Author Archive

Feliz Dìa

novembre 20th, 2010

San Cristobal de Las Casas

Feliz Dìa

San Cristobal de Las Casas (Chiapas) è una delle località del Messico che più mi sono rimaste nel cuore dopo i due viaggi in Messico, uno di un paio di settimane (una settimana di tour nello Yucatan e una settimana all-inclusive da turista “classico” a Playa Del Carmen) e, due anni fa, di un mese in mezzo, zaino in spalla, alla ricerca di un viaggio da raccontare per lungo tempo…

Qui siamo nello zocalo (piazza) principale della cittadina, il secondo giorno di viaggio, dopo che io e l’amica Elena siamo riusciti a prendere il volo da Città del Messico a Tuxla Gutierrez al “volo”… Un turbinio di colori sgarcianti e un sole accecante sono l’inizio di questo viaggio….

Vedi: San Cristobal de Las Casas

Share

Attesa

novembre 19th, 2010

Attesa

Attesa

Mentre stavo per entrare nel rifugio posto sulla cima del Monte Nevoso , mi sono accorto di questo cucciolo che aspettava il padrone “scappato” al caldo….  come non venire attratti da uno sguardo così? E dar una “grattatina” a questo simpatico quattro-zampe?

Share

Dalla vedetta Tiziana Weiss

novembre 18th, 2010

Vedetta Tiziana Weiss

Arbusto di Sommaco e vele sul Golfo

… l’idea è quella di mettere una foto al giorno ( con WordPress è possibile schedulare la pubblicazione dei post…), vediamo quanto dura…

Inizio con questa foto scattata lungo la Passeggiata Tiziana Weiss, tra Sistiana e Aurisina.

Finivo spesso da queste parti con la MTB, partendo da Sistiana, da casa della nonna…. adesso ci arrivo correndo, magari partendo dalla Baia di Sistiana (dove il BeachComber se ne sta beatamente ormeggiato) per finire al Porticciolo di San Bartolomeo (confine con la Slovenia), dopo 60 km di corsa (vedi post)….

Carso e mare: due elementi a cui difficilmente potrò mai rinunciare…

Share

Cormor Ultra

ottobre 25th, 2010

Cormor Ultra, 70 km di corsa continua da Buie a Marano Lagunare.

Sito ufficiale: http://www.gmudinesi.it

….. la sveglia suona alle 4.00…. ma i soliti “..ancora 5 minuti..” mi fregano e mi alzo alle 4.20…. caffè veloce, borsone al volo e raggiungo subito Enrico che mi aspetta sotto casa… destinazione Marano Lagunare.

Il tempo è infame: a Trieste soffia bora forte che, per fortuna, si attenua di molto in quel di Marano Lagunare (e durante tutto il resto del percorso..). Correre con la pioggia è fastidioso, ma correre con la pioggia e il vento…  per 70 km poi… no, non è decisamente da gente normale.

Cormor Ultra

Il percorso della Cormor Ultra

A Marano (l’ultima volta che sono stato da ste parte è stato, credo, alle medie, con la consueta gita con il barcone di Geremia alla scoperta della fauna avicola e delle bellezze della laguna di Marano) ci incontriamo con altri runners, ritiriamo i pettorali e, con la corriera, raggiungiamo il lontano punto di partenza, Buie, oltre Udine.

Questa, almeno per me, è una gara anomala: 70 km di pianura, senza dislivelli assurdi e discese spacca-gambe… ci saranno un paio di strappetti malefici (fango e relativo “volo”) ma niente di che rispetto alle altre ultra/skyrace fatte duranto l’anno…  e questo mi fa felice! Finalmente una gara di “corsa”…

Riuscirò a correre senza fermarmi (ristori a parte!) per 70 km?

Si arriva a Buie, ci si cambia veloci…

Cormor Ultra

Cormor Ultra : lungo il percorso

Siamo una cinquantina di ultra-maratoneti (quanto mi piace sta parola… “ultra-maratoneta”…) sulla linea di partenza, sotto una pioggia debole ma insistente.

Ivan Cudin (vincitore della Spartatlon e, per questa gara, in “borghese”) ci fa un globale “in bocca al lupo”… si parte!

Enrico passa subito nelle prime linee…. io,  più moderato, decido di correre “in tranquillità”, cercando di portarla a termine entro le 7 ore: considerando le altre ultra fatte e il mio tempo in maratona di 3.15 credo che entro le 7 ore sia un traguardo raggiungibile…. vedremo!

