Archive for the ‘corsa in montagna’ category

Le Tre Cime

giugno 30th, 2011

Alla LUT manca veramente poco: domani pomeriggio si parte, con la consueta presenza di Enrico, che, in nemmeno due anni di preparazione, si è più che affermato come UltraMaratoneta ( e le sue prossime sfide sportive, vi assicuro, sono riservate veramente a una nicchia di atleti, dotati, probabilmente, più di quella che viene definita come “forza interiore” che  di una “pura e semplice preparazione fisica”) e di Michele, apprendista-ultramaratoneta che affronterà per la prima volta gli impervi e ripidi sentieri delle Dolomiti.

Tre Cime del Lavaredo

Le Tre Cime del Lavaredo, foto by D.Zugna

La LUT: Lavaredo Ultra Trail, 90 km di percorso, 5.000 metri di dislivello positivo. L’anno precedente l’ho portata a termine in 18 ore e mezza.  Dura.

La partenza a mezzanotte, le infinite salite e le altrettanto interminabili discese. La LUT.

Vi invito a leggere il racconto dell’anno precedente: giusto una traccia di certe emozioni.

Quest’anno corro, con Michele, la staffetta, la LUT X 2: Michele si godrà il fascino della montagna di notte, delle 500 e passa torce a led che illumineranno il percorso. Si godrà le prime luci dell’alba ed la luce del primo mattino. Emozioni che ho ancora ben presenti dall’anno passato.

Io mi godrò la seconda parte: la salita della Valle di San Vito Alta, la Torre degli Sabbioni e la ripida discesa dopo la Forcella Grande… e l’arrivo, ad Auronzo di Cadore.

La LUT di Enrico

Enrico, anche quest’anno, si farà tutti i 90 km : e di lui pubblico il suo racconto della LUT dell’anno precedente, quando solo a pensare di far 90 km veniva la pelle d’oca… ma i limiti si infrangono, e ne arrivano altri… sempre più difficili, vero?

E, sempre di Enrico, segnalo questa sua particolare iniziativa: 145 km di corsa da TopolovecATopolò….

Buona lettura. E buona LUT. Davide

Tre Cime

Manca poco alla nuova edizione della Lavaredo Ultra Trail

In attesa invio queste note relative all’edizione del 2010

In un anno è cambiato tanto

quelle che erano le domande che mi ponevo al momento dell’iscrizione hanno avuto la risoluzione nello svolgimento della gara.

Si può fare.

E si può far bene.

Buona fortuna a tutti.

22/06/2011

tre cime

Premessa

Il pennello entra da sinistra verso destra

Un leggero sfrangiarsi segna l’incontro con il foglio

Poi non c’è che il nero cupo

Si scende verso il basso e si sosta. Un segno poderoso. L’asse centrale.

Poi via a sinistra, un’altra entrata e poi si scende brevemente verso sinistra.

Una sosta per rinforzare il segno, e poi velocemente verso destra, orizzontalmente.

Stacco. E l’ultima verticale.

Danza dei segni, dominio del tocco. Odore d’inchiostro.

Firma, Doro Goke, Fango-Muschio, calligrafo dei boschi infiniti.

Rosso il sigillo.Così si scrive montagna in calligrafia. Si dice yama, in giapponese. San in cinese.

Tre cime si possono scrutare.

Lavaredo

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata una pungente provocazione.

Le Tre Cime in una visione notturna, la luna sullo sfondo, e la frase che diceva, più o meno, che i primi che passeranno le vedranno così, gli altri le vedranno all’alba.

Come non rimanere affascinati da questa atmosfera blu cobalto?

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata una cifra da far tremare i polsi e le mani: novanta chilometri.

Cioè fai la Traversata Carsica, l’unica gara che avevo corso fino ad allora, e poi subito mettici accanto una maratona; se ci riesci ecco fatta la Lut.

Per non parlare del dislivello, poi!

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata il passo leggero di Cris nel video introduttivo.

Ogni visione mi commuove.

Non so perchè.

Ma mi commuove.

Il 13 febbraio, malato e febbricitante dopo un inverno umido, freddo e piovoso, e necessariamente nella parabola più bassa della forma fisica, mi iscrivo.

Si può fare.

Allenandosi bene, si può fare.

Le Tre Cime non le conosco.

Certo le conosco di fama, per immagine, ricordo un arrivo del giro d’Italia, Battaglin alla conquista della maglia rosa.

Ma per qualche motivo che mi fa rifuggire dal troppo bello non ci sono mai andato, preferisco trovare la bellezza nel meno noto, nel riposto, nel dimenticato.

Manie da solitari!

Ma stavolta ci si va, e me le gusterò come meritano.

Il giorno della gara, con Davide, arriviamo presto e si può salire ad assaporare l’atmosfera.

Grandi sentieri con residui di muri di neve, lo scambio di pareri “qui si va a tutta”, “qui la discesa è difficile”.

Corvi curiosi si avvicinano a mangiare.

Provo il mio scarno giapponese con delle orientali ma quelle sono coreane!

Intanto sulle nord salgono lentamente due cordate, chissà, forse bivaccheranno in parete, nel vuoto, e guarderanno altri pazzi, quest’ultimi impegnati a correre nella notte alla luce delle frontali.

A ognuno la sua di avventura.

Le gambe stanno bene, buone sensazioni, la lunga distanza, oramai già affrontata (“Estremamente Parco”, ma anche la “12 ore del Monte Carso”) non crea più grande inquietudine.

Si fa.

Senza dubbi.

Il Palaghiaccio è una struttura coperta ma aperta ai lati all’aria e ai venti.

Non proprio accogliente.

Qui ci si prepara, si attende, ci si incrocia, si cercano amici e conoscenti.

Forse per qualcuno è l’occasione di prendere le misure sull’altro, di impostare la sfida.

Per la maggioranza la sfida è con se stessi.

Evidente.

C’è questa energia nell’aria.

I trailer si preparano con pazienza.

Questa è la fanteria pesante, questi sono i moderni opliti.

La cavalleria qui non ci va, oppure s’azzoppa sul pietrame dei sentieri.

Zaini, borracce, paramenti.

Nello zaino non solo l’essenziale, ma ciò che si ritiene necessario. E anche l’effimero che si immagina indispensabile.

Da portare in spalla per novanta chilometri.

E, quindi, da soppesare attentamente.

Qui si ragiona della lunga distanza, è qualcosa di diverso da una gara.

Non la sento come una categoria sportiva.

La lunga distanza è una categoria dello spirito.

Il pasta-party pre-gara è uno dei momenti di incontro collettivo a cui non si può sfuggire.

Se non lo sapessi sarebbe una casualità, ma la pasta e il mio intestino non vanno d’accordo, ne mangio poca ed è già troppa.

Pagherò questa mancanza di cautela per tutto il percorso.

E anche questo si impara.

Partiamo in circa cinquecento.

L’adrenalina è a mille” scrive sempre qualcuno.

Per me no, con l’adrenalina non vado molto d’accordo.

Respiro profondo.

