiva”..

A caldo…

si può dire troppo caldo! Sabato era insopportabile, impossibile correre e anche a camminare uno doveva cercare le zone d’ombra e fermarsi a far scendere la temperatura.

Peso zaino, anche poco ti fa soffrire.

Sentieri, per chilometri a mangiare ragnatele, e anche questo non ti permette di avanzare.

Altri, magari controllati in primavera, ora si presentano con l’erba alta al petto!

Sfighe, perdere il telefonino e doverlo recuperare dalla polizia a Monfalcone.

E vesciche, troppo presto.

Risultato: venerdì e sabato un inferno, non sarei arrivato da nessuna parte, ho passato la notte a Cormons e sono ripartito il giorno dopo.

Domenica molto bella, calda ma stavo bene, ho corso dal mattino (8.30) al tramonto, quando sono arrivato con una giornata di ritardo!

Poi saluti al pubblico e più tardi ho parlato per una mezz’ora sul senso di quello che avevo fatto.

Pubblico molto emozionato, io anche. Esperienza intensissima.

Questa mattina mi hanno riportato a trieste, in tempo per il lavoro!

Mi spiace per l’infossamento. Spero niente di grave.  Il passaggio ad Abitanti era molto bello e credevo che saresti riuscito a trovarmi!

Saluti,

Enrico

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Le Tre Cime

giugno 30th, 2011

Alla LUT manca veramente poco: domani pomeriggio si parte, con la consueta presenza di Enrico, che, in nemmeno due anni di preparazione, si è più che affermato come UltraMaratoneta ( e le sue prossime sfide sportive, vi assicuro, sono riservate veramente a una nicchia di atleti, dotati, probabilmente, più di quella che viene definita come “forza interiore” che  di una “pura e semplice preparazione fisica”) e di Michele, apprendista-ultramaratoneta che affronterà per la prima volta gli impervi e ripidi sentieri delle Dolomiti.

Tre Cime del Lavaredo

Le Tre Cime del Lavaredo, foto by D.Zugna

La LUT: Lavaredo Ultra Trail, 90 km di percorso, 5.000 metri di dislivello positivo. L’anno precedente l’ho portata a termine in 18 ore e mezza.  Dura.

La partenza a mezzanotte, le infinite salite e le altrettanto interminabili discese. La LUT.

Vi invito a leggere il racconto dell’anno precedente: giusto una traccia di certe emozioni.

Quest’anno corro, con Michele, la staffetta, la LUT X 2: Michele si godrà il fascino della montagna di notte, delle 500 e passa torce a led che illumineranno il percorso. Si godrà le prime luci dell’alba ed la luce del primo mattino. Emozioni che ho ancora ben presenti dall’anno passato.

Io mi godrò la seconda parte: la salita della Valle di San Vito Alta, la Torre degli Sabbioni e la ripida discesa dopo la Forcella Grande… e l’arrivo, ad Auronzo di Cadore.

La LUT di Enrico

Enrico, anche quest’anno, si farà tutti i 90 km : e di lui pubblico il suo racconto della LUT dell’anno precedente, quando solo a pensare di far 90 km veniva la pelle d’oca… ma i limiti si infrangono, e ne arrivano altri… sempre più difficili, vero?

E, sempre di Enrico, segnalo questa sua particolare iniziativa: 145 km di corsa da TopolovecATopolò….

Buona lettura. E buona LUT. Davide

Tre Cime

Manca poco alla nuova edizione della Lavaredo Ultra Trail

In attesa invio queste note relative all’edizione del 2010

In un anno è cambiato tanto

quelle che erano le domande che mi ponevo al momento dell’iscrizione hanno avuto la risoluzione nello svolgimento della gara.

Si può fare.

E si può far bene.

Buona fortuna a tutti.

22/06/2011

tre cime

Premessa

Il pennello entra da sinistra verso destra

Un leggero sfrangiarsi segna l’incontro con il foglio

Poi non c’è che il nero cupo

Si scende verso il basso e si sosta. Un segno poderoso. L’asse centrale.

Poi via a sinistra, un’altra entrata e poi si scende brevemente verso sinistra.

Una sosta per rinforzare il segno, e poi velocemente verso destra, orizzontalmente.

Stacco. E l’ultima verticale.

Danza dei segni, dominio del tocco. Odore d’inchiostro.

Firma, Doro Goke, Fango-Muschio, calligrafo dei boschi infiniti.

Rosso il sigillo.Così si scrive montagna in calligrafia. Si dice yama, in giapponese. San in cinese.

Tre cime si possono scrutare.

Lavaredo

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata una pungente provocazione.

Le Tre Cime in una visione notturna, la luna sullo sfondo, e la frase che diceva, più o meno, che i primi che passeranno le vedranno così, gli altri le vedranno all’alba.

Come non rimanere affascinati da questa atmosfera blu cobalto?

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata una cifra da far tremare i polsi e le mani: novanta chilometri.

Cioè fai la Traversata Carsica, l’unica gara che avevo corso fino ad allora, e poi subito mettici accanto una maratona; se ci riesci ecco fatta la Lut.

Per non parlare del dislivello, poi!

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata il passo leggero di Cris nel video introduttivo.

Ogni visione mi commuove.

Non so perchè.

Ma mi commuove.

Il 13 febbraio, malato e febbricitante dopo un inverno umido, freddo e piovoso, e necessariamente nella parabola più bassa della forma fisica, mi iscrivo.

Si può fare.

Allenandosi bene, si può fare.

Le Tre Cime non le conosco.

Certo le conosco di fama, per immagine, ricordo un arrivo del giro d’Italia, Battaglin alla conquista della maglia rosa.

Ma per qualche motivo che mi fa rifuggire dal troppo bello non ci sono mai andato, preferisco trovare la bellezza nel meno noto, nel riposto, nel dimenticato.

Manie da solitari!

Ma stavolta ci si va, e me le gusterò come meritano.

Il giorno della gara, con Davide, arriviamo presto e si può salire ad assaporare l’atmosfera.

Grandi sentieri con residui di muri di neve, lo scambio di pareri “qui si va a tutta”, “qui la discesa è difficile”.

Corvi curiosi si avvicinano a mangiare.

Provo il mio scarno giapponese con delle orientali ma quelle sono coreane!

Intanto sulle nord salgono lentamente due cordate, chissà, forse bivaccheranno in parete, nel vuoto, e guarderanno altri pazzi, quest’ultimi impegnati a correre nella notte alla luce delle frontali.

A ognuno la sua di avventura.

Le gambe stanno bene, buone sensazioni, la lunga distanza, oramai già affrontata (“Estremamente Parco”, ma anche la “12 ore del Monte Carso”) non crea più grande inquietudine.

Si fa.

Senza dubbi.

Il Palaghiaccio è una struttura coperta ma aperta ai lati all’aria e ai venti.

Non proprio accogliente.

Qui ci si prepara, si attende, ci si incrocia, si cercano amici e conoscenti.

Forse per qualcuno è l’occasione di prendere le misure sull’altro, di impostare la sfida.

Per la maggioranza la sfida è con se stessi.

Evidente.

C’è questa energia nell’aria.

I trailer si preparano con pazienza.

Questa è la fanteria pesante, questi sono i moderni opliti.

La cavalleria qui non ci va, oppure s’azzoppa sul pietrame dei sentieri.

Zaini, borracce, paramenti.

Nello zaino non solo l’essenziale, ma ciò che si ritiene necessario. E anche l’effimero che si immagina indispensabile.

Da portare in spalla per novanta chilometri.

E, quindi, da soppesare attentamente.

Qui si ragiona della lunga distanza, è qualcosa di diverso da una gara.

Non la sento come una categoria sportiva.

La lunga distanza è una categoria dello spirito.

Il pasta-party pre-gara è uno dei momenti di incontro collettivo a cui non si può sfuggire.

Se non lo sapessi sarebbe una casualità, ma la pasta e il mio intestino non vanno d’accordo, ne mangio poca ed è già troppa.

Pagherò questa mancanza di cautela per tutto il percorso.

E anche questo si impara.

Partiamo in circa cinquecento.

L’adrenalina è a mille” scrive sempre qualcuno.

Per me no, con l’adrenalina non vado molto d’accordo.

Respiro profondo.

Sono calmo.

Mezzanotte. Frontale accesa.

Si parte.

Auronzo ci accoglie nel primo chilometro ed è un bel vedere.

Poi ci si infila in una ciclabile. Ed è il buio che ti si stringe addosso e ti senti già un po’ solo.

Il suono prodotto dai passi veloci sul ghiaino ti tiene compagnia.

Sto con i primi, non nella prima fila compatta, ma subito dietro.

Fatico, è certo.

Per me è già un gran correre, ma arrivare sotto la prima salita con i primi mi alletta.