Cormor Ultra

Si corre bene, alcuni tratti sono molto belli, con scorci sul torrente Cormor… altri, e mi viene in mente il tratto nella zona dello stadio Friuli, tremendi, soprattutto per la presenza di macchine che sfrecciano veloci…. forse qualche volontario/cartello in più che indichi la presenza di runners in corsa avrebbe servito….

I primi 50 km passano “veloci”, senza particolari problemi….  la pioggia rompe, ma nulla di tremendo. Un paio di brevi strappi in salita sono resi insidiosi dal fango: si scivola, in uno di questi (verso la fine della gara), scivolo e cado rovinosamente…  ma tanta scena e pochi danni…

Bello correre senza zaino: i ristori sono frequenti e il percorso ben segnato…  corro in totale relax. Strana sensazione, piacevole, direi!

Arriva poi l’immancabile crisi, gambe dure, ma non cammino mai…. corsa lenta, lentissima, una lumaca zoppa lungo un rettilineo mi sorpassa ma non cammino mai… vengo sorpassato da un paio di runner che a mia volta avevo superato… mi sorpassano con il consueto “Dai, FORZA!”… poi, uno alla volta, spariscono lungo il lungo e interminabile rettilineo…. la crisi, come tutte le crisi, passa e, ripetendo un mantra prima mentale poi a bassa voce che mi dia “forza” aumento il ritmo…. vedo in lontananza uno degli atleti che mi ha sorpassato prima… un pò alla volta recupero…. passo e saluto… poi rivedo l’altro… passo e nuovamente saluto….  il ritmo è tornato ad essere decente…. bene!

Taglio il traguardo  della Cormor Ultra in 6h e 38 minuti : bene, benissimo! Sono 15 esimo assoluto e terzo di categoria… bene, benissimo!

Cormor Ultra

Cormor Ultra

… mmm.. sembro stanco!

Dal traguardo mi trascino alle docce… trovo Enrico:  è arrivato dodicesimo, undicesimo maschile, con 6h e 19 minuti… grande!

Il primo, Massarenti Paolo, ha tagliato il traguardo in 5h e 10 minuti… stica…. !! Complimenti!

Share

Antico Troi degli Sciamani

ottobre 9th, 2010

Antico Troi degli Sciamani,  Ultra Trail di circa 69 km sul Cansiglio.

Sito ufficiale: http://www.anticotroideglisciamani.it/

Circa 4.500 metri di dislivello positivo. Gara a coppie. Partenza alle 4.00 da Vittorio Veneto….

Gara qualificante per l’Ultra Trail du Mont Blanc con 2 punti…

…. Il Cansiglio. Ci siete mai stati? Io no. Non prima di aver fatto questa bella ultra maratona in compagnia di Enrico che, volente o no, ha dovuto adeguare il suo passo al mio…. posto incantevole, da tornarci, a far quel migliaio di foto, a camminare… Questa gara è stata un ottima occasione per conoscere una nuova località da aggiungere alla infinita lista dei posti da rivedere….

Troi SCiamani

Il percorso del Troi degli Sciamani

Ma torniamo un attimo a parlare del Cansiglio. Wikipedia gentilmente ci informa che:

Il Cansiglio è un vasto altopiano prealpino situato tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone.

L’altopiano del Cansiglio si eleva rapidamente dalla pianura sottostante oltre i 1.000 m d’altitudine. Si tratta invero di una conca “coronata” da alcune cime rocciose: ad sud-ovest il Costa, la Cima Valsotta, il Millifret e il Pizzoc, che lo dividono dalla Val Lapisina, ad est il gruppo del Cavallo, oltre il quale si trova il Piancavallo.

Sull’altopiano sono presenti vari fenomeni di origine carsica, in particolar modo doline e foibe. I più celebri sono il Bus de la Lum, il Bus della Genziana e l’Abisso del Col della Rizza; sono tutti e tre molto profondi, circa 200 m il primo, 585 m il secondo e 794 il terzo. Il Bus de la Lum, che in italiano significa “buco della luce” ricorda l’antica consuetudine di gettarvi le carcasse dei capi di bestiame morti per malattia, cosa che dava frequentemente luogo a fuochi fatui.

Faggi

.. faggi…

Quasi tutto il suo territorio è ricoperto da selve che prendono nell’insieme il nome di bosco o foresta del Cansiglio. Predomina soprattutto la faggeta, autoctona, sviluppatasi su substrati carbonatici, ma sono presenti ampiamente specie non autoctone, come le aghifoglie (soprattutto abete rosso). Le particolarità climatiche della conca, inoltre, fanno sì che la distribuzione delle specie vegetali sia invertita, per cui piante tipiche degli ambienti più freddi si trovano a basse altitudini e viceversa.