Sono calmo.

Mezzanotte. Frontale accesa.

Si parte.

Auronzo ci accoglie nel primo chilometro ed è un bel vedere.

Poi ci si infila in una ciclabile. Ed è il buio che ti si stringe addosso e ti senti già un po’ solo.

Il suono prodotto dai passi veloci sul ghiaino ti tiene compagnia.

Sto con i primi, non nella prima fila compatta, ma subito dietro.

Fatico, è certo.

Per me è già un gran correre, ma arrivare sotto la prima salita con i primi mi alletta.

Non sarà così, già sul tratto di strada li lascio andare, l’asfalto mi fa sempre soffrire, mi rallenta, mi rigetta quasi!

E per di più l’asfalto continua in salita, per alcuni chilometri, avrei preferito che il sentiero iniziasse subito.

Soffro, ed è appena iniziata.

Forse la mia è stata una pessima strategia, se fossi uno stratega.

I primi spariti nella notte, oramai non sono che luci di cui non so valutare più la distanza.

Finalmente il sentiero, credo di potermi esprimere un po’ meglio su questo terreno, e di riprendere il fiato.

Invece sono un bel po’ i gruppi che mi raggiungono e di cui non riesco a tenere il passo; cinque-sei persone di cui sento il ticchettio dei bastoncini dietro di me, e che dopo un po’ si trasformerà nel ticchettio dei bastoncini che si allontanano, beffardi, dal mio passo sempre più lento.

E io che snobbavo i bastoncini devo ricredermi.

I primi, figurarsi, sono luci sempre più in alto, forse stanno già sul traverso in alto.

E intanto spunta la luna, uno sguardo incantato come negarglielo!

Ma poi di nuovo a fissare in basso.

Camminare. E resistere, quel che si può.

Al primo ristoro c’è un po’ di rimescolamento, chi è veloce passa avanti, chi se la prende con calma viene superato. Ma riposa, si alimenta con accortezza. Fa opera di saggezza.

Io però sono veloce, si cambia terreno, il sentiero largo ci porta presto a scollinare, tra i muri di neve, poi si inizia ad andare in discesa, prima più dolce poi più impegnativa.

E io vado, mi piace e sono sicuro e veloce anche di notte.

Chi soffre questo terreno va cauto e non regge il mio passo, e dopo tanto perdere recupero.

La val Rinbon è lunga, le frontali fendono la vallata nell’oscurità.

Nell’umidità della notte mi trovo solo, le distanze cominciano a creare gli spazi vuoti tra persona e persona, per qualcuno motivo d’inquietudine, a me piacciono e ci sto bene.

In fondo c’è da attraversare un torrente, ci sono dei volontari ad assistere.

Scivolo un po’ malamente sul bordo, e la gamba risponde con un accenno di crampo, mi trovo bloccato per qualche momento sul bordo del torrente. I volontari mi incitano, equivocando sul fatto che sia bloccato da qualche irrazionale paura: “Dai, è facile, non avere paura! Si passa su quelle pietre!”, supero il “terribile” fiumiciattolo recuperando l’onore perduto e massaggiandomi il retro-coscia, sorridendo del ridicolo equivoco.

E’ difficile capire dove si corre, solo il sentiero appare e bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, e a non smarrire la traccia.

Boschi e alberi solitari sembrano inclinarsi su chi passa a rendere più oscuro il viaggio.

Mi rammento di qualche descrizione insuperabile di Lovecraft.

E del sonno della ragione che genera mostri!

Si supera e si è superati ma le presenze nella notte sono sempre più dilatate.

A un tratto gli sguardi perplessi di mucche al pascolo.

Forse per loro la notte più strana della vita, con queste presenze che scorrono veloci.

Ma anche per noi questa non è certo una notte ordinaria.

Ad un tratto appare Misurina, qualcuno aspetta alla chiesetta e incita, ti fa sentire il giorno vicino.

Sono quasi le cinque.

E i primi colori sciolgono il nero della notte.

E dell’anima.

Ancora boschi e sentieri stretti ma la frontale comincia a essere inutile.

Lo sguardo a cogliere lo spettacolo dell’alba sulle montagne vicine.

Si comincia a desiderare il ristoro che è ora di colazione!

Ristoro!

Mi ingozzo di crostata e quando riparto non riesco a correre.

Niente da fare, qui tocca camminare.

Tutto il bosco di Somadida cammino. Uno mi dice che sono in ventesima posizione e che presto c’è la salita.

Meno male: che inizi questa salita che in salita camminare è giustificato.

La salita della Valle di San Vito è bella lunga, salgo regolare e digerisco la colazione imprudente.

Piglio qualcuno, è Widy Grego, corridore rasta. E’ andato in crisi in salita.

Bella persona.

Leggerò successivamente, in un’intervista, che ha vissuto per qualche anno nella foresta nel cuore delle montagne della Guadalupa.

Fantastico. Da inchinarsi e togliersi il cappello. O il buff, in questo caso!

Più in là altri due, faccio i calcoli sbagliati sul mio recupero in termini di classifica.

Sono gli apripista che stanno andando al loro ritmo.

La visione della Torre di Sabbioni mi dà un riferimento per la fine della salita.

Qualcuno appare davanti.

Uno recupera alle mie spalle.

Magro e veloce in salita mi raggiunge sul pianoro dopo la salita.

Si fa chiamare “Scheggia”, che in montagna vale più il soprannome che il nome, come tra i partigiani.

Ci si “annusa” per capire se ci si piace, che siamo attorno ai cinquanta, e a questo punto anche i più solitari non disdegnano la compagnia, lo scambio di qualche parola e di qualche sguardo non velato da follia competitiva.

E si sguarnisce la guardia; non subito, via! Ancora qualche chilometro di battaglia!

Mi tolgo qualche sassolino dalle scarpe e lui scappa in avanti, ma nella discesa, giudicata tecnica e pericolosa, faccio valere le mie doti da discesista, lo piglio e supero, me ne vado da solo fino alla salita successiva. Si arriva in cima assieme.

Da lì si collabora e ci si aiuta, non sarebbe male arrivare assieme al traguardo.

In discesa cerco di tirare io, ma cado e penso di cominciare a ridurre il ritmo. Forse sono un po’ stanco ed è meglio diventare prudenti.

Al ristoro della Capanna degli Alpini ci fermiamo forse un po’ più del dovuto, a un certo punto dai boschi salta fuori Cinzia Bertasa, la prima donna e si riparte assieme.

Alla base della salita, in Val Diassa, un po’ di gente si è riunita per assistere ai passaggi.

Ha una cattiva fama questa salita che porta al rifugio Chiggiato, ottocento metri di dislivello in tre chilometri, da affrontare nelle ore più calde.

Vado veloce che mi sembra di sentire qualcuno davanti e mi viene l’istinto da cacciatore.

Scheggia comincia a stare male, problemi di stomaco, mi dice di andare che lui deve fermarsi per un po’.

A malincuore riparto.

Di nuovo solo.

Si scollina, poi se ho capito bene le salite sono finite.