Non sarà così, già sul tratto di strada li lascio andare, l’asfalto mi fa sempre soffrire, mi rallenta, mi rigetta quasi!

E per di più l’asfalto continua in salita, per alcuni chilometri, avrei preferito che il sentiero iniziasse subito.

Soffro, ed è appena iniziata.

Forse la mia è stata una pessima strategia, se fossi uno stratega.

I primi spariti nella notte, oramai non sono che luci di cui non so valutare più la distanza.

Finalmente il sentiero, credo di potermi esprimere un po’ meglio su questo terreno, e di riprendere il fiato.

Invece sono un bel po’ i gruppi che mi raggiungono e di cui non riesco a tenere il passo; cinque-sei persone di cui sento il ticchettio dei bastoncini dietro di me, e che dopo un po’ si trasformerà nel ticchettio dei bastoncini che si allontanano, beffardi, dal mio passo sempre più lento.

E io che snobbavo i bastoncini devo ricredermi.

I primi, figurarsi, sono luci sempre più in alto, forse stanno già sul traverso in alto.

E intanto spunta la luna, uno sguardo incantato come negarglielo!

Ma poi di nuovo a fissare in basso.

Camminare. E resistere, quel che si può.

Al primo ristoro c’è un po’ di rimescolamento, chi è veloce passa avanti, chi se la prende con calma viene superato. Ma riposa, si alimenta con accortezza. Fa opera di saggezza.

Io però sono veloce, si cambia terreno, il sentiero largo ci porta presto a scollinare, tra i muri di neve, poi si inizia ad andare in discesa, prima più dolce poi più impegnativa.

E io vado, mi piace e sono sicuro e veloce anche di notte.

Chi soffre questo terreno va cauto e non regge il mio passo, e dopo tanto perdere recupero.

La val Rinbon è lunga, le frontali fendono la vallata nell’oscurità.

Nell’umidità della notte mi trovo solo, le distanze cominciano a creare gli spazi vuoti tra persona e persona, per qualcuno motivo d’inquietudine, a me piacciono e ci sto bene.

In fondo c’è da attraversare un torrente, ci sono dei volontari ad assistere.

Scivolo un po’ malamente sul bordo, e la gamba risponde con un accenno di crampo, mi trovo bloccato per qualche momento sul bordo del torrente. I volontari mi incitano, equivocando sul fatto che sia bloccato da qualche irrazionale paura: “Dai, è facile, non avere paura! Si passa su quelle pietre!”, supero il “terribile” fiumiciattolo recuperando l’onore perduto e massaggiandomi il retro-coscia, sorridendo del ridicolo equivoco.

E’ difficile capire dove si corre, solo il sentiero appare e bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, e a non smarrire la traccia.

Boschi e alberi solitari sembrano inclinarsi su chi passa a rendere più oscuro il viaggio.

Mi rammento di qualche descrizione insuperabile di Lovecraft.

E del sonno della ragione che genera mostri!

Si supera e si è superati ma le presenze nella notte sono sempre più dilatate.

A un tratto gli sguardi perplessi di mucche al pascolo.

Forse per loro la notte più strana della vita, con queste presenze che scorrono veloci.

Ma anche per noi questa non è certo una notte ordinaria.

Ad un tratto appare Misurina, qualcuno aspetta alla chiesetta e incita, ti fa sentire il giorno vicino.

Sono quasi le cinque.

E i primi colori sciolgono il nero della notte.

E dell’anima.

Ancora boschi e sentieri stretti ma la frontale comincia a essere inutile.

Lo sguardo a cogliere lo spettacolo dell’alba sulle montagne vicine.

Si comincia a desiderare il ristoro che è ora di colazione!

Ristoro!

Mi ingozzo di crostata e quando riparto non riesco a correre.

Niente da fare, qui tocca camminare.

Tutto il bosco di Somadida cammino. Uno mi dice che sono in ventesima posizione e che presto c’è la salita.

Meno male: che inizi questa salita che in salita camminare è giustificato.

La salita della Valle di San Vito è bella lunga, salgo regolare e digerisco la colazione imprudente.

Piglio qualcuno, è Widy Grego, corridore rasta. E’ andato in crisi in salita.

Bella persona.

Leggerò successivamente, in un’intervista, che ha vissuto per qualche anno nella foresta nel cuore delle montagne della Guadalupa.

Fantastico. Da inchinarsi e togliersi il cappello. O il buff, in questo caso!

Più in là altri due, faccio i calcoli sbagliati sul mio recupero in termini di classifica.

Sono gli apripista che stanno andando al loro ritmo.

La visione della Torre di Sabbioni mi dà un riferimento per la fine della salita.

Qualcuno appare davanti.

Uno recupera alle mie spalle.

Magro e veloce in salita mi raggiunge sul pianoro dopo la salita.

Si fa chiamare “Scheggia”, che in montagna vale più il soprannome che il nome, come tra i partigiani.

Ci si “annusa” per capire se ci si piace, che siamo attorno ai cinquanta, e a questo punto anche i più solitari non disdegnano la compagnia, lo scambio di qualche parola e di qualche sguardo non velato da follia competitiva.

E si sguarnisce la guardia; non subito, via! Ancora qualche chilometro di battaglia!

Mi tolgo qualche sassolino dalle scarpe e lui scappa in avanti, ma nella discesa, giudicata tecnica e pericolosa, faccio valere le mie doti da discesista, lo piglio e supero, me ne vado da solo fino alla salita successiva. Si arriva in cima assieme.

Da lì si collabora e ci si aiuta, non sarebbe male arrivare assieme al traguardo.

In discesa cerco di tirare io, ma cado e penso di cominciare a ridurre il ritmo. Forse sono un po’ stanco ed è meglio diventare prudenti.

Al ristoro della Capanna degli Alpini ci fermiamo forse un po’ più del dovuto, a un certo punto dai boschi salta fuori Cinzia Bertasa, la prima donna e si riparte assieme.

Alla base della salita, in Val Diassa, un po’ di gente si è riunita per assistere ai passaggi.

Ha una cattiva fama questa salita che porta al rifugio Chiggiato, ottocento metri di dislivello in tre chilometri, da affrontare nelle ore più calde.

Vado veloce che mi sembra di sentire qualcuno davanti e mi viene l’istinto da cacciatore.

Scheggia comincia a stare male, problemi di stomaco, mi dice di andare che lui deve fermarsi per un po’.

A malincuore riparto.

Di nuovo solo.

Si scollina, poi se ho capito bene le salite sono finite.

Illuso del fatto che non manca che una bella discesa fino ad Auronzo mi infilo in un sentiero sbagliato.

Bella questa discesa mi dico, e me ne vado veloce e felice e ci metto le ultime energie.

Finché non incontro altri concorrenti che risalgono con facce da funerale.

Non mi dite che abbiamo sbagliato strada!”

E’ così, che per loro è anche peggio che stavano girando attorno alla decima posizione.

Risaliamo con le pive nel sacco.

Ritroviamo la retta via, che ora ci tocca recuperare.

Quelli che hanno ancora energia vanno via di rabbia, io e un altro più lentamente, e lamentandoci della malasorte.

Io, poi, comincio ad avere problemi a un piede, le vesciche che si sono prodotte a “Estremamente parco” ricominciano a farsi sentire e l’appoggio diviene un problema, non riesco a spingere, e lo sento inaffidabile in discesa.

Poi la strada, che per qualche chilometro diventa uno sterrato pietroso, è impietosa.

Siamo entrambi un po’ delusi.

Facciamo fioccare lamentele e maledizioni: l’irrazionale e l’emotivo affiorano assieme alla stanchezza.

Sono costretto a camminare e il mio compagno se ne va. “Ci si vede all’arrivo!”

Non ce la faccio più a correre.

Gli ultimi venti chilometri li ho tutti camminati.

Con rabbia scorrono lentamente le discese che di solito affronto a tutta.

Un gran peccato non onorarle come si deve.

Un gruppetto di spettatori mi dice bravo.

Mi mostro perplesso. Dico che ho i piedi in sciopero, “Sapete, sono della cigielle!”

Si ride, che lo spirito non mi manca e sdrammatizzare fa bene alla salute del corridore come bere regolarmente e alimentarsi adeguatamente.

Ma lo sciopero è finito ieri!” mi risponde uno.

Sì, ma questi continuano” rispondo, riferendomi ancora ai miei piedi.

Manca poco.

Mi hanno superato in due.

Riuscivano ancora a correre.

Ne ho preso uno, poverino.

In preda ai crampi.

Sono di nuovo sulla ciclabile di Auronzo.

E’ quasi finita.

Corro di nuovo, che c’è uno alle spalle, ma non mi faccio pigliare.

Si entra al palaghiaccio.

La Lut è finita.

Ventiduesimo, una bella figura.

Scheggia, superata la crisi è arrivato prima di me.