Vasti spazi, ubicati soprattutto nella conca, sono adibiti a pascolo e ancor oggi vi si pratica la pastorizia (ovini e bovini soprattutto).

Wikipedia nomina la faggeta (…imponente! ) e le aghifoglie… ma si dimentica delle betulle: vi assicuro che la luce dell’alba che filtra in una foresta di betulle (quelle del Cansiglio durante la gara, ovviamente) non lascia indifferenti. Soprattutto quando mancano ancora una quarantina di km all’arrivo…. e Enrico “tira” di brutto…..

E non nomina nemmeno tutto il sottobosco ricoperto di muschio, i funghi, lo spettacolo delle nubi che si alzano dal basso…

…………

Enrico passa a prendermi alle 18.00. Poi via, veloci verso Fregona, per ritirare il numero di pettorale (lo stesso per entrambi, visto che si corre a coppie) e sistemarsi per la notte (nella palestra messa a disposizione per la manifestazione). A fregona incontriamo subito Bad (uno degli artefici, con Alberto, del bel allenamento invernale in notturna da Barcis a Piancavallo…) e Lia,  una dei partecipanti di Estremamente Parco, gara di 110 km nelle Prealpi Giulie (vedi racconto di Enrico).

Si va a mangiare nel capannone, pieno di atleti, organizzato per l’evento (anzi, gli eventi, visto che si svolgerà anche l’Ecomaratona dei Cimbri): il cibo non manca…. salumi, formaggi, pasta… diciamo che vado a dormire soddisfatto, con la pancia piena…!

Ci sistemiamo nella palestra: e so già che non dormirò nulla…. Su 50 persone che dormono, sicuramente, almeno, una russerà…. Sono stato ottimista: di persone che russano ce ne sono almeno tre… non chiudo occhio…. mentalmente minaccio i “russatori” : se domani vi becco in gara, vi faccio sgambetto…

Antico troi degli sciamani

Paolo, Io, Enrico e Lia nella palestra/dormitorio

Alle 2.00 c’è la sveglia. Colazione. Poi via, mezzi rinco (io più che mezzo), con il pullman verso la partenza, in piazza a Vittorio Veneto.

Il tempo atmosferico è clemente, anzi, clementissimo: ha smesso di piovere e si vedono le stelle. Il fango non mancherà, ma quello fa parte della “coreografia”.

Nella oretta che precede la partenza si chiacchera delle varie gare fatte o che si faranno…. qualcuno racconta della Ultra Trail del Monte Bianco (annullata causa mal tempo), si parla di quella “follia” che è il Tor Des Geants (http://www.tordesgeants.it), 330 km da percorrere lungo le più alte cime delle Alpi con 24000 D+, da fare in 150 ore max….  Bad mi nomina una più “modesta” ultra che parte da Buia (Udine) e arriva a Marano Lagunare, la Cormor Ultra …. 69 km da fare lungo il torrente Cormor…. segnata!

Antico Troi degli Sciamani

.. Enrico, Lia, Paolo e MeMedismo poco prima della partenza, alle 4.00 di mattina..

Ore 4.00.  88 coppie alla partenza in quel di Vittorio Veneto, coppie illuminate dalle torce a led. Si parte, subito in salita….

Enrico tiene subito un passo che mi preoccupa….. la mia idea (ma solo mia, evidentemente..)  era di partire piano, a metà gruppo…. di lasciar passare indenne la prima salita…. di fare l’atleta cosciente dei propri limiti… ma tutti i miei buoni propositi finiscono a quel paese…..

Nella prima salita siamo nel gruppo di testa…. no, non va bene, “Enrico, rallenta!“, penso tra me… ma infondo mi va di tenere anche a me questo passo…. e finisce come deve finire: un pò alla volta veniamo passati da altre coppie, già nella prima salita….

La salita finisce e, dietro di noi, la pianura illuminata da milioni di luci rende l’atmosfera ancora più suggestiva…

Diversi tratti di sentiero rendono la vita difficile ai vari runners: spesso si scivola e si cade… ci si sporca di fango (ma questo è il meno) o, se si è più sfortunati,  ci si becca qualche bella botta… o peggio. Enrico, in questi tratti, procede a velocità costante….. io calo paurosamente il ritmo, meglio non fracassarsi sopra a qualche faggio…

Antico Troi degli Sciamani

Arriva il giorno, le stelle se ne vanno e la luce filtra tra le fronde delle betulle. Via la torcia a led. Ho voglia di caffè!