Illuso del fatto che non manca che una bella discesa fino ad Auronzo mi infilo in un sentiero sbagliato.

Bella questa discesa mi dico, e me ne vado veloce e felice e ci metto le ultime energie.

Finché non incontro altri concorrenti che risalgono con facce da funerale.

Non mi dite che abbiamo sbagliato strada!”

E’ così, che per loro è anche peggio che stavano girando attorno alla decima posizione.

Risaliamo con le pive nel sacco.

Ritroviamo la retta via, che ora ci tocca recuperare.

Quelli che hanno ancora energia vanno via di rabbia, io e un altro più lentamente, e lamentandoci della malasorte.

Io, poi, comincio ad avere problemi a un piede, le vesciche che si sono prodotte a “Estremamente parco” ricominciano a farsi sentire e l’appoggio diviene un problema, non riesco a spingere, e lo sento inaffidabile in discesa.

Poi la strada, che per qualche chilometro diventa uno sterrato pietroso, è impietosa.

Siamo entrambi un po’ delusi.

Facciamo fioccare lamentele e maledizioni: l’irrazionale e l’emotivo affiorano assieme alla stanchezza.

Sono costretto a camminare e il mio compagno se ne va. “Ci si vede all’arrivo!”

Non ce la faccio più a correre.

Gli ultimi venti chilometri li ho tutti camminati.

Con rabbia scorrono lentamente le discese che di solito affronto a tutta.

Un gran peccato non onorarle come si deve.

Un gruppetto di spettatori mi dice bravo.

Mi mostro perplesso. Dico che ho i piedi in sciopero, “Sapete, sono della cigielle!”

Si ride, che lo spirito non mi manca e sdrammatizzare fa bene alla salute del corridore come bere regolarmente e alimentarsi adeguatamente.

Ma lo sciopero è finito ieri!” mi risponde uno.

Sì, ma questi continuano” rispondo, riferendomi ancora ai miei piedi.

Manca poco.

Mi hanno superato in due.

Riuscivano ancora a correre.

Ne ho preso uno, poverino.

In preda ai crampi.

Sono di nuovo sulla ciclabile di Auronzo.

E’ quasi finita.

Corro di nuovo, che c’è uno alle spalle, ma non mi faccio pigliare.

Si entra al palaghiaccio.

La Lut è finita.

Ventiduesimo, una bella figura.

Scheggia, superata la crisi è arrivato prima di me.

Doccia e telefonata a Davide a istruirlo sugli ultimi chilometri.

Poi a rovesciarsi sui sedili della macchina.

Mentre per ognuno che arriva è un momento di gloria.

Meritato.

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Antico Troi degli Sciamani

ottobre 9th, 2010

Antico Troi degli Sciamani,  Ultra Trail di circa 69 km sul Cansiglio.

Sito ufficiale: http://www.anticotroideglisciamani.it/

Circa 4.500 metri di dislivello positivo. Gara a coppie. Partenza alle 4.00 da Vittorio Veneto….

Gara qualificante per l’Ultra Trail du Mont Blanc con 2 punti…

…. Il Cansiglio. Ci siete mai stati? Io no. Non prima di aver fatto questa bella ultra maratona in compagnia di Enrico che, volente o no, ha dovuto adeguare il suo passo al mio…. posto incantevole, da tornarci, a far quel migliaio di foto, a camminare… Questa gara è stata un ottima occasione per conoscere una nuova località da aggiungere alla infinita lista dei posti da rivedere….

Troi SCiamani

Il percorso del Troi degli Sciamani

Ma torniamo un attimo a parlare del Cansiglio. Wikipedia gentilmente ci informa che:

Il Cansiglio è un vasto altopiano prealpino situato tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone.

L’altopiano del Cansiglio si eleva rapidamente dalla pianura sottostante oltre i 1.000 m d’altitudine. Si tratta invero di una conca “coronata” da alcune cime rocciose: ad sud-ovest il Costa, la Cima Valsotta, il Millifret e il Pizzoc, che lo dividono dalla Val Lapisina, ad est il gruppo del Cavallo, oltre il quale si trova il Piancavallo.

Sull’altopiano sono presenti vari fenomeni di origine carsica, in particolar modo doline e foibe. I più celebri sono il Bus de la Lum, il Bus della Genziana e l’Abisso del Col della Rizza; sono tutti e tre molto profondi, circa 200 m il primo, 585 m il secondo e 794 il terzo. Il Bus de la Lum, che in italiano significa “buco della luce” ricorda l’antica consuetudine di gettarvi le carcasse dei capi di bestiame morti per malattia, cosa che dava frequentemente luogo a fuochi fatui.

Faggi

.. faggi…

Quasi tutto il suo territorio è ricoperto da selve che prendono nell’insieme il nome di bosco o foresta del Cansiglio. Predomina soprattutto la faggeta, autoctona, sviluppatasi su substrati carbonatici, ma sono presenti ampiamente specie non autoctone, come le aghifoglie (soprattutto abete rosso). Le particolarità climatiche della conca, inoltre, fanno sì che la distribuzione delle specie vegetali sia invertita, per cui piante tipiche degli ambienti più freddi si trovano a basse altitudini e viceversa.

Vasti spazi, ubicati soprattutto nella conca, sono adibiti a pascolo e ancor oggi vi si pratica la pastorizia (ovini e bovini soprattutto).

Wikipedia nomina la faggeta (…imponente! ) e le aghifoglie… ma si dimentica delle betulle: vi assicuro che la luce dell’alba che filtra in una foresta di betulle (quelle del Cansiglio durante la gara, ovviamente) non lascia indifferenti. Soprattutto quando mancano ancora una quarantina di km all’arrivo…. e Enrico “tira” di brutto…..

E non nomina nemmeno tutto il sottobosco ricoperto di muschio, i funghi, lo spettacolo delle nubi che si alzano dal basso…

…………

Enrico passa a prendermi alle 18.00. Poi via, veloci verso Fregona, per ritirare il numero di pettorale (lo stesso per entrambi, visto che si corre a coppie) e sistemarsi per la notte (nella palestra messa a disposizione per la manifestazione). A fregona incontriamo subito Bad (uno degli artefici, con Alberto, del bel allenamento invernale in notturna da Barcis a Piancavallo…) e Lia,  una dei partecipanti di Estremamente Parco, gara di 110 km nelle Prealpi Giulie (vedi racconto di Enrico).

Si va a mangiare nel capannone, pieno di atleti, organizzato per l’evento (anzi, gli eventi, visto che si svolgerà anche l’Ecomaratona dei Cimbri): il cibo non manca…. salumi, formaggi, pasta… diciamo che vado a dormire soddisfatto, con la pancia piena…!

Ci sistemiamo nella palestra: e so già che non dormirò nulla…. Su 50 persone che dormono, sicuramente, almeno, una russerà…. Sono stato ottimista: di persone che russano ce ne sono almeno tre… non chiudo occhio…. mentalmente minaccio i “russatori” : se domani vi becco in gara, vi faccio sgambetto…

Antico troi degli sciamani

Paolo, Io, Enrico e Lia nella palestra/dormitorio

Alle 2.00 c’è la sveglia. Colazione. Poi via, mezzi rinco (io più che mezzo), con il pullman verso la partenza, in piazza a Vittorio Veneto.