Doccia e telefonata a Davide a istruirlo sugli ultimi chilometri.

Poi a rovesciarsi sui sedili della macchina.

Mentre per ognuno che arriva è un momento di gloria.

Meritato.

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Traversata dei Colli Euganei 2011

maggio 6th, 2011

… scrivo queste quattro righe con ancora ben vive le immagini dell’allenamento di ieri, Pasquetta: 21km “di qualità”, con Enrico, alla scoperta del Monte Nanos, nella vicina Slovenia… ma per questo allenamento dedicherò un post a parte, questo vuole essere dedicato alla TCE, la Traversata dei Colli Euganei, 42km su e giù per i colli, con partenza da Villa di Teolo….

TCE: una gara a cui sono affezionato, è stata la prima gara “in trasferta” l’altro anno, la prima volta che si dorme fuori casa per una gara, persone nuove, un percorso nuovo… e un risultato agonistico tutto sommato decente, che ho intenzione di migliorare…

TCE

…. ma a volte le buone intenzioni non bastano…

Enrico passa a prendermi nel pomeriggio (..finalmente una partenza con un orario decente!) e, come prima destinazione, abbiamo un stop a Staranzano: qui recuperiamo Michele, runner conosciuto virtualmente e che ci farà compagnia in questa due giorni.

Michele e Enrico hanno una passione, oltre alla corsa, in comune: le api, e scoprono di essersi già visti in precedenza ad un corso di apicoltura.

TCE

W Il Tarassaco!

L’apicoltura, per Enrico un hobby, per Michele un lavoro: ma le api sono sempre le stesse (..anche se in quantità diverse, come dimostrano le mani piene di punture di api di Michele.. che con i guanti si lavora male e si perde in sensibilità….) e il viaggio vola tra racconti di corse, tra imprecazioni contro la colza e i diserbanti, lodando il tarassaco e l’acacia, tra racconti di gare di corsa e di scacchi…. e i Colli Euganei iniziano a profilarsi…. e già immagino le salite finali del Monte della Madonna e del Monte Grande, e la sua discesa finale, ripida e asfaltata, che l’altro anno mi ha fatto penare così tanto…

TCE

..Enrico & Michele al “dormitorio” (bello svegliarsi con colazione già pronta…)

La giornata è calda, siamo sui trenta gradi, la natura è in piena attività…. forse fa troppo caldo, ma, per il momento, non ci faccio troppo caso…

Arriviamo a Villa di Teolo e sistemiamo sacchi a pelo/zaini per la notte, in una stanzetta presso l’oratorio….

… visi familiari, atmosfera pre-gara….

Alla sera una bella cena a base di pizza/pasta con Lara e Roberto, altri runners triestini in trasferta… la pasta è veramente mitica e sarà una buona riserva di carboidrati per il giorno seguente… ora di andare a dormire, domani si corre….

Io e Michele, nostro malgrado, scopriamo una cosa: Enrico russa. Eh si, l’uomo delle api, dello yoga, delle ultra-ultra…. russa! Son quelle cose che di distruggono… ma per fortuna il self-control di Enrico ha la meglio anche durante il sonno… e, più o meno riposati, ci si sveglia all’alba, nella cornice di una bella giornata di sole.

... alba a Villa di Teolo...

Quasi un peccato: l’altro anno la TCE è stata un delirio di fango, pozzanghere e scivolate…. quest’anno il clima è decisamente diverso…. Immagino, erroneamente, che le prestazioni di tutti, me compreso, saranno migliori…

Si parte, inizia la gara.

Parto piano, tranquillo, cerco di correre anche durante le salite, le prime almeno, fino a che la pendenza e il fondo lo permettono.

Traversata dei Colli Euganei

Partenza!

Ora, se fossi uno scrittore, e non un blogger abbonato ad errori grammaticali di varia natura e frasi sconclusionate, potrei passare qualche ora a scrivere della bellezza del paesaggio e dell’esplosione di “Natura” durante il percorso. Uno spettacolo, veramente!

Già durante i 66km della UltraBericus, sui colli Iberici, ero rimasto colpito dai primi cenni di primavera… ora la primavera si fa ben che sentire, con le sue fioriture, i suoi colori… faccio qualche foto con il cell, ma son sicuro che una foto difficilmente riesca a rendere un adeguato omaggio alla bellezza dei colli.

Andateveli a vedere… E non è necessario correre per 42 km! :-)

TCE

Proseguo con il mio ritmo ma, già a metà, inizio a sentire quella fastidiosa sensazione di stanchezza che mi aveva già colpito alla Cavalcata Carsica, facendomi chiudere con 50 minuti in più rispetto all’anno prima… troppi allenamenti? Stanchezza generale? Caldo? Non so… ma arranco…. altro che migliorare i tempi!

TCE

Al trentesimo una sorpresa:

“Eccoti, ti aspettavo!”

Esclama un Enrico fermo al ristoro….

Nel mio rincoglionimento da gara, riesco comunque a realizzare che, se raggiungo Enrico in una gara, non è perchè improvvisamente e per opera dello Spirito Santo sono diventato più veloce, ma perchè qualcosa non va…

In allenamento si è strapazzato un pò troppo, e probabilmente il fisico chiede il “conto”.. Un peccato, son sicuro che poteva piazzarsi tra i primi 10. Prossima volta, Enrico (..e di questo son più che sicuro visto che si è piazzato 7 assoluto alla Abbots Way… grande!).

Un dolore ad un muscolo lo ha costretto ad una momentanea “pausa”, cercando un medico che gli fasciasse la parte dolorante… ma non trova nessuno attrezzato e, insieme, ricominciamo a correre.

Lascio Enrico dietro, con la quasi-certezza che mi ribeccherà…..

Passa un ora e, in una bella salita che fa rallentare un pò tutti, sento, alle spalle, dei passi con una cadenza un pò troppo veloce: Enrico, in pieno recupero… Mio e degli altri runners… la salita è sua.

TCE

Io perdo ulteriormente terreno, le discese sono un martirio: le punta dei piedi battono dentro le scarpe.. nelle discese più ripide fanno male… era già successo alla UltraBericus, ma, istriano che sono, non ho mica pensato di cambiarle… coglione IO!

Traversata Colli Euganei

Salita del Monte della Madonna: un paio di volte credo di vederla, e ci parlo, anche…. salita dura, non la ricordavo così dura! E riesco, in cima, a sbagliare anche strada con altri due runners… minchia!

Traversata dei Colli Euganei

La bella giornata di sole fa si che i prati del Monte Grande siano brulicanti di Homo Sapiens attrezzati di griglie e viveri vari… c’è un profumo… qualcuno incita i runners… con la forchetta in mano e il piatto straripante di proteine/grassi/carboidrati vari nell’altro.

Un paio di volte chiedo di far cambio, ma senza successo…..

TCE

Monte della Madonna e Monte Grande

Discesa del Monte Grande: atroce. Atroce già in condizioni normali.. dopo la salita ripida, una altrettanto ripida discesa è una dura prova per i muscoli delle gambe… diversi runner imprecano per i crampi… io impreco per le punte che battono.

Due unghie nere una settimana dopo ne saranno la testimonianza.

Finalmente la discesa finisce e arrivo al traguardo, in 5h e 26, piazzandomi 152esimo su 151. Nel 2010 chiudevo in 4:37, piazzandomi 53….

Enrico e Michele sono già arrivati: Enrico chiude in 4h 57, nonostante i dolori muscolari, mentre Michele, alla sua prima TCE, con 5:07… grandi!

Durante il viaggio di ritorno, con il consueto “facciamo le somme...”, realizzo (rullo di tamburi..) che non si può far tutto.

Non si possono far 66km di trail e, una settimana dopo, una mezza veloce. O gare di 10 sotto i 4 al km e allenamenti lunghi lenti…. Io, sicuramente, non posso…. e tempo per allenarmi ne trovo sempre meno…. mi sa che dovrò mettere un pò d’ordine….

Che dire….. delusioni agonistiche a parte… bellissima gara la TCE! Gran percorso, gran organizzazione… e docce calde alla fine, che volere di più!

Un grazie a tutta l’organizzazione della gara, un appunto, magari, per la prossima edizione: rivogliamo il fango! :-)

Alla prossima, Davide

TCE

… Parole Sante! :-)

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Ultrabericus: note al margine (di Enrico)

aprile 19th, 2011

…. E’ passato ormai un mese dalla UltraBericus, la UltraTrail di 65km disputatasi in quel di Vicenza,  ultramaratona con un arzigogolato percorso su e giù per i monti Berici (slogan ufficiale: “I Monti Berici tutti d’un fiato”… ed è stato proprio vero! :-) ).