Antico Troi degli Sciamani

Si passano, un pò alla volta, i vari punti di controllo.  Al 30esimo km ci sono Simone Brogioni &  Cristina, menti della LUT (Lavaredo Ultra Trail, 90km sulle Dolomiti con partenza da Auronzo di Cadore… FINISHER!), fanno il controllo del materiale obbligatorio. A qualcuno (scoprirò poi leggendo la classifica) manca la giacchetta antivento… minuti preziosi di penalità! In queste gare la sicurezza viene prima di tutto… sul materiale obbligatorio non si scherza….. anche se pesa!

Antico Troi degli Sciamani

Una cosa che ho apprezzato particolarmente in questa gara sono i ristori: abbondanti… con tante cosine salate (salumi, formaggi, pane…..) da “assimilare”…. In questo ristoro mi dilungo un pò troppo, forse, mangio diversi paninetti…. che tiro giù con tè caldo…. Enrico mi guarda spazientito, come per dire “.. ci muoviamo o no? eh?” .. ma il suo metabolismo è diverso dal mio…. lui è un diesel… io, invece, consumo come un 125 truccato….

Antico Troi dei sciamani

Simone e Cristina (http://www.ultratrail.it/) al controllo del 30esimo km..

Dopo l’ennesimo paninetto si ricomincia a correre. A pancia piena….

Si corre in discesa e sul piano…. nelle varie salite si cammina, più veloci possibile, ma si cammina… Enrico ha il suo passo innarestabile: spesso si ferma ad aspettarmi… per poi nuovamente avanzare.

Penso innumerevoli volte (come ad ogni garea, del resto) a ma chi me lo fa fare…. ma poi basta la vista che si gode da alcuni punti o la maestosità di qualche albero probabilmente centenario per trovare una quasi immediata risposta.

Troi dei Sciamani

Enrico e io all’Antico Troi degli Sciamani

Passano i punti di controllo ed i ristori… e la fatica aumenta… diventa sempre più difficile correre, anche nei tratti pianeggianti… cerco di ingannarmi da solo, dicendomi che infondo mancano solo una ventina di km…. che presto sarà tutto discesa…. che, rispetto alla Lut questa gara è niente, che la fatica viene dalla testa e non dalle gambe (teoria discutibile, ma che fa sempre effetto)…. ma ormai mi conosco e questi auto-inganni psicologici poco funzionano….

Dal 60esimo km fino all’arrivo cè discesa. Una discesa con diversi attraversamenti non proprio facili, con un fango che rende le cadute ancora più facili… ma diverse corde tese lungo il sentiero danno una certa sensazione di sicurezza.

Dò fondo alle energie rimaste: in discesa si va giù come treni.. una bionda va giù a velocità sostenuta…. subito seguita da Enrico…. e io in coda…. si scivola, ci si aggrappa alle corde… e si corre.. si corre bene….

Ad un volontario che presidia un incrocio chiediamo quanto manca: “Poco, pochissimo! Uno, due km al massimo!

Purtroppo non sarà così: dò fondo alle ultime, poche, energie rimaste pensando di essere ormai al traguardo…. ma il traguardo non arriva, i km non sono ne uno ne due… di più… potrebbero essere 4 come 10…. il fatto è che sono stanco sia fisicamente che, e questo è peggio, mentalmente: il solito ma chi me lo fa fare inizia a ripetersi come un inesorabile mantra…

… il traguardo si fa vicino, ok, non è onorevole attraversarlo camminando…. corriamo sti 500 metri…. e, Enrico e io, passiamo il traguardo con un tempo di 12 ore e 30 secondi, 23 esimi su 73 coppie totali.