Il tempo atmosferico è clemente, anzi, clementissimo: ha smesso di piovere e si vedono le stelle. Il fango non mancherà, ma quello fa parte della “coreografia”.

Nella oretta che precede la partenza si chiacchera delle varie gare fatte o che si faranno…. qualcuno racconta della Ultra Trail del Monte Bianco (annullata causa mal tempo), si parla di quella “follia” che è il Tor Des Geants (http://www.tordesgeants.it), 330 km da percorrere lungo le più alte cime delle Alpi con 24000 D+, da fare in 150 ore max….  Bad mi nomina una più “modesta” ultra che parte da Buia (Udine) e arriva a Marano Lagunare, la Cormor Ultra …. 69 km da fare lungo il torrente Cormor…. segnata!

Antico Troi degli Sciamani

.. Enrico, Lia, Paolo e MeMedismo poco prima della partenza, alle 4.00 di mattina..

Ore 4.00.  88 coppie alla partenza in quel di Vittorio Veneto, coppie illuminate dalle torce a led. Si parte, subito in salita….

Enrico tiene subito un passo che mi preoccupa….. la mia idea (ma solo mia, evidentemente..)  era di partire piano, a metà gruppo…. di lasciar passare indenne la prima salita…. di fare l’atleta cosciente dei propri limiti… ma tutti i miei buoni propositi finiscono a quel paese…..

Nella prima salita siamo nel gruppo di testa…. no, non va bene, “Enrico, rallenta!“, penso tra me… ma infondo mi va di tenere anche a me questo passo…. e finisce come deve finire: un pò alla volta veniamo passati da altre coppie, già nella prima salita….

La salita finisce e, dietro di noi, la pianura illuminata da milioni di luci rende l’atmosfera ancora più suggestiva…

Diversi tratti di sentiero rendono la vita difficile ai vari runners: spesso si scivola e si cade… ci si sporca di fango (ma questo è il meno) o, se si è più sfortunati,  ci si becca qualche bella botta… o peggio. Enrico, in questi tratti, procede a velocità costante….. io calo paurosamente il ritmo, meglio non fracassarsi sopra a qualche faggio…

Antico Troi degli Sciamani

Arriva il giorno, le stelle se ne vanno e la luce filtra tra le fronde delle betulle. Via la torcia a led. Ho voglia di caffè!

Antico Troi degli Sciamani

Si passano, un pò alla volta, i vari punti di controllo.  Al 30esimo km ci sono Simone Brogioni &  Cristina, menti della LUT (Lavaredo Ultra Trail, 90km sulle Dolomiti con partenza da Auronzo di Cadore… FINISHER!), fanno il controllo del materiale obbligatorio. A qualcuno (scoprirò poi leggendo la classifica) manca la giacchetta antivento… minuti preziosi di penalità! In queste gare la sicurezza viene prima di tutto… sul materiale obbligatorio non si scherza….. anche se pesa!

Antico Troi degli Sciamani

Una cosa che ho apprezzato particolarmente in questa gara sono i ristori: abbondanti… con tante cosine salate (salumi, formaggi, pane…..) da “assimilare”…. In questo ristoro mi dilungo un pò troppo, forse, mangio diversi paninetti…. che tiro giù con tè caldo…. Enrico mi guarda spazientito, come per dire “.. ci muoviamo o no? eh?” .. ma il suo metabolismo è diverso dal mio…. lui è un diesel… io, invece, consumo come un 125 truccato….

Antico Troi dei sciamani

Simone e Cristina (http://www.ultratrail.it/) al controllo del 30esimo km..

Dopo l’ennesimo paninetto si ricomincia a correre. A pancia piena….

Si corre in discesa e sul piano…. nelle varie salite si cammina, più veloci possibile, ma si cammina… Enrico ha il suo passo innarestabile: spesso si ferma ad aspettarmi… per poi nuovamente avanzare.

Penso innumerevoli volte (come ad ogni garea, del resto) a ma chi me lo fa fare…. ma poi basta la vista che si gode da alcuni punti o la maestosità di qualche albero probabilmente centenario per trovare una quasi immediata risposta.

Troi dei Sciamani

Enrico e io all’Antico Troi degli Sciamani

Passano i punti di controllo ed i ristori… e la fatica aumenta… diventa sempre più difficile correre, anche nei tratti pianeggianti… cerco di ingannarmi da solo, dicendomi che infondo mancano solo una ventina di km…. che presto sarà tutto discesa…. che, rispetto alla Lut questa gara è niente, che la fatica viene dalla testa e non dalle gambe (teoria discutibile, ma che fa sempre effetto)…. ma ormai mi conosco e questi auto-inganni psicologici poco funzionano….

Dal 60esimo km fino all’arrivo cè discesa. Una discesa con diversi attraversamenti non proprio facili, con un fango che rende le cadute ancora più facili… ma diverse corde tese lungo il sentiero danno una certa sensazione di sicurezza.

Dò fondo alle energie rimaste: in discesa si va giù come treni.. una bionda va giù a velocità sostenuta…. subito seguita da Enrico…. e io in coda…. si scivola, ci si aggrappa alle corde… e si corre.. si corre bene….

Ad un volontario che presidia un incrocio chiediamo quanto manca: “Poco, pochissimo! Uno, due km al massimo!

Purtroppo non sarà così: dò fondo alle ultime, poche, energie rimaste pensando di essere ormai al traguardo…. ma il traguardo non arriva, i km non sono ne uno ne due… di più… potrebbero essere 4 come 10…. il fatto è che sono stanco sia fisicamente che, e questo è peggio, mentalmente: il solito ma chi me lo fa fare inizia a ripetersi come un inesorabile mantra…

… il traguardo si fa vicino, ok, non è onorevole attraversarlo camminando…. corriamo sti 500 metri…. e, Enrico e io, passiamo il traguardo con un tempo di 12 ore e 30 secondi, 23 esimi su 73 coppie totali.