Una bella e dura gara in compagnia di Enrico (… o meglio: una trasferta con Enrico, visto che poi, alla partenza, è volato via con i primi…. e chi lo ha visto più…? ), di cui pubblico, volentieri, le sue “note al margine”…

Ultrabericus: note al margine

Levataccia: per andare a Vicenza e essre alla partenza senza problemi bisogna partire presto, e, dopo un un confronto con Davide giocato sul filo delle mezz’ore, ci accordiamo per le quattro e mezza del mattino.

Partire alle quattro e mezza del mattino significa per me svegliarsi alle tre e mezza, fare una colazione a base di frutta, bere un the, lavarsi, accertarsi che nelle borse ci sia tutto il necessario, prendere la macchina, puntare verso lo stadio, osservando gli ultimi nottambuli che rincasano, e piazzarmi sotto la casa di Davide in perfetto orario. E questa è solo la prima cosa da fare, che poi c’è il viaggio, lo stress di entrare in una città che non conosco e, last but not least, correre per sessantacinque chilometri, possibilmente a un buon ritmo!

Ad alzarmi presto al mattino non ho problemi, dopo aver frequentato per anni i ritiri zen. L’aria è fresca, l’aurora emozionante, l’ambiente calmo. E poi devo provare a dormire poco, che mi sono iscritto al Tor des Geants e anche a questo bisogna allenarsi, che lì chi dorme meno vince!

Allenarsi:  Forse è stato un po’ crudele inserire una gara di sessantacinque chilometri in marzo, proprio a inizio stagione. Per quanto mi riguarda ho rallentato la frequenza degli allenamenti dopo la Lanaro Granfondo, che un po’ di riposo non fa male, anche se al sabato e domenica ho continuato a fare il serio e a non perdere il passo sulla distanza.

Verso fine febbraio ho cominciato a caricare di più, non tanto durante la settimana, che gli ultimi freddi e l’oscurità nelle corse serali ti tolgono un po’ la voglia, ma nel fine settimana, quando ho iniziato a fare quattro, cinque, fino a sei ore di allenamento, sperimentando nuovi giri e sentieri, perfezionando quelli vecchi, e dando l’assalto alcune volte al Taiano per fare dislivello.

Propriamente posso dire, il giorno della gara, di essere allenato. Davide nota il sorrisino, e io non aspetto che di partire per mettere in atto ciò che bolle nel pentolone dei miei muscoli!

Il salotto buono: Per alcune ore non vedremo che boschi, prati, campi, rocce, colline, paesetti. Percorreremo sterrati e sentieri fangosi. Ma prima di questo, e dopo di questo, c’è la città. Partiamo dal salotto buono di Vicenza, di fronte al ritmo delle serliane della Basilica Palladiana.

Nella città che si sveglia si aggirano strani figuri, ma ancora più strani saranno i figuri che si aggireranno al termine della gara!

Così capita che dopo aver tagliato il traguardo incontro Antonio, che è arrivato una manciata di minuti prima di me. Ci siamo conosciuti alla Lavaredo Ultra Trail, accomunati dal dramma di avere sbagliato sentiero e perso tempo e posizioni preziose proprio negli ultimi chilometri.

Invece di aspettare il bus navetta che dall’arrivo ci porterebbe all’ostello e al piacevole calore delle docce, decidiamo di fare la strada a piedi.

Figuratevi, è l’ora dello struscio, e ragazzini e ragazzine alla moda e adulti tirati a lucido affollano i corsi del centro. Ed ecco che passano due tipi in pantaloncini corti, bagnati, sudati, e non certo profumati, e per di più chiazzati di fango. Non possiamo certo simulare di essere due stilisti particolarmente originali. Siamo altra cosa.

Come mi ripeto spesso, “la corsa è per uomini selvaggi”.

Dell’essere scambiato per una donna: uno rimane sorpreso quando, approssimandosi all’arrivo, assieme alla vincitrice, viene accolto dalla speaker che annuncia l’avvicinarsi delle prime due donne. vabbè che sarò stato lontano quei duecento metri e che la barba di qualche giorno non si notava ma uno ci riflette un po’ sulla propria mascolinità visto che era già capitato lo stesso alla sky race delle Dolomiti Friulane. Mi ritornano in mente i miei travagliati dodici-tredici anni quando, paffutello e con i capelli lunghi non si capiva veramente che cosa fossi.

La soluzione potrebbe essere barba lunga e incolta, cosa che sta andando di gran moda tra i trailers, che alcuni sembrano dei barbudos appena sbarcati dal Granma.

Booster: la prima volta che in un video ho visto i booster mi sono chiesto che cavolo era saltato in mente a quello che li indossava. La visione di questi manicotti “stringi polpacci” mi riconducevano alla mia prima presa di posizione estetico-stilistica, risalente ai miei cinque anni, in cui cominciai a rifiutare il connubio pantaloncini corti e calzettoni alti.

Poi capisci che la funzione anti crampi ha un suo senso, oltre al fatto che cominci a farti l’occhio per la particolare estetica del prodotto. Così li compri e ne rimani convinto.

Sta di fatto che all’Ultrabericus non indosso i booster perchè, nella fretta di presentarmi alla partenza, non li trovo.

Guarda caso soffrirò di crampi per buoni trentacinque chilometri.

Ah se avessi i miei booster”, mi sono ripetuto più volte.

Peccato che i miei booster non fossero particolarmente distanti, li avevo messi nello zainetto da gara assieme al materiale obbligatorio.

Beffa delle beffe, loro lì sulle mie spalle, e io avanti a soffrire!

Il giorno dopo: dopo la corsa mi fermo a Vicenza e dormo all’ostello.

Il giorno dopo mi reco a Padova a lezione di calligrafia giapponese.

Stanco forse più per il fatto di non aver dormito bene che per i chilometri fatti in gara non riesco a fare una riga diritta e un esercizio decente.

Il maestro mi guarda sarcastico, per me oggi non è giornata. Un giorno un successo, un altro giorno un insuccesso. C’est la vie!

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Ultrabericus & Mezza Maratona di Sezana

marzo 30th, 2011

Al decimo km, quando passo, insieme agli altri 1500 e passa runners, Basovizza, incomincio a chiedermi se, dico se, sia il caso di rallentare.

Sento ancora i 65 km dell’Ultrabericus, fatta una settimana prima. E una settimana, per smaltire una Ultra, non è tanto….

65 km non sono pochi: non saranno i 90 km della LUT, ma non son pochi comunque…..

Sono partito lento, nelle retrovie di questa bella mezzamaratona che è quella di Sezana, piccola località in Slovenia, a pochi kilometri dal confine con l’Italia. Forse un pò “troppo” nelle retrovie: davanti a me ci saranno quei mille e passa corridori, siamo stretti come sardine…. Non trovo il mio spazio

Non ho mai corso questa mezza e diversi amici mi han avvisato “che non è facile…”… diversi sali e scendi che possono mettere in difficoltà… Ma i miei criteri di valutazione delle “salite” sono, spesso, molto diversi: ma “meglio non cagarla fora dal bukal” e partire piano…..

Il primo km lo faccio in 5 e 38. Ehm, forse un pò troppo piano….. ma sono immerso nella massa e non riesco a farmi strada….

Un pò alla volta trovo il mio spazio lungo il percorso, ai lati, spesso corro sull’erba per sorpassare i “barcolani”, mia personale definizione per indicare quelli che corrono esclusivamente sul dritto (Barcola è il bel lungomare che porta dalla pineta di Barcola, rione di Trieste, fino al Castello di Miramare…) magari per “perdere qualche kg” e, alla prima salitella, entrano in crisi mistica… e diversi son già in crisi al primo km.

Come me al trentesimo della Ultrabericus, dopo aver esagerato al ristoro….

UltraBericus

Alla partenza della UltraBericus, in piazza dei Signori a Vicenza

Ma torniamo a 80 km fa, quando Enrico, alle 4.30 della mattina di sabato, passa a prendermi: destinazione Vicenza, Piazza dei Signori. Ultrabericus. 65 Km con D+ di 2.500 m. I Monti Berici tutti d’un fiato.

Chiedo ad Enrico, mentre, in una autostrada avvolta dalla nebbia, come vanno gli allenamenti.

Bene, mi sto allenando bene!“, dice sorridendo. Un Enrico che dice “che si allena bene” alle 5 di mattina fa una certa impressione. Vi assicuro. Peccato che non usi il GPS o altri strumenti di misura della distanza per trasformare il suo “bene” in km.

Lui corre, possibilmente in salita e veloce, e basta. Io sono uno di quelli che “arrotondano” i km sul GPS per avere i conti facili a fine mese. Enrico corre. E credo che oggi correrà bene. Ne sono sicuro.

Dopo la consueta pausetta in autogrill (caffè nero e caffè d’orzo in tazza grande, un must ormai delle trasferte corsaiole…) e qualche altro km arriviamo in una Vicenza bella che assonnata. Quasi come me.