La classifica completa QUI

Pet. Cognome/Nome Gen. Cat. Cat. Tempo
40 TAGLIAFERRI MASSIMO/VIPIANA ANDREA 1 Maschile 1 8.55.51
75 BARNES PABLO/OLIVERI VIRGINIA 2 Mista 1 9.29.41
53 GALESI EMANUELA/GUERINI LUCA 3 Mista 2 9.31.20
80 ZANET FLAVIO/BUOSI STEFANO 4 Maschile 2 9.38.09
54 DE CONTI DANILO/MORANDIN LUCIANO 5 Maschile 3 9.51.48
11 TESTA ENRICO/FAVARETTO LUCA 6 Maschile 4 10.01.36
70 MARAZZI GIUSEPPE/ARRIGONI GIULIANA 7 Mista 3 10.08.36
66 CAVALLARO ANGELO/ROCELLI MICHELE 8 Maschile 5 10.38.36
34 LIEVORE SILVIO/MARCANTE MARCO 9 Maschile 6 10.51.00
39 FURLAN ALBERTO/SARTORI GIANMARIO 10 Maschile 7 10.57.28
74 MASSA FULVIO/PELLEGRINI ENZO 11 Maschile 8 11.02.35
83 SEMINO CARLO/GRASSI PIETRO ANTONIO 12 Maschile 9 11.02.35
26 PIAZZA LUCIANO/LAZZARINI NORVES 13 Maschile 10 11.09.33
52 CASTEGNARO LEONARDO/MORELLO FRANCO 14 Maschile 11 11.24.18
56 FRATTINI SILVIO/MENNI FABIO 15 Maschile 12 11.32.46
62 BERTO DAVIDE/MOSCHINI CRISTIANO 16 Maschile 13 11.40.02
37 FALOMO ANDREA/RANDAZZO ELISABETTA 17 Mista 4 11.45.23
4 FORNI ANDREA/DE MARTIN NICOLAS 18 Maschile 14 11.45.35
85 MARCHIORO GABRIELE/BREDA FRANCESCO 19 Maschile 15 11.47.44
49 BENEDETTI LUCIANO/ZAMMATTIO ROBERTO 20 Maschile 16 11.56.16
18 CAZZARO ALESSANDRO/CACCO LORIS 21 Maschile 17 11.58.33
46 ZUGNA DAVIDE/VIOLA ENRICO 22 Maschile 18 12.00.30
81 PIVA BARBARA/GENTILINI GIOVANNI 23 Mista 5 12.02.10
12 MAGAGNIN ALESSANDRO/CESCA NICOLA 24 Maschile 19 12.06.43
38 GALETTO LUCA/OLIOSI DANIELE 25 Maschile 20 12.07.59
1 NACCI MAURO/RIGO ROBERTO 26 Maschile 22 12.09.23
31 ZAMAI ANTONIO/CONARDI DAVIDE 27 Maschile 23 12.10.15
58 TONET LUCA/ULIANA WALTER 28 Maschile 24 12.27.26
84 CASTELLI SIMONETTA/BARTOLI CESARE 29 Mista 6 12.30.25
16 SARA GIORGIO/TARANTOLA STEFANO 30 Maschile 25 12.30.31
44 BRESSAN MAURO/CANZIAN PIETRO 31 Maschile 26 12.35.50
60 BOTTEGA ADELCHI/CASAGRANDE STEFANO 32 Maschile 21 12.38.09
77 CESCONETTO DANIELE/ULIAN VALERIA 33 Mista 7 12.51.24
9 MEZZACASA MICHELE/ZAGO ALBERTO 34 Maschile 28 12.54.13
41 AGNOLETTI LAMBERTO/PIOVACCARI FABIO 35 Maschile 29 13.03.36
45 CROSARIOL DAVIDE/FERRARI FABIO 36 Maschile 27 13.06.24
13 PICCIN MORENO/BARATTIN ENRICO 37 Maschile 30 13.09.04
48 MESSERI GIOVANNI/RAZZOLINI ILARIA 38 Mista 8 13.17.45
42 VISENTIN ALESSANDRO/CEVRO-VUKOVIC RENZO 39 Maschile 31 13.32.39
67 ZANCHETTA FRANCESCO/NARDI FRANCESCA 40 Mista 9 13.36.07
23 SCAZZOLI FRANCESCO/SCAZZOLI LORENZO 41 Maschile 32 13.40.10
57 BOLZAN ANDREA/REGINI MARCO 42 Maschile 33 13.41.53
59 FERRARI BRAVO GIORGIO/FOSSALI ANTONIO 43 Maschile 34 13.43.10
68 TONIN ANDREA/CARBONE GIANLUCA 44 Maschile 35 13.45.33
15 PERINI ALESSANDRO/NENZ MICHELE 45 Maschile 36 13.49.55
36 DARTORA NICOLA/BRUNETTA CHRISTIAN 46 Maschile 37 13.52.15
19 LORENZI THOMAS/DAL MONEGO GABRIELE 47 Maschile 38 13.53.54
65 LOVATTI VALTER/MARMONTI OSVALDO 48 Maschile 39 13.55.10
72 ZANARDO ENRICO/DEL LONGO PAOLO 49 Maschile 40 14.06.03
86 TOMASI ROBERTO/SEGAT CHRISTIAN 50 Maschile 41 14.13.27
64 CAPPELLARI ELEONORA/POLLINI ENRICO 51 Mista 10 14.18.37
30 GRESSANI GIANNI/BERNARD ELIA 52 Maschile 42 14.25.35
7 FINI ROBERTO/ROVATTI MARCO 53 Maschile 43 14.29.02
78 MARTINUZZI ANDREA/GIANNO NICOLA 54 Maschile 44 14.29.25
25 MILANI MIRKO/DE BIASI LUCA 55 Maschile 45 14.36.09
6 RONGIONE SANDRO/MARMIFERO DARIO 56 Maschile 46 14.40.53
88 BADIN PAOLO/TOSCAN LIA 57 Mista 11 14.43.44
55 ULIAN ILARIA/FAVARO ANTONELLA 58 Femminile 1 14.43.54
82 BIANCHINI FABIO/SANTIN LUCIANO 59 Maschile 47 14.51.09
69 CHIUSSO ALESSIO/COCO DANIELE 60 Maschile 48 14.51.12
27 LANZA BRUNO/IZZO ANDREA 61 Maschile 49 14.51.28
43 DI DONATO ANDREA/MANZO SERGIO 62 Maschile 50 14.51.30
63 CHIERICI STEFANO/GIARDINI GIOVANNI 63 Maschile 51 14.53.57
3 GRECO MARIA RAFFAELLA/ORTOLAN ROBERTO 64 Mista 12 15.02.26
50 RIGOLLI ARMANDO/BELLINI MARIA ELISABETTA 65 Mista 13 15.15.04
5 LOVISETTO FABIO/CREAZZA MARA 66 Mista 14 15.18.06
47 MARIN GIORGIO/BISCA STEFANO 67 Maschile 52 15.24.41
76 BOCCASSI GIULIA/AUTELLI ROSANNA 68 Femminile 2 15.26.55
71 MASIERO NATALINA/GIORA ALDO 39 Mista
28 SCHIOCCHET ENRICO/TESSARI RITA 70 Mista
22 VIDOTTO PAOLO/BRAIT DEANA 71 Mista
2 FURLANETTO MARTA/LOVISETTO ROBERTO 72 Mista
Share