La classifica completa QUI

Pet. Cognome/Nome Gen. Cat. Cat. Tempo
40 TAGLIAFERRI MASSIMO/VIPIANA ANDREA 1 Maschile 1 8.55.51
75 BARNES PABLO/OLIVERI VIRGINIA 2 Mista 1 9.29.41
53 GALESI EMANUELA/GUERINI LUCA 3 Mista 2 9.31.20
80 ZANET FLAVIO/BUOSI STEFANO 4 Maschile 2 9.38.09
54 DE CONTI DANILO/MORANDIN LUCIANO 5 Maschile 3 9.51.48
11 TESTA ENRICO/FAVARETTO LUCA 6 Maschile 4 10.01.36
70 MARAZZI GIUSEPPE/ARRIGONI GIULIANA 7 Mista 3 10.08.36
66 CAVALLARO ANGELO/ROCELLI MICHELE 8 Maschile 5 10.38.36
34 LIEVORE SILVIO/MARCANTE MARCO 9 Maschile 6 10.51.00
39 FURLAN ALBERTO/SARTORI GIANMARIO 10 Maschile 7 10.57.28
74 MASSA FULVIO/PELLEGRINI ENZO 11 Maschile 8 11.02.35
83 SEMINO CARLO/GRASSI PIETRO ANTONIO 12 Maschile 9 11.02.35
26 PIAZZA LUCIANO/LAZZARINI NORVES 13 Maschile 10 11.09.33
52 CASTEGNARO LEONARDO/MORELLO FRANCO 14 Maschile 11 11.24.18
56 FRATTINI SILVIO/MENNI FABIO 15 Maschile 12 11.32.46
62 BERTO DAVIDE/MOSCHINI CRISTIANO 16 Maschile 13 11.40.02
37 FALOMO ANDREA/RANDAZZO ELISABETTA 17 Mista 4 11.45.23
4 FORNI ANDREA/DE MARTIN NICOLAS 18 Maschile 14 11.45.35
85 MARCHIORO GABRIELE/BREDA FRANCESCO 19 Maschile 15 11.47.44
49 BENEDETTI LUCIANO/ZAMMATTIO ROBERTO 20 Maschile 16 11.56.16
18 CAZZARO ALESSANDRO/CACCO LORIS 21 Maschile 17 11.58.33
46 ZUGNA DAVIDE/VIOLA ENRICO 22 Maschile 18 12.00.30
81 PIVA BARBARA/GENTILINI GIOVANNI 23 Mista 5 12.02.10
12 MAGAGNIN ALESSANDRO/CESCA NICOLA 24 Maschile 19 12.06.43
38 GALETTO LUCA/OLIOSI DANIELE 25 Maschile 20 12.07.59
1 NACCI MAURO/RIGO ROBERTO 26 Maschile 22 12.09.23
31 ZAMAI ANTONIO/CONARDI DAVIDE 27 Maschile 23 12.10.15
58 TONET LUCA/ULIANA WALTER 28 Maschile 24 12.27.26
84 CASTELLI SIMONETTA/BARTOLI CESARE 29 Mista 6 12.30.25
16 SARA GIORGIO/TARANTOLA STEFANO 30 Maschile 25 12.30.31
44 BRESSAN MAURO/CANZIAN PIETRO 31 Maschile 26 12.35.50
60 BOTTEGA ADELCHI/CASAGRANDE STEFANO 32 Maschile 21 12.38.09
77 CESCONETTO DANIELE/ULIAN VALERIA 33 Mista 7 12.51.24
9 MEZZACASA MICHELE/ZAGO ALBERTO 34 Maschile 28 12.54.13
41 AGNOLETTI LAMBERTO/PIOVACCARI FABIO 35 Maschile 29 13.03.36
45 CROSARIOL DAVIDE/FERRARI FABIO 36 Maschile 27 13.06.24
13 PICCIN MORENO/BARATTIN ENRICO 37 Maschile 30 13.09.04
48 MESSERI GIOVANNI/RAZZOLINI ILARIA 38 Mista 8 13.17.45
42 VISENTIN ALESSANDRO/CEVRO-VUKOVIC RENZO 39 Maschile 31 13.32.39
67 ZANCHETTA FRANCESCO/NARDI FRANCESCA 40 Mista 9 13.36.07
23 SCAZZOLI FRANCESCO/SCAZZOLI LORENZO 41 Maschile 32 13.40.10
57 BOLZAN ANDREA/REGINI MARCO 42 Maschile 33 13.41.53
59 FERRARI BRAVO GIORGIO/FOSSALI ANTONIO 43 Maschile 34 13.43.10
68 TONIN ANDREA/CARBONE GIANLUCA 44 Maschile 35 13.45.33
15 PERINI ALESSANDRO/NENZ MICHELE 45 Maschile 36 13.49.55
36 DARTORA NICOLA/BRUNETTA CHRISTIAN 46 Maschile 37 13.52.15
19 LORENZI THOMAS/DAL MONEGO GABRIELE 47 Maschile 38 13.53.54
65 LOVATTI VALTER/MARMONTI OSVALDO 48 Maschile 39 13.55.10
72 ZANARDO ENRICO/DEL LONGO PAOLO 49 Maschile 40 14.06.03
86 TOMASI ROBERTO/SEGAT CHRISTIAN 50 Maschile 41 14.13.27
64 CAPPELLARI ELEONORA/POLLINI ENRICO 51 Mista 10 14.18.37
30 GRESSANI GIANNI/BERNARD ELIA 52 Maschile 42 14.25.35
7 FINI ROBERTO/ROVATTI MARCO 53 Maschile 43 14.29.02
78 MARTINUZZI ANDREA/GIANNO NICOLA 54 Maschile 44 14.29.25
25 MILANI MIRKO/DE BIASI LUCA 55 Maschile 45 14.36.09
6 RONGIONE SANDRO/MARMIFERO DARIO 56 Maschile 46 14.40.53
88 BADIN PAOLO/TOSCAN LIA 57 Mista 11 14.43.44
55 ULIAN ILARIA/FAVARO ANTONELLA 58 Femminile 1 14.43.54
82 BIANCHINI FABIO/SANTIN LUCIANO 59 Maschile 47 14.51.09
69 CHIUSSO ALESSIO/COCO DANIELE 60 Maschile 48 14.51.12
27 LANZA BRUNO/IZZO ANDREA 61 Maschile 49 14.51.28
43 DI DONATO ANDREA/MANZO SERGIO 62 Maschile 50 14.51.30
63 CHIERICI STEFANO/GIARDINI GIOVANNI 63 Maschile 51 14.53.57
3 GRECO MARIA RAFFAELLA/ORTOLAN ROBERTO 64 Mista 12 15.02.26
50 RIGOLLI ARMANDO/BELLINI MARIA ELISABETTA 65 Mista 13 15.15.04
5 LOVISETTO FABIO/CREAZZA MARA 66 Mista 14 15.18.06
47 MARIN GIORGIO/BISCA STEFANO 67 Maschile 52 15.24.41
76 BOCCASSI GIULIA/AUTELLI ROSANNA 68 Femminile 2 15.26.55
71 MASIERO NATALINA/GIORA ALDO 39 Mista
28 SCHIOCCHET ENRICO/TESSARI RITA 70 Mista
22 VIDOTTO PAOLO/BRAIT DEANA 71 Mista
2 FURLANETTO MARTA/LOVISETTO ROBERTO 72 Mista
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CCC (Courmayer,Champex,Chamonix)

settembre 30th, 2010

CCC

Pubblico molto volentieri il racconto di Adriano Grion sulla “sua” CCC, ultratrail che si tiene nella splendida cornice del massiccio del Monte Bianco…. Buona lettura!

Venerdi 27 agosto alle ore dieci si concretizzava un sogno desiderato da mesi.