Ultrabericus

… c’era anche il sindaco! …

..propongo uno scambio ai Vicentini: noi vi diamo il nostro con tutta la giunta in cambio del vostro… ;-)

Dopo qualche “giro a cazzo” per cercar parcheggio, ormeggiamo la macchina in un parcheggio a pagamento e ci dirigiamo verso l’Ostello della Gioventù, poco distante da Piazza dei Signori dove, alle 10.00, ci sarà la partenza.

Vicenza, la città del Palladio: non ci sono mai stato e questa gara è un occasione per vedere una città nuova… e i suoi dintorni…. tutti d’un fiato (quanto mi piace lo slogan ufficiale della gara)…

Ritiriamo i numeri di pettorale e, dopo aver gironzolato per Corso Palladio e zone limitrofe un altro caffè. Che a me fa però poco effetto. Che sonno. Partire stanchi non è mai una bella cosa: durante tutta la gara, oltre che la fatica, soffrirò una perenne sonnolenza… più del solito!

Quando mancano tre quarti d’ora alla partenza ci rendimo conto che il parcheggio dove abbiam messo la macchina è consentito solo per un ora. Fantastico…

Spostiamo la macchina in un altro parcheggio, vicino alla stazione… e veloci verso l’ostello, dove ci cambiamo e consegnamo i borsoni al furgone che li porterà fino all’arrivo. Siamo tardissimo (..occhiatacce da parte della Pollini Crew..) e arriviamo alla partenza 10 minuti prima del via, senza uno straccio di riscaldamento…. vabbè, 65 km sono abbastanza per riscaldarsi, no?

Ultrabericus

… i primi km…

Enrico si piazza davanti, in prima linea, io mi sposto nelle retrovie, scambiando volentieri qualche battuta con la Lia, la Pimpa e il Badin… persone che si incontrano solo durante questi “divertenti” (.. ma anche si, dai!) ritrovi di pazzerelli (perchè ne siamo coscenti, sia chiaro..) con una passione comune.

Ore 10.00, partenza.

La partenza nella cornice di Piazza dei Signori, con le bandiere italiane che addobbano tutte le finestre della piazza e della città, mi emoziona. Veramente. Una gran partenza, con una energia che avvolge tutto.

La salita tra i portici che portano sulla cima del Monte Berico, da cui si gode della vista su Vicenza, mi rimarrà sicuramente impressa….

I primi km sono tranquilli…. poi iniziano i sali e scendi, gli sterrati, il fango, non tantissimo, ma c’è, e non è così difficile scivolare con il rischio di schiantarsi su qualche albero o su qualche altro runner.

Ultrabericus

Mi fermo per fare diverse foto con il cellulare, la primavera ha iniziato a farsi sentire e vengo colpito dai colori dei fiori e delle piante che iniziano a risvegliarsi. Io continuo a dormire, invece….

Poco prima del trentesimo kilometro il mio entusiasmo iniziale incomincia a perder colpi… per fortuna arriva il ristoro del trentesimo km, dove le staffette si danno il cambio… e dove io mi ingozzo come un maiale…. scopro a mie spese che l’abbinamento grana-datteri-integratori vari-banana non è proprio il più azzeccato….

Ultrabericus

… riprendo a corricchiare, ma per un ora buona sento doloretti vari allo stomaco…. poi riprendo una corsa lenta, nei tratti in discesa e dritti… mentre nelle salitelle cammino.

Mi godo la lunga discesa verso il Lago di Fimon: almeno per i primi minuti… poi, a causa delle scarpe troppo “giuste” le dita dei piedi iniziano a battermi troppo sulle punte…. azz…. quando arriva nuovamente il rettilineo tiro un sospiro di sollievo….

Ultrabericus

Dopo il lago altra salita…. e poi un lungo rettilineo che passa per la cittadina di Arcugnano.

Ultrabericus

Durante il rettilineo prendo fiato, aumento il ritmo e faccio diversi sorpassi…. sorpasso runners che, in precedenza, mi avevano superato in salita… Nei tratti veloci dò il meglio… un bene per le “garette della domenica”… un male per le Ultra tra i boschi e tra i monti…..

Ultrabericus

… ultima salita… inizia a farsi buio…. ma la torcia a led rimane nello zainetto: ormai manca poco a Vicenza…. anche questa è andata….

Ultrabericus

Una discesa lungo una scalinata, che porta dritta in città, è la cigliegina sulla torta… le gambe sono belle che affaticate, corricchio comunque, saltellando, per quanto possibile da uno scalino all’altro… Vicenza! Quasi all’arrivo…. che pensavo fosse lì della partenza, in Piazza dei Signori... invece è spostato in Campo Marzio (sarà stato sicuramente scritto da qualche parte, ma figuriamoci se ho letto.. il solito… ), alla fine del lungo viale alberato…..

Ultrabericus

…. al traguardo, al buio ormai, trovo i miei: abbraccio dalla mamma…. raro momento di unione familiare adeguatamente commentato dallo speaker…. ok, basta che se no mi commuovo…

Ultrabericus

Sono arrivato 82esimo su 265 runners, con un tempo di 8h e 37 minuti….e io che pensavo di chiuderla prima delle 8 ore…. il solito ottimista!

… 65 km duri… che sento sulle gambe… ma se penso all’altro anno, dove la prima “lunga” era la TCE di 42 km sui colli Euganei… beh, diciamo che quest’anno sta andando bene…

Ultrabericus

.. e mi chiedo quanto bene sia andato Enrico….

… con il bus-navetta torno all’Ostello… Enrico è sulla porta, fresco come una rosa…. ed è arrivato decimo… 7 ore di gara per 65 km…. grande Enrico!

…. finalmente in macchina, rigorosamente “sdraiato” (per quel che il mio 1.90 consente) sul sedile posteriore…. lascio a mio papà l’incombenza di guidare, io recupero, tra campi vari, il sonno perso….

….. ma torniamo per un attimo alla Mezza di Sezana.… dopo i primi km, a ritmo lentissimo, inizio un lento recupero…. le gambe reggono e i sali e scendi passano più veloci del previsto…. lo ammetto: mi diverto come un matto a superare…. questa di oggi è una gara “strana”, che prendo con uno spirito diverso dal solito…. le gambe vanno meglio del previsto (..tocchiamo ferro..) e io cerco di assecondarle…..

…se il primo km l’ho fatto in 5:38 il decimo lo chiudo in 4:08…. il sedicesimo in 3:56…. il ventesimo in 4:02…. altro che costanza! :-)

….rimpiango diverse volte di non essere partito più avanti, per chiudere sotto l’ora e mezza…. chiudo i 1:33:07 con un realtime di 1:31 esatti… uff….!!! 217 su 1561…

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Mezza di Gorizia, Gemina e altre storie….

marzo 18th, 2011

…. il “borsone da gara” delle Linee Vertikali è bello che pronto in soggiorno: integratori, frutta secca, zaino, borraccia, fischietto, telo termico, torcia a led e ricambi vari costituiscono l’indispensabile per la gara di domani, l’ULTRABERICUS, 60 e passa km su e giù per i Monti Berici.

I Monti Berici: chissà come sono sti Monti Berici… lo scopriremo domani… dopo che Enrico sarà passato a prendermi alle 4.30, dopo aver fatto l’autostrada fino a Vicenza, dopo essere partiti, assieme agli altri 500 e passa runners, dalla linea di partenza alle 10 di mattina. Chissà come andrà.

Nelle ultime settimane, dopo i 61 km della bella avventura alla Verteneglio Adventure Treck, ho fatto pochi, pochissimi allenamenti (causa bora prima, poi pioggia, poi impegni lavorativi… sempre una scusa! da vergognarsi! )… la Mezza Maratona di Gorizia di due settimane fa è stata una mezza-delusione, praticamente lo stesso tempo dell’altro anno… e la stessa posizione… 1h 24 minuti e qualcosa…. il non-miglioramento mi innervosisce un pò… ma forse, il giorno prima, era il caso di non fare “giardinaggio in campagnetta”, cioè tagliar tronchi, vangare il duro terreno argilloso…..

…. dopo Gorizia, con il suo nervoso percorso, una settimana con un solo allenamento…. ripetute nella triste cornice della zona industriale di Trieste…. poi una bella gara, la prima del Coppa Trieste, sul nuovo sentiero Gemina…. bellissimo percorso! bella giornata di sole, bella gente… e un percorso sterrato con vari sali e scendi…. il mio terreno ideale…. taglio il traguardo conscio di aver fatto un tempo decente, 29 minuti e 14 secondi….  al pomeriggio, un inaspettato sms della Valentina, mi comunica che mi sono piazzato secondo di categoria su 27 MM35… 22esimo su 324 partecipanti…. :-) Dopo l’sms zappo la campagna con più allegria! :-)

E’ il mio primo piazzamento decente in Coppa Trieste, ma sono conscio che, oltre al percorso confacente le mie “caratteristiche”, mancavano diversi personaggi vari…. insomma, sarà ancora tutto da vedere….