CCC (Courmayer,Champex,Chamonix)

settembre 30th, 2010
ccc

CCC

Pubblico molto volentieri il racconto di Adriano Grion sulla “sua” CCC, ultratrail che si tiene nella splendida cornice del massiccio del Monte Bianco…. Buona lettura!

Venerdi 27 agosto alle ore dieci si concretizzava un sogno desiderato da mesi.

La mia richiesta di iscrizione era del novembre 2009, la conferma della mia accettazione era di fine gennaio e da lì una lunga preparazione fatta di allenamenti,di gare, di collaudo materiali; al fine di partecipare alla Ultra Trail du Mont Blanc.

Le mie credenziali mi permettevano di partecipare alla CCC (Courmayer,Champex,Chamonix), la più piccola delle quattro gare, ma di tutto rispetto, considerati i suoi 98 chilometri e i 5600 metri di dislivello ed un tempo massimo di 26 ore.

CCC

La partenza della CCC

Alle dieci di quel venerdì le premesse non sono delle migliori: una leggera pioggia stava bagnando i 1800 assiepati sotto lo striscione di partenza a Courmayer. Dopo lo start la pioggia ci accompagna per tutta la prima salita fino al rifugio Bertone dove era posizionato il primo controllo ed il primo ristoro, siamo al 12 km e abbiamo fatto i primi 800 metri di dislivello, la salita continua sempre sotto la pioggia fino ad arrivare al 17 km dove tocchiamo il punto più alto della gara siamo sul Tete de
Tronche
a 2584 metri, dove mi vesto per il forte vento, e finalmente non piove più.

Salita

Inizia una lunga discesa che ci porta ,passando per il rifugio Bonatti ( 22 km 2010 mslm) , ad Arnuva, siamo al 27 km la temperatura si è decisamente alzata, scorci di sereno si aprono sul massiccio del monte Bianco scoprendo il ghiacciaio della Grandes Jorasses.

Mi ristoro, mi sento bene e affronto la seconda delle cinque salite in programma. Scollino a quota 2537 sul Gran Col de Ferret ed entriamo in territorio svizzero.

Salita

Non sono mai stato in Svizzera e farlo di corsa attraverso le montagne senza dogane, mi fa sentire decisamente libero. Sono le quattro del pomeriggio in sei ore ho fatto 31 km e sono decisamente sotto alla mia tabella di marcia. Ad un pallido sole si affianca un forte vento che mi accompagna per tutta la discesa fino ad una malga in località Le Peule (35 km); un veloce ristoro e giù ancora per sentieri, strade bianche ed asfaltate fino a La Fouly (41 km 1598 mslm) .

CCC

Qui mi fermo al punto di controllo e di ristoro, bevo brodo caldo, riempio il mio camel bag e mi vesto perché comincia a piovere.