La mia richiesta di iscrizione era del novembre 2009, la conferma della mia accettazione era di fine gennaio e da lì una lunga preparazione fatta di allenamenti,di gare, di collaudo materiali; al fine di partecipare alla Ultra Trail du Mont Blanc.

Le mie credenziali mi permettevano di partecipare alla CCC (Courmayer,Champex,Chamonix), la più piccola delle quattro gare, ma di tutto rispetto, considerati i suoi 98 chilometri e i 5600 metri di dislivello ed un tempo massimo di 26 ore.

CCC

La partenza della CCC

Alle dieci di quel venerdì le premesse non sono delle migliori: una leggera pioggia stava bagnando i 1800 assiepati sotto lo striscione di partenza a Courmayer. Dopo lo start la pioggia ci accompagna per tutta la prima salita fino al rifugio Bertone dove era posizionato il primo controllo ed il primo ristoro, siamo al 12 km e abbiamo fatto i primi 800 metri di dislivello, la salita continua sempre sotto la pioggia fino ad arrivare al 17 km dove tocchiamo il punto più alto della gara siamo sul Tete de
Tronche
a 2584 metri, dove mi vesto per il forte vento, e finalmente non piove più.

Salita

Inizia una lunga discesa che ci porta ,passando per il rifugio Bonatti ( 22 km 2010 mslm) , ad Arnuva, siamo al 27 km la temperatura si è decisamente alzata, scorci di sereno si aprono sul massiccio del monte Bianco scoprendo il ghiacciaio della Grandes Jorasses.

Mi ristoro, mi sento bene e affronto la seconda delle cinque salite in programma. Scollino a quota 2537 sul Gran Col de Ferret ed entriamo in territorio svizzero.

Salita

Non sono mai stato in Svizzera e farlo di corsa attraverso le montagne senza dogane, mi fa sentire decisamente libero. Sono le quattro del pomeriggio in sei ore ho fatto 31 km e sono decisamente sotto alla mia tabella di marcia. Ad un pallido sole si affianca un forte vento che mi accompagna per tutta la discesa fino ad una malga in località Le Peule (35 km); un veloce ristoro e giù ancora per sentieri, strade bianche ed asfaltate fino a La Fouly (41 km 1598 mslm) .

CCC

Qui mi fermo al punto di controllo e di ristoro, bevo brodo caldo, riempio il mio camel bag e mi vesto perché comincia a piovere.

Un lungo trasferimento su asfalto attraverso paesini ci fa perdere quota fino ad arrivare a Praz De Fort ( 49 km 1151 mlsm); da qui comincia una salita nel bosco fino a Champex du Lac.

Sono completamente bagnato ma felice di essere arrivato al 55 chilometro alle otto di sera, prima del buio. Qui mi prendo una lunga sosta ( quasi un’ora) dove mi metto vestiti asciutti, mi ristoro abbondantemente e prima di uscire, mi bevo una abbondante tazza di caffè.

E’ iniziata la parte notturna della gara, la pila frontale illumina il mio percorso e la pioggia che continua a scendere. Attraverso un bosco in discesa dove il terreno è molto allentato dal passaggio dai trailers che mi hanno preceduto e dalla copiosa pioggia.

ccc

Lasciamo una carrareccia e cominciamo a salire lungo un sentiero ripido dove sembrava di camminare su un torrente vista l’abbondante acqua che scendeva. Guadagnata quota facciamo un traverso su un sentiero erboso lungo il quale vedo apparire la luna e qualche stella: ho la speranza che smetta di piovere, ma invece sale un forte
vento che ci accompagna fino allo scollinamento de La Bovine ( 65 km 1987 mlsm).

CCC

La discesa è un incubo: pioggia vento, fango, la fatica si fa sentire mi prende una piccola crisi che per fortuna dopo un pò se ne va.

Arriviamo a Trient ( 71 km 1330 mlslm) ed è appena passata la mezzanotte , anche qui posto di controllo, ristoro veloce e via, sono troppo concentrato e voglio affrontare subito la penultima salita: più di 700 metri di dislivello in 5 km.

Il sentiero è ripido ma costante: prendo un buon ritmo con l’aiuto dei bastoncini. Piove, ma per fortuna non c’è vento, arrivo a Catogne (76 km 2027 mlslm). Siamo in territorio francese, per me è una liberazione nonostante il forte vento e la pioggia ,perché sento la fine della gara avvicinarsi, prima di affrontare la penultima discesa, il solito controllo e un pò di te caldo, giù con in testa 800 metri di dislivello da fare prima di affrontare l’ultima salita.

La discesa è peggiore di quella precedente: fango e acqua fino ad arrivare all’ultimo prato dove vedo luci e sento applausi al passaggio dei concorrenti. Arrivo a Vallorcine alle 3 e 30 del mattino (81 km 1260 mlslm), lo stomaco comincia a darmi qualche problema, entro nel locale di ristoro dove noto un certo fermento molto diverso rispetto a quello che avevo potuto osservare nelle altre soste, ma non mi preoccupo.

Avevo in testa solo l’ultima salita e poi l’ultima discesa fino a Chamonix. Bevo un pò di te caldo strizzo dall’acqua i guanti e esco.

Piove mi faccio coraggio e vado, non faccio in tempo a fare poche decine di metri che vengo fermato da due ragazzini francesi che mi sbarrano la strada con un: “fermè”.

Chiedo spiegazioni, ma non ci capiamo, per fortuna incontro degli italiani che mi dicono che la gara è stata sospesa a causa del forte vento sull’ultima salita e l’organizzazione non se la sente di farci proseguire, cerco smentite, ma purtroppo è tutto vero, i miei sogni si spengono quando annunciano l’arrivo del bus che ci porta tutti a Chamonix.

Attendo il bus sono bagnato batto i denti dal freddo, i miei pensieri vanno ai mesi di preparazione alla pazienza della mia famiglia che ha atteso con me questo momento,consapevole del fatto che da lì a poche ore avrei finito con onore la Ultra Trail du Mont Blanc.

Posso commentare dicendo che solo la pioggia ha potuto fermarmi!

Rimane in me un ricordo indelebile di 17 ore e mezza di gara in terreni a me sconosciuti in condizioni meteo decisamente difficili, dove ho potuto mettere a prova
i miei limiti.

Adriano Grion

CCC

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Lavaredo Ultra Trail (secondo giorno)

giugno 22nd, 2008

Il risveglio non è proprio dei migliori a causa del russare continuo e fastidioso di qualche atleta.. vabbè…. capita…. anche i super-atleti sono esseri umani (ma solo quando dormono)!

Mi vesto da “civile” e vado a far con calma una colazione a base di caffèlatte, pane e marmellata… preparo il camel bak: barrette energetiche, due power… e un litro di integratore. Lascio la macchina digitale in stanza: me ne pentirò, occasioni per fare foto ce ne saranno parecchie… veramente un peccato…. :-(

Applico il pettorale sulla canottiera della Running World: numero 472, speriamo che porti fortuna…

Un pò alla volta gli atleti si portano nei pressi del prato, antistante la Villa Gregoriana, su cui è stabilita la linea di partenza (mt 1.120). Mi sistemo a poco più di metà gruppo.