… ma intanto meglio andare a nanna, che domani Enrico passa alle 4.30……. la parte più dura della giornata non sarà  la gara, ma alzarsi! :-( Notte!
PS: Qui il racconto della Valentina sul Gemina e QUI su Gorizia…. son troppo pigro per scrivere! :-)
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Verteneglio Adventure Treck

febbraio 21st, 2011

Verteneglio Adventure Treck: devo ringraziare l’amico Paolo B. (http://www.spiritotrail.it/forum/viewtopic.php?f=3&t=1471) che, con una mail, mi ha informato sull’esistenza di questa bella gara fuori dagli schemi (almeno per me e per buona parte dei runners che ho modo di conoscere) : una ultratrail, di circa 55km, di orientamento nell’amata Istria, con partenza a Verteneglio, piccolo paese situato nei pressi di Buie.

Mappa verteneglio

In azzurro, il percorso della Verteneglio Adventure Treck

Un percorso che passa per Verteneglio, Grisignana, Portole, Piemonte d’Istria (…dove è nato il mio nonno materno, Nello, ancora quando tutte queste zone facevano parte dell’Italia, per poi finire a Pirano e poi a Trieste, come esule, con mia nonna e mia mamma… ma il passato è passato..)….

Partenza a Verteneglio

La partenza a Verteneglio

Un percorso che attraversa sentieri nascosti, a volte poco o per nulla corribili…. a volte comodi, come la bella Parenzana , la vecchia e dismessa ferrovia che fino al 1935 collegava Trieste con Buie e Parenzo, ora pista ciclabile….

Una “Ultra di Orientamento” : mi spiego meglio: oltre alla fatica di correre per correre lungo sentieri, boschi, prati, guadi, campagne…. bisogna passare anche per dei punti prestabiliti i CP (Control Point) messi a volte in posizioni evidenti, altre volte più nascosti….

Ovviamente il percorso da fare non è segnato, ma a “discrezione” del runner: si può raggiungere quindi un CP per la strada più comoda, ma più lunga, o tagliare diritti su per un monte, tra rovi e alberi vari….

A ogni CP si punzona il proprio cartellino o si comunica il passaggio alla persona dell’organizzazione.

Alla partenza si viene forniti di una mappa dettagliata della zona e una descrizione della posizione dei CP (“dietro la cascata” , “tra i due mulini abbandonati”…) : il percorso della gara rimane sconosciuto fino al giorno prima, tanto per rendere le cose più interessanti….. :-)

Alle 7.15 di mattina sono già in quel di Koper (Capodistria) e alle 8.00 , dopo aver passato il confine con la Croazia mi trovo a Verteneglio, al banchetto delle iscrizioni, per pagare e ritirare maglietta e mappa del percorso.

Qui ho il piacere di conoscere Francesco, conosciuto qualche settimana prima virtualmente su Facebook: Francesco, con il suo bel fuoristrada, farà da supporter durante la gara, fornendo assistenza ai runner in difficoltà (e in una gara come questa non è difficile prendersi qualche botta… ) e facendo da CP.

Ma l’attività di Francesco (http://www.noleggio4x4.com/)va ben oltre ai territori dell’Istria: organizza viaggi in fuoristrada in Tunisia e in altri paesi africani, oltre che viaggi in Croazia, Bosnia Erzegovina….

Davide Zugna

Foto by Francesco, www.noleggio4x4.com

Sono l’unico italiano in gara: per fortuna la ragazza dell’organizzazione parla l’italiano (e anche alcuni concorrenti, con cui avrò il piacere di scambiare qualche battuta) senza troppi problemi (sto già studiando lo sloveno… un giorno arriverò al croato… ) e alle 9.00, puntuali, si parte.

La sera prima mi son studiato il percorso con Google Earth: un grande aiuto, ma una cosa è vedere immagini satellitari, un altra cosa correre tra rovi, pungitopo e arbusti vari, che iniziano subito, già nei primi km, a tagliuzzarmi le gambe…. corro in pantaloncini corti (credo l’unico con questa configurazione, adesso ho capito il perchè…) e ogni ramo è un imprecazione…..

Verso il CP1, dopo Verteneglio

Verso il CP1, dopo Verteneglio

Al CP1 si arriva dopo aver percorso un paio di km lungo i margini di un torrente: chiamare sentiero il tratto percorso è eccessivo…. diciamo che c’era una traccia di percorso, che poteva esser stata lasciata da qualche cinghiale la sera prima… si procede nel fango, scivolando in diversi tratti.. mi diverto come un matto… :-)

CP1

… manca poco al CP1…

Passo il CP1…. e qua si pone una scelta: raggiungere il CP2 (“Punta”) facendo il giro più lungo, ma su un comodo sentiero, o tagliare diritti, arrampicandosi su per il monte?

Scelgo, con un altro gruppetto di runner, la prima opzione: diritti verso su, tra rovi e pungitopi…. e io sempre più felice di esser qua a dissanguarmi…. strana razza, la mia… ma qua sono in buona compagnia! :-)

Punta

cp2

La fine della salita dal CP1 verso Punta, CP2

Si arriva in cima: un paio di foto con il cellulare e si prosegue…. cerco di distaccare il gruppo, che poi mi riprende al CP3, nascosto tra gli alberi nei pressi di un ruscelletto, che raggiungiamo per un non-sentiero sotto i cavi dell’alta tensione che, nel nostro caso, fanno da utile e indispensabile riferimento….

UltraTrail

Si sale per giungere a Sv. Ivan, per poi ridiscendere per una comoda strada (..finalmente… le gambe ringraziano)… ad un bivio mi separo dal gruppo, convinto di prendere la strada più comoda: errore fatale, mi incasinerò alla grande… finendo tutta da un’altra parte e perdendo un sacco di tempo…. ritorno sui miei passi, torno all’incrocio dove mi son separato dagli altri runner e trovo il CP3, nascosto nei pressi di una bella cascatella.. che trovo grazie all’udito….

CP4

Arrivati a Sv. Ivan : poi, purtroppo, perderò il gruppo sbagliando strada..

La vista si apre verso la bella Grisignana (Groznjan), cittadina d’arte e di artisti: non l’ho mai vista, la raggiungerò correndo….

Dalla cascatella non c’è un sentiero che porta verso su, verso Grisignana: si va a fantasia, per campi coltivati, terrazzamenti in disuso, oliveti…. guardando poi la traccia GPS mi accorgo che potevo tagliare parecchio, ma facile ragionare adesso, comodo davanti ad un monitor…

Bella Grisignana, da tornarci, con più calma….. Bevo un pò di integratore al CP4 e proseguo… sono in compagnia di altri 4 runner, e scambio un paio di battute in italiano. In Croazia c’è un vero e proprio trofeo di queste gare di orientamento e di “gare avventura”, in cui, oltre la corsa, c’è la MTB, il Kayak…. interessante, no? :-)

Grisignana

Grisignana

Da Grisignana arriviamo sulla Parenzana, che lasciamo per raggiungere il CP a San Giorgio (Sv. Juraj ), dove trovo Francesco con il suo Defender: un paio di foto e via… per il sentiero sbagliato…. e mi trascino dietro altri 4 runner… facciamo un bel pezzo per una comoda discesa… poi ci accorgiamo di aver sbagliato completamente strada…. imprecazioni in varie lingue.…. si torna indietro…

Arriviamo a Piemonte d’Istria (Zavrsje), dove troviamo un altro CP. Piemonte è un piccolo gioiello nascosto tra le alture circostanti. Anche qua, da tornarci, senza fretta.

Piemonte d'Istria

Piemonte d’Istria

Prossima destinazione: Portole, bene in vista in cima al suo monticello….. Corro insieme al gruppetto di runner trovati a Grisignana, per poi perderli al CP, situato poco distante le rovine di due mulini ad acqua, nei pressi di una cascatella…. non trovo il modo di attraversare il torrente, per raggiungere il CP, e perdo il gruppo… mi chiedo ancora dove diavolo hanno attraversato!