Un lungo trasferimento su asfalto attraverso paesini ci fa perdere quota fino ad arrivare a Praz De Fort ( 49 km 1151 mlsm); da qui comincia una salita nel bosco fino a Champex du Lac.

Sono completamente bagnato ma felice di essere arrivato al 55 chilometro alle otto di sera, prima del buio. Qui mi prendo una lunga sosta ( quasi un’ora) dove mi metto vestiti asciutti, mi ristoro abbondantemente e prima di uscire, mi bevo una abbondante tazza di caffè.

E’ iniziata la parte notturna della gara, la pila frontale illumina il mio percorso e la pioggia che continua a scendere. Attraverso un bosco in discesa dove il terreno è molto allentato dal passaggio dai trailers che mi hanno preceduto e dalla copiosa pioggia.

ccc

Lasciamo una carrareccia e cominciamo a salire lungo un sentiero ripido dove sembrava di camminare su un torrente vista l’abbondante acqua che scendeva. Guadagnata quota facciamo un traverso su un sentiero erboso lungo il quale vedo apparire la luna e qualche stella: ho la speranza che smetta di piovere, ma invece sale un forte
vento che ci accompagna fino allo scollinamento de La Bovine ( 65 km 1987 mlsm).

CCC

La discesa è un incubo: pioggia vento, fango, la fatica si fa sentire mi prende una piccola crisi che per fortuna dopo un pò se ne va.

Arriviamo a Trient ( 71 km 1330 mlslm) ed è appena passata la mezzanotte , anche qui posto di controllo, ristoro veloce e via, sono troppo concentrato e voglio affrontare subito la penultima salita: più di 700 metri di dislivello in 5 km.

Il sentiero è ripido ma costante: prendo un buon ritmo con l’aiuto dei bastoncini. Piove, ma per fortuna non c’è vento, arrivo a Catogne (76 km 2027 mlslm). Siamo in territorio francese, per me è una liberazione nonostante il forte vento e la pioggia ,perché sento la fine della gara avvicinarsi, prima di affrontare la penultima discesa, il solito controllo e un pò di te caldo, giù con in testa 800 metri di dislivello da fare prima di affrontare l’ultima salita.

La discesa è peggiore di quella precedente: fango e acqua fino ad arrivare all’ultimo prato dove vedo luci e sento applausi al passaggio dei concorrenti. Arrivo a Vallorcine alle 3 e 30 del mattino (81 km 1260 mlslm), lo stomaco comincia a darmi qualche problema, entro nel locale di ristoro dove noto un certo fermento molto diverso rispetto a quello che avevo potuto osservare nelle altre soste, ma non mi preoccupo.

Avevo in testa solo l’ultima salita e poi l’ultima discesa fino a Chamonix. Bevo un pò di te caldo strizzo dall’acqua i guanti e esco.

Piove mi faccio coraggio e vado, non faccio in tempo a fare poche decine di metri che vengo fermato da due ragazzini francesi che mi sbarrano la strada con un: “fermè”.

Chiedo spiegazioni, ma non ci capiamo, per fortuna incontro degli italiani che mi dicono che la gara è stata sospesa a causa del forte vento sull’ultima salita e l’organizzazione non se la sente di farci proseguire, cerco smentite, ma purtroppo è tutto vero, i miei sogni si spengono quando annunciano l’arrivo del bus che ci porta tutti a Chamonix.

Attendo il bus sono bagnato batto i denti dal freddo, i miei pensieri vanno ai mesi di preparazione alla pazienza della mia famiglia che ha atteso con me questo momento,consapevole del fatto che da lì a poche ore avrei finito con onore la Ultra Trail du Mont Blanc.

Posso commentare dicendo che solo la pioggia ha potuto fermarmi!

Rimane in me un ricordo indelebile di 17 ore e mezza di gara in terreni a me sconosciuti in condizioni meteo decisamente difficili, dove ho potuto mettere a prova
i miei limiti.

Adriano Grion

CCC

Share

Camignada

agosto 1st, 2010

La Camignada.

Bella.

Anzi, bellissima.

Bellissimo percorso (30km), bella giornata di sole (che picchiava bene sopratutto negli ultimi km verso Auronzo di Cadore), grande partecipazione (sia di corridori che di camminatori) e ottima organizzazione…. cosa volere di più da una “corsa in montagna non competitiva” che si è svolta nell”ineguagliabile cornice delle Dolomiti?

La Camignada, nata nel lontanto 73, per me è una scoperta di quest’anno: complici amici runners vari che ne decantano la bellezza, mi ritrovo alle 8.00  di mattina  sulla linea di partenza, immerso (con gli altri 1000 e passa runners) nel panorama della conca del Lago di Misurina.