Alle otto e qualcosa, di una domenica mattina di sole, parte la seconda Lavaredo Ultratrail… la mia prima corsa in montagna di 53 km….. non mi sento proprio tranquillo, speriamo la schiena regga e non faccia scherzi.

Subito dopo la partenza il prato sparisce e gli atleti confluiscono in uno stretto sentiero… in salita, ovviamente.

In fila indiana si procede lentamente, scherzando….. “Dai, non è mica così dura!” – “Pensavo peggio!”. Dopo una ventina di minuti le battutine spariscono e si cerca di risparmiare il fiato.

La salita porta fino al rifugio città di Carpi (mt 2.100), situato nei pressi di Forcella Maraia.

In cima alla forcella prendo un pò di fiato e mi sparo la prima barretta della giornata, che mangio durante discesa. Il sentiero è costituito da una comoda carrozzabile, spesso attraversata da piccoli torrenti che permettono di abbeverarsi senza utilizzare l’integratore del Camel Bak.

La discesa è lunga: inizio con un ritmo lento, inutile sforzarsi troppo dopo la salita appena conclusa… e i crampi sono sempre in agguato. Vengo sorpassato da qualche corridore… mi supera anche un tipo con la bandiera tricolore sul zaino e la scritta “micetto“.. ah, è uno di quelli premiati ieri per i trail autogestiti…. mi metto nella sua “scia” ed aumento il ritmo… il “Micetto” corre veloce e si sorpassa…. ad un certo punto ha un rallentamento improvviso (scarpe? crampi?), ma continuo alla corsa… fino alla salita…

Poco dopo la fine di questa prima, bella, discesa, c’è il simpatico Brogioni che prende nota di chi passa…

Gli chiedo a che punto sono:

“..175… donne comprese!”

Donne: chiamarle donne secondo me è “riduttivo”.. le donne conosco io alla domenica se ne stanno con le chiappe in bella mostra al mare o fanno dei tour per centri commerciali alla ricerca delle scarpe della loro vita… queste qua, invece…. grandissime, uno scacco al mio maschilismo! ;-)

La discesa finisce e inizia la lunga e dura salita che porterà fino a Forcella Lavaredo a quasi 2.500 metri di altezza….

La salita, nel tratto iniziale è bella in ombra… tra gli alberi… cammino prima a passo spedito, per poi rallentare e perdere posizioni… un pò alla volta compare alla vista quella che dovrebbe essere la fine della salita….. cazzo… sembra lontanissima…. e ripidissima…. mi fermo per prendere fiato…. altra barretta….

.. è dura…
…è dura…
.. è dura…  cazzo se è dura… ma l’ha detto anche Brogioni…

… essere fermo, sul margine del sentiero, appena a inizio gara, con la gente che lentamente avanza e ti passa… è bruttissimo… il sollievo iniziale, per la sosta, diventa ben presto rabbia….

.. alzite e movi el cul!!!!!!!
.. alzite e movi el cul!!!!!!!
.. alzite e movi el cul!!!!!!! Adesso!

Ricomincio lentamente la salita, gli alti alberi che all’inizio facevano ombra hanno lasciato il posto ai pini mughi, fa sempre più caldo…

…un torrente taglia il sentiero…

…saremo una quindicina che ci fermiamo per rinfrescarsi, far rifornimento d’acqua…

….sembriamo un branco di bestie assetate….

..ma per fare una gara del genere bisogna essere un pò “bestie”….

…le dure salite, il caldo, i torrenti che bagnano i piedi, i sassi, le radici degli alberi che tagliano i sentieri, i ghiaioni, i sassi che entrano nelle scarpe… bisogna essere un pò bestie per sopportare (e trovare piacevole!) tutto questo..

Finalmente la salita finisce, all’inizio non capisco bene il punto in cui ci troviamo… poi compaiono le pareti di neve…. “La Forcella Lavaredo!”.. mi sembra di essere a casa… mi sembra di aver finito già la gara… infondo a Misurina manca poco, è tutta discesa…. e, arrivato a Misurina, mancherà tutto sommato poco…. aumento il ritmo e faccio qualche sorpasso…. Ah, quanto mi sto sbagliando!

Il tratto tra la Forcella Lavaredo e la Forcella Col di Mezzo è sicuramente il più panoramico di tutta la gara.. le Tre Cime del Lavaredo sorvegliano gli atleti… chissà quali altre gare offrono un percorso del genere….

Nella discesa verso Misurina sorpasso la “Rossa”, una tipa che costituirà uno dei tanti riferimenti in gara…. la Rossa, la tipa con le gambe tatuate, la tipa in blu, la coppietta, il tipo pelato… riferimenti che magari sorpasso per poi, però, venir nuovamente superato.. fa parte del gioco… :-)

La discesa è lunga, rallento… Arrivo al piccolo ristoro nei pressi del casello per la strada a pedaggio che porta al rifugio Auronzo, camminando. E io pensavo di essere già arrivato.. solito ottimista….

Corro, cammino, corro, cammino…. incomincio a pensare ad un ritiro… a Misurina c’è il recupero dei ritirati…. chiedo quanto manca …

“Poco, ancora una ventina di km….” Cazzo, venti km…. di salita e discesa… con 30 km già sulla groppa….

Non ce la faccio…
Non ce la faccio…
Non ce la faccio… Meglio ritirarsi a Misurina…

Arrivo al incrocio sulla strada di fronte al Lago di Misurina. Una “civile”, comodamente seduta nei pressi del ristorante-bar sulla sinistra (odore di polenta.), prima del punto in cui si attraverserà la strada, mi guarda e, con aria rassegnata, mi dice:

“Basta?”

“.. faccio solo un pò di pausa….”, le rispondo con un falso sorriso…

Col cazzo che mollo…
Col cazzo che mollo…
Col cazzo che mollo… mai!

Mi accodo ad un altro corridore, sicuramente più preparato, e cerco di tenere il suo passo. Percorro tutto il tragitto di fianco al Lago di Misurina cercando di stargli dietro.

I gitanti se ne stanno tranquilli e beati a prendere il sole lungo il lago, qualcuno applaude e incita. Qualcuno se ne sta sui pedalò in mezzo il lago, a prendere il sole…. e qualcuno corre da 30 e passa kilometri. Altri modi di utilizzare il tempo libero, infondo.

Inizia l’ultima, dura, salita. Si passa Malga Misurina. Odore di polenta. Fame. La salita continua… fermate per prendere fiato. Bellissima vista sul lago di Misurina. Siamo in alto. Pausa barretta. Prendi fiato. Forza, pensa alla discesa. Pensa all’arrivo. Alla strada già fatta.

Si arriva finalmente a forcella Popena: fine della salita.

Il paesaggio mi piace, trovo questo punto della gara come il più bello, dopo la vista sulle Tre Cime.

Rimangono solo 15km di salita da fare. In discesa. Le paure del ritiro sono un lontano ricordo. Qualche scarica di adrenalina fa aumentare l’entusiasmo.