Portole

Verso Portole

Cascatella

Il CP vicino ai due mulini sotto Piemonte d’Istria

Salita fino a Portole, cammino: è ancora lunga, inutile sfiancarsi. A Portole realizzo di essere veramente a fondo classifica…. la ragazza al CP, in italiano, mi comunica che sono ventiseiesimo su una 30 di concorrenti…. minchia, sbagliare strada le due volte precendenti mi ha fatto perdere un sacco di tempo… un peccato, perchè, tutto sommato, le gambe fanno il loro dovere…. ma del resto è una gara di orientamento…. che non è il mio forte! ma sto imparando, alle COOP non mi perdo più tra i vari banchi, veramente! E senza GPS! :-) :-)

Portole

Portole

… ricomincio a correre, un pò di asfalto, poi campi…. non trovo un CP (diciamo che le traduzioni in italiano dei vari CP a volte non aiutavano tantissimo… ma forse questa è solo una scusa…): chiedo aiuto ad un croato a Sv.Ivan (che parla senza problemi in italiano, mi sento ignorante, veramente), mi indirizza verso la retta via… trovo il CP e proseguo.

Il CP seguente mi farà perdere una marea di tempo ed energie: raggiungo facilmente la zona in cui si trova, passando, a “fantasia”, per campi e prati. In mezzo alla piatta distesa si trova qualcosa di veramente particolare, una sorta di enorme depressione, grande come un campo da calcio e profonda un centinaio di metri, con una coppia di avvoltoi che svolazzano. Giuro, per me erano avvoltoi. E la cosa non mi rassicura.

Campi

Sentiero “fantasia”

“Il CP si trova sul margine meridionale del dirupo”. Cerco sto benedetto CP lungo il margine, ma niente da fare, perdo una buona mezzora. Sono ostinato, ma non basta, il CP non lo trovo. Rinuncio, incomincia a far tardi e non vorrei tornare al buio (torcia e coperta termica obbligatoria….).

Trovo due runner: la runner, che parla un buon italiano, mi dice che il CP si trova dentro la depressione…. mi spiega dove cercarlo, torno indietro, scendo giù per il ripido pendio (con gli avvoltoi che svolazzano… mi sa che aspettavano la cena….), ma niente da fare, quel cacchio di CP non lo trovo mica. Rinuncio. Di nuovo….

Arte astratta

Arte astratta? No, runner sfigà…

La strada verso il prossimo CP, situato “dietro alla cascata Butori” è lunga, ma comoda. Bella la cascata…. il più bel CP di tutti. Foto. Si prosegue.

Butori

Il CP dietro la cascata Butori. Fantastico.

Mi chiedo diverse volte com’è orientarsi di notte: è una esperienza che non ho voglia di fare, non oggi almeno….. il sole incomincia a scendere… e se sbaglio strada ancora… casin! casin sazio! Meglio stare attenti, pensare di più e controllare la cartina spesso….

La fatica inizia a sentirsi, corricchio, cammino…. e ricomincio a correre. Punzono nel CP nei pressi di una lugarnica , proseguo per sentieri vari passando per la piccola e solitaria chiesetta di Sv. Ivan…. verso Triban, Tribano, dove il CP si troverà sulle macerie della vecchia stazione ferroviaria della Parenzana.

Sv. Ivan

Dopo il CP raggiungo la strada: qui si incrocio due ragazzi dell’organizzazione, che mi chiedono se mi sono perso… e se va tutto ok. “Dobro!”.. e proseguo.

Ora rimane solo un CP prima dell’arrivo a Verteneglio….. la luce si fa più tenue, il sole sempre più a Ovest…

Buio

Fear of the dark… meio moverse!

Dopo un breve tratto di asfalto, si inizia a scendere verso una valletta: le tracce sul fango indicano il passaggio degli altri runners… agli incroci si vede che qualcuno è andato a destra, qualcun altro a sinistra…. ho fortuna, trovo il passaggio segnato che attraversa il torrentino…. sono nel posto giusto…. sempre più buio, si sale…. arrivo all’ultimo CP, situato sulla cima di una collinetta al tramonto, appeso ad un albero. Foto.

uLTIMO CP

Ultimo CP. Quasi finita.

Ora non rimane che tornare a Verteneglio… che si vede, anzi, che si vedeva…. visto che il giorno ormai è finito.

Metto la torcia a led… e scendo, tra i campi e i filari delle vigne.

Luce LED

Luce LED

Il fango rallenta, le scarpe pesano come macigni. Verteneglio è sempre più vicina… raggiungo la strada…. arrivo finalmente in paese.

Dei runner seduti comodi a mangiare mi incoraggiano.

Arrivo al traguardo…. non c’è nessuno…. cioè, sono tutti dentro, nel locale dove si mangia…. Entro: applausi…. mi chiedo perchè… mmm… spero di non essere l’ultimo! Vabbè, ringrazio…. in fondo me li merito, no? Sono tornato senza troppi danni all’arrivo… :-)

Primo degli italiani (..concedetemelo, visto che ero l’unico italiano…) e quasi ultimo tra i croati….. ma va bene così, atleti forti (…ovvio, visto che sono arrivati prima di me… ;-) ) e gara difficile……

…. non vedo l’ora di fare una bella e rilassante maratona con i ristori ogni 5km……. e la strada ben segnata! :-)

Un grazie all’organizzazione di Trickeri ! Alla prossima! :-)

https://lh4.googleusercontent.com/_fKPXZjo8vuk/TWDRx-7EvYI/AAAAAAAAODY/aFzYyoqjVw4/s640/19022011055.jpgPartenza a Verteneglio
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La Lanaro di Maurizio

febbraio 13th, 2011

E’ passato un pò di tempo dalla Lanaro Gran Fondo, ma leggere e condividere i racconti degli altri runners che hanno partecipato a questa gara di 30km (dal sentiero della vecchia ferrovia fino alla cima del monte Lanaro) fa sempre piacere.

Qui il racconto della LGF di Alessandro, qui di Valentina e qui la mia.

Ed ecco il raconto di Maurizio, buona lettura! :-)

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Domenica, 16 gennaio 2011

La giornata non si presentava bene. Umido e nebbia.

Dopo una settimana che non correvo per far riposare il ginocchio avevo molti dubbi sul fatto di finire la gara. L’allenamento mancante o il ripresentarsi del dolore potevano essere entrambi ragioni per un eventuale ritiro. 32 km con rampe micidiali non sono uno scherzo.

Per ogni evenienza mi ero preparato due borse con i ricambi, una da consegnare alla partenza e che avrei ritrovato alla fine della gara e una da tenere in macchina per l’altra eventualità.

C’era poi il problema del bere: non riesco a stare come gli altri Calzini senza bere per quasi tutto il percorso. Un ristoro era previsto appena a Fernetti dopo più di 15 km dal via. Troppo poco. Dovevo arrangiarmi. Il kamel-back mi sembrava eccessivo, considerando che oltre al ristoro ufficiale, a Monrupino avremmo trovato Marzia con un altro piccolo rifornimento. In altre gare avevo visto che qualcuno si portava la borraccia d’acqua a mano. Ho optato per questa soluzione che si è rivelata azzeccata.

A differenza della Maratona e del Sentiero “3”, questa gara non la “sentivo” tanto. Infatti questa notte ho dormito benissimo e la mattina non ero per niente agitato. Per Piero invece è stato il contrario: mi ha raccontato che si è svegliato durante la notte proprio per l’ansia della gara.

Arriviamo al parcheggio di S. Giuseppe che il cielo si sta aprendo. Si intravede un po’ d’azzurro che fa sperare in bene. I Calzini che partecipano alla gara sono già lì. Marco si sta cambiando e Piero coach è già in piena attività. Ci sono anche Fulvio e Alessandro. Non vedo Davide e Sergio.

Lanaro

Maurizio

300 metri di camminata per arrivare alla partenza. Piero è sicuramente più in forma di me, è al livello dei Calzini…

- Ciò Piero, ara che per la gara…

- No, no, no, cocolo, ti te vien con mi! No te fa el mona!

- Ara che volevo dirte proprio el contrario! Mi resterò sicuramente indrio! Va pur!

- Noooo! Andemo insieme! Andemo pian! No voio spacarme! Voio rivar ben!

- Si, ma…

- Ara: andemo a 6! Pian! In poco più de tre ore ghe semo!

- Si, ma… bon, bon, va ben!

Sulla linea di partenza lo speaker richiama tutti i corridori per il via. Nell’attesa cerca di intrattenerli con una breve storia della gara, tutti ascoltano molto interessati, dà anche un numero di emergenza per qualsiasi eventualità che tutti puntualmente si annotano con le penne che ognuno si porta in gara.

Inizia la corsa.

Siamo già tra gli ultimi. Dietro a noi solo poche persone.

Sono i primi passi di corsa che faccio da domenica. In quell’occasione sono riuscito a correre solo 15 minuti e poi ho dovuto fermarmi. Il ginocchio aveva cominciato a farmi veramente male. Per il momento regge.

Speriamo.

I primi km sulla pista ciclabile sono fatti in allegria. Il gruppone si è già spaccato in due: i più veloci hanno già preso il largo e noi siamo rimasti con quelli dietro, tra i due gruppi solo pochi corridori isolati o a coppie.

Da un gruppetto dietro di noi qualcuno richiama un loro amico a gran voce:

- Ciò! Do’ te va? Rallenta de’, ara che dopo gavemo merenda! Capuzzi con luganighe!

Io e Piero ci guardiamo:

- Ciò, Maury, stemo con lori! Almeno se divertimo e magnemo!

- Si, ma xè passà solo un km! Noi de solito comincemo a parlar de magnar almeno dopo 20!

Ancora avanti e intanto qualcuno lo superiamo.

- Piero, quanta strada gavemo zà fatto?

- 2 km.

- Ah bon, ancora solo 30…

Raggiungiamo un gruppo di ragazze che stanno amabilmente discorrendo del più e del meno, superiamo e salutiamo, nel gruppetto c’è anche una mora con fuseaux neri e maglia bianca.

Prima di lasciare la ciclabile per la salita che porta a Pese il gruppo non c’è più, si è molto dilatato e adesso la distanza tra i corridori è più accentuata.

La salita la affrontiamo con tutta calma, in gran parte camminando e anche lì riusciamo a superare qualcuno mentre Piero scambia amabilmente qualche battuta con gli altri podisti suscitando sempre simpatia.

Prime sorsate dalla borraccia.

Si, poteva sembrare un ingombro la borraccia a mano ma già dopo i primi passi non ci si fa più caso e poi, poter bere senza dover aspettare il ristoro…

Pese: primo attraversamento stradale con tanto di vigili che bloccano il traffico (lo faranno su tutti gli attraversamenti). Ci sono anche diverse persone con tè e acqua che fanno assistenza per qualche corridore.

Non c’è più nebbia, oramai splende il sole, è diventata una bellissima giornata.

Base del Concusso, Osservatorio, fino alla provinciale che porta al valico di Lipizza è quasi tutta discesa! Anche in questo tratto e quello dopo, nel circuito di Basovizza riusciamo a superare qualcuno, è passata un’ora e abbiamo fatto 10 km. Come da programma, e il ginocchio regge.

A Basovizza ci superano le prime biciclette: si sente un rumore alle spalle e qualcuno che grida:

- OCIOOOO! A SINISTRAAAA!!!!

Non fai nemmeno in tempo a voltarti che questi ti passano a tutta velocità sfiorandoti!

- GRAZIE MULI!

Beh, almeno ringraziano… ma questi erano i primi, i più forti, molti ciclisti poi ci superano lungo tutta la strada ma sono molto più “umani”, qualcuno addirittura dopo averci superato si trova in difficoltà su qualche salita o su qualche passaggio particolarmente difficile e ci fa passare di nuovo.

Salita al Monte dei Pini, qui incontro le prime difficoltà, le salite le sento sempre e Piero mi distanzia. Lo riprendo poi lungo la discesa.

15 km, un’ora e mezza. Bene.

La discesa dopo Monte Franco e prima dell’Abisso di Trebiciano la facciamo “in piena” superando diversi podisti e anche molti ciclisti, spreco molta energia… e sulla strada dell’oleodotto sono veramente stanco.

Mi viene da pensare (anzi, penso) di fermarmi e cominciare a camminare, dire a Piero di andare pure per poter fermare la gambe un po’… Piero è già più avanti e chiama:

-MAURYYYY! ’NDEMO! VIEN QUA!

Ok. Cos’è che mi raccontava Fabrizio? Durante la sua prima Maratona ha sentito le gambe che cominciavano a irrigidirsi. L’ha detto al suo allenatore che lo stava seguendo.

- VOL DIR CHE TE VA TROPPO PIAN! BUTTA IN AVANTI EL CORPO E FA PASSI PIU’ LUNGHI!

Provo. Va meglio. Grazie Fabri. Devo concentrarmi. Obbiettivo: arrivare correndo e senza fermarmi mai al ristoro di Fernetti che dovrebbe essere oramai vicino. Se ce la faccio allora finisco la corsa di sicuro. Piccoli trucchi mentali per automotivarsi. E al ristoro ci arriviamo correndo e assieme! Sento le gambe che cominciano a fare male e una gran sete. Prendo almeno quattro bicchieri d’acqua e due di tè. Qualche pezzo di banana e mela. L’acqua della borraccia è quasi finita. I km finora sono 19 in quasi due ore di corsa.

Abbiamo ancora circa 5 km di strada abbastanza semplice prima di affrontare il pezzo più duro. 4 km di bosco su strada bella larga con vari saliscendi prima di arrivare all’asfalto che porta da “Furlan”, un tratto dove riusciamo a superare altri podisti, un kilometro e mezzo di salita sempre più ripida fino ad arrivare all’agognato ristoro di Marzia che ci accoglie premurosa e sorridente! Tè, acqua, ancora tè ed intanto quelli che avevamo superato sull’asfalto ci superano di nuovo. Inutile il tentativo di Piero di fermarli offrendo loro un po’ di tè…

- No grazie, go!

- Un poca de acqua alora!

- No, no grazie!

E via senza fermarsi!

Piero allora si informa con Marzia:

- I Calzini xè passadi de tanto tempo?

- Si, xè passadi ma no de tanto, el primo iera Marco..

- E Vidotto? De quanto tempo xè passà Vidotto?

- Mah… sarà 10 minuti, no de più!

- Bon, dai Maury che lo ciapemo!

Piero scalpita ma io sono troppo stanco.

Abbiamo già 25 km nelle gambe con due ore e venti di corsa. Se voglio arrivare in cima devo dosare bene le forze. Lascio borraccia, guanti e berretto a Marzia, riprendiamo a correre ma Piero mi distanzia subito. Non riesco a raggiungerlo come prima e non voglio trattenerlo:

- PIEROOOOO! VAAAA! DAGHEEEE!

- DAI MAURY! VIEN!

- VA PIERO, VA! NO FERMARTE! SE VEDEMO IN CIMA!

Oramai non c’è possibilità di ritiro.

Arrivato qui arriverò anche in cima. Piero mi ha dato un grosso aiuto fino adesso: inutile trattenerlo.

E così sono solo.

L’ultimo tratto, quello più difficile lo affronto in “solitaria”. Riesco ancora a superare quelli che non si erano fermati da “Furlan” per il resto della strada non incontro altri podisti, solo ciclisti, la gran parte dei quali affrontano la salita a piedi con la bici a mano.

Riesco a superarli tutti, corricchiando lentamente, sono pochi i tratti che sono costretto a camminare anch’io. Sull’ultima discesa prima della rampa finale, acquisto velocità, le gambe vanno quasi da sole, è difficile mantenere il controllo. Devo continuare a stare concentrato. Dalla cima arrivano la voce dello speaker e le grida dei supporter mentre si incomincia a incontrare gente che scende verso Sagrado.

Oramai manca veramente poco! Incontro Davide che scende:

- DAI CHE MANCA POCO! UN KM E MEZZO!

In realtà sarà molto meno ma di una durezza pazzesca!

All’inizio dell’ultima rampa, mentre sto arrancando, la ragazza mora che avevo superato all’inizio, quella con i fuseaux neri e la maglia bianca mi passa!

No!

Era dietro di me e non me ne sono accorto!

Mi sento tutto legato, non riesco ad andar più veloce, vengo superato proprio vicino alla fine! Lei ha finito la rampa, è quasi arrivata, a me mancano ancora cinque metri di salita! In quel momento, tra la gente che sta scendendo incrocio Alessandro e Marco:

- VAI MAURY! BRAVO! FORZAAAA!

E’ come una sferzata di energia! Le ultime forze si concentrano nelle gambe e dopo i cinque metri di salita esplodo nello sprint finale! In quei venti metri di piano che precedono l’arrivo riesco a superarla di nuovo e a tagliare il traguardo per primo mentre sento il tifo dei suoi amici che la incitano e lo speaker che annuncia i nostri nomi!

Passato il traguardo mi giro per complimentarmi con lei e per ringraziarla del “traino” ma, stravolto, non riesco a dire neanche una parola, alzo la mano e con un sorriso di entrambi che basta più di qualsiasi parola, ci scambiamo il “cinque”.

Anche questa è fatta!

Posso fermarmi, camminare e finalmente rilassarmi! C’è confusione in cima: è pieno di gente, biciclette, un vociare continuo e lo speaker che non smette di parlare.

Il panorama è bellissimo e a 360° , il Carso è inondato di sole e la vista spazia per kilometri mentre la città è ancora sommersa da un mare di nebbia ma tutta questa bellezza non riesco a godermela, ho FAME! Prima ancora di cambiarmi vado a fare razzia di mandarini, tè e biscotti e a DIVORARE il panino con il salame offerto dall’organizzazione accompagnato da una buonissima BIRRA!

ALLE PROSSIME CORSE!

Maurizio Zaccaria

P.S. Tempo finale: 3h 12’. Piero xè rivà sette minuti prima…

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