La discesa inizia con una serie di scalini, dei segnali ed un volontario, raccomandano di scendere con attenzione. Ok, non farò cazzate proprio adesso. Il sentiero taglia dei piccoli ghiaioni, ci sono alcuni concorrenti in difficoltà nella discesa, evidentemente la ghiaia non riscontra delle loro simpatie.

Io gli adoro, i ghiaioni.

Letteralmente. Durante le “classiche” due settimane di vacanze in montagna, da piccolo, non vedevo l’ora di lanciarmi a capofitto giù per i ghiaioni…. più che di correre si tratta di saltare… saltellare da una parte all’altra, sui talloni e con il peso verso monte… affondando i piedi nella ghiaia che fa da freno… bellissimo!

… il sentiero fa zig-zag nella ghiaia… taglio dritto…. credo sia uno dei momenti in cui mi trovo meglio in tutta la gara! Era ora, dopo trenta e passa chilometri!

Mi entrano sassi nelle scarpe. Li toglierò dopo, con la calma. Finito il tratto sulla ghiaia, torno ad una velocità normale, più consona ai miei stati… corro lentamente, vengo superato da chi avevo superato a mia volta durante il primo tratto di discesa… non ha tanta importanza, mi sono divertito….

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Lavaredo Ultra Trail (Giorno 1)

giugno 21st, 2008

Alle 8.00 di sabato mattina, percorrendo il tratto d’autostrada che percorre il carso triestino, penso che 50 km di corsa in montagna sono tanti…..

La mia prima (e unica) esperienza di un lungo “trail” risale a dicembre, con quella gara-non gara che è la “Cavalcata carsica”, corsa di 50km lungo il sentiero numero 3 del carso, sentiero che percorre tutte le alture che costituiscono il confine con la vicina Slovenia, da Pese a Jamiano. In dicembre, finirla, mi sembrava impossibile….

Ma i dislivelli del sentiero 3 non possono essere minimamenti paragonati a quelli della Lavaredo Ultra Trail….. le altimetrie parlano chiaro! Altra storia!

Il Garmin mi porta fino a Palus San Marco dove si trova la Villa Gregoriana: passerò qui la notte (23 euro con lenzuola, 5 euro per la cena con un prezzo “politico”) in uno dei dormitori forniti dalla struttura, assieme agli altri concorrenti.

La giornata è bella ed approfitto subito per fare una “passeggiata”: lascio la Opel prima del casello di accesso alla strada che porta fino al Rifugio Auronzo (20 euro per accedere con la macchina!!!!!!!) e mi incammino lungo un sentiero che porta fino al rifugio.

Era da tempo che non passeggiavo in tutta tranquillità, armato di macchina fotografica, in montagna: l’aria è sicuramente diversa da quella che si respira nella zona industriale di Trieste… per non parlare del profumo di montagna che si respira ad ogni passo… i polmoni ringraziano!

Arrivo nei pascoli sottostanti al rifugio Auronzo: anni fa (una quindicina?) avevo campeggiato con l’amico Max su questi prati…. indimenticabile quando la Ferrino, appena montata, è iniziata a rotolare giù per il pendio…. con le mucche impaurite da questo strano oggetto rotolante e Max dietro che correva….

Il rifugio Auronzo, con i camper, le moto e le corriere parcheggiate davanti mi dà l’impressione di tutto meno che di un rifugio: proseguo a destra, in direzione del più modesto e tipico rifugio Lavaredo.

Ci sono un sacco di umani in fila lungo il sentiero, della tipologia più varia: il motociclista tutto sudato perchè indossa ancora la tuta di pelle, la vecchietta con le scarpette della domenica, la famigliola con i marmocchi urlanti….

Non vedo l’ora di rivedere le Tre Cime del Lavaredo dal sentiero che porta verso il Rifugio Locatelli: arrivo e passo il rifugio Auronzo camminando velocemente (risparmiare energie per domani no, eh?) e arrivo al “portale” di neve che porta verso il Locatelli a destra o verso le Tre Cime a sinistra.

C’è un segnale il logo della Ultra Trail: domani giremo di là, verso le pendici delle Tre Cime…. poi verso l’Auronzo e poi giù, verso il lago di Misurina…. per poi risalire, scendere, risalire…. meglio non pensarci troppo…. godiamoci il panorama e il sole…

Arrivo a Locatelli percorrendo il sentiero che, qualche hanno fa, avevo percorso durante la “Maratona delle Tre Cime“, la prima gara in montagna che ho fatto. Partenza da Sesto, Val Fiscalina, Rifugio Comici, Rifugio Pian del Cengia… e poi arrivo, sotto la pioggia, un indimenticabile arrivo al rifugio Locatelli. Ricordo l’impressione nel vedere la gente arrampicarsi lungo il sentiero…. altro che corsette in piano….

Il Rifugio Locatelli è chiuso: niente tè e strudel… ritorno sui miei passi e prendo il sentiero che porta verso il rifugio Auronzo, in modo da “circumnavigare” le Tre Cime del Lavaredo…

La vista sulle Tre Cime è fantastica…. sarà la decima volta che passo in questa zona per vederle…. con passi incerti da bambino, con la voglia di farsi male in Montain Bike (quella volta della tenda che rotolava con Max… Misurina-Sesto-Vajont-Erto in tre gg di bici sotto la pioggia…), di corsa domani….

Il sentiero passa un piccolo guado (domani ce ne saranno diversi) per poi proseguire in salita. Domani si passerà di qua, chissà in che condizioni sarò… Piccola malga sulla destra, approfitto dell’acqua della fontanella…

Il sentiero prosegue fino ad un bivio: un cartello della Ultra Trail indica di andare giù, a destra…. non oggi, grazie, io proseguo dritto, verso l’Auronzo per poi ridiscendere verso Misurina…

Torno alla Villa Gregoriana: adesso c’ è un pò di gente…. si incomincia a respirare l’aria della competizione…. completo le formalità dell’iscrizione, consegnando il certificato medico, ritiro il pettorale e il pacco gara (bello lo zainetto!).

Incontro dei “compaesani”, che ho conosciuto durante i primi allenamenti con la Running World per la Cavalcata Carsica, XXXX e YYYY che mi presentano un “certo” Claudio, penso che sia il parente di qualche corridore…. Si parla della gara, delle difficoltà che ci potranno essere, se il sentiero sarà ben segnato o meno….

Alle 18.30 inizia il Briefing con la presentazione del percorso della gara e le premiazioni dei partecipanti ai vari trail autogestiti nati in senno al sito www.spirtotrail.it. Un trail “auto-gestito” non è una vera gara… le premiazioni si basano sulle partecipazioni… si materializzano persone che conoscevo “virtualmente”, avendo letto i loro post sul forum del sito dedicato a questa gara (www.ultratrail.it) o su www.spiritotrail.it.

Dopo una cena a prezzo politico (5 euro per primo piatto e da bere), caffè e subito a dormire, che domani sarà dura…

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