Piccola premessa, sono da due giorni, in compagnia dell’amico Andrea, sulle Dolomiti : la Camignada è stata un ottima scusa per fare del trekking tranquillo e tante foto, per dormire al Rifugio Locatelli (e godere del tramonto sulle Tre Cime del Lavaredo), per ammirare il panorama dal Monte Piana, per dormire in campeggio (in quello di Misurina, spartano, come piace a me…), per ammirare il Monte Paterno, la forcella Giralba e la Croda dei Toni… insomma, una overdose di montagna.

Gare come questa sono palesemente una scusa per “fuggire” dalla città….

Due giorni non sicuramente di riposo: ma tanto in un mese ho fatto 4 allenamenti (due gare + 2 allenamenti ridicoli…. ehm….), quindi, chissenefrega di risparmiare energie? Certo, meglio non arrivare alla partenza stanchi morti, ma di essere fresco come una rosa… beh, non era sicuramente nelle mie intenzioni! :-)

Ore 8.00.

Colpo di pistola.

Si parte, nella massa.

Sono in compagnia di Alberto, si corricchia lenti, in salita sull’asfalto che porta verso il casello della strada panoramica che porta al rifugio Auronzo, dopo un pò ci separiamo, ognuno con il suo ritmo.

Durante la salita c’è chi corre e chi cammina…. corricchio, fino a quando l’asfalto non cede il passo al sentiero che taglia la strada, per camminare in alcuni tratti e correre in altri…  arriva il rifugio Auronzo: primo timbro sul cartellino….

Questa è una caratteristica della Camignada dei 6 rifugi: alla fine dei 30 km si avranno i 6 timbri dei 6 rifugi ben impressi sul foglietto dato alla partenza… l’Auronzo, il Lavaredo, il Locatelli, il Pian del Cengia, il Comici e il Carducci. Rifugi che conosco bene, ma che non ho mai visto tutti di fila… :-)

Dall’Auronzo inizia il tratto “vero”:  dopo la salita, inizia un veloce tratto fino al rifugio Lavaredo, poi di nuovo salita fino alla Forcella Lavaredo (e come non pensare al passaggio di questo tratto durante la LUT, con il buio e la luna piena…) e veloci verso il Rifugio Locatelli.

Arrivo al Locatelli che mi sento ancora “fresco” : ho evitato di strafare in salita, passo lento, senza esagerare… voglio dar tutto nella lunga discesa della Val Giralba (o almeno queste sono le mie intenzioni).

Altro bel tratto veloce fino alla dura salita che porta alla Forcella di Cengia, fatta due giorni prima in senso inverso. Salita dura. Molto….. e qui inizio a sentire la mancaza di allenamento…

Ripida discesa fino al rifugio Comici….. e poi nuovamente salita, per ridiscendere rapidi verso il rifugio Carducci.

Certo, non sono i dislivelli incontrati nella LUT: ma si fanno sentire comunque…

Finalmente arriva la mitica discesa della Val Giralba: più di 10 km veloci…. queste sono almeno le mie intenzioni….

Un crampo durante la discesa mi comunica gentilmente che è il caso di rallentare….. cammino per un pò, poi riprendo a corrircchiare.

Finalmente arrivo ai 4km finali,  praticamente dritti ad eccezzione di qualche piccolo ma fastidioso strappetto… nelle mie fantasie pensavo di farli velocemente, senza particolari difficoltà, di recuperare infinite posizioni…. ma le fantasie rimangono fantasie: son 4k duri, sotto un caldo sole che si fa sentire…

Taglio il traguardo in 4h 04….  piazzandomi 169 su 1.100 e passa runners…. bene, ma peccato non esser scesi sotto le 4h….  prossima volta, eh! :-)

Share

Memorie di un disperso (Estremamente Parco 2010)

luglio 20th, 2010

Pubblico, molto volentieri, il racconto dell’amico Enrico sulla sua esperienza alla gara di trail “Estremamente Parco“, dura gara di 110 km disputatasi sui aspri sentieri del Parco delle Prealpi Giulie.

Cliccando sul link seguente è possibile visualizzare il file .pdf originale di Enrico, completo di foto.

“Memorie di un disperso”, racconto su Estremamente Parco 2010 di Enrico

—————————-

Ho bisogno di una musica che evochi spazi infiniti, la trovo.

La voce magnetica e di SainkhoNamchyalk, artista di Tuva, mi accompagna all’ingresso della Val Resia.

E, assieme alla musica, ecco la visione, il Canin si erge nella luce del tardo pomeriggio, aereo e impalpabile, e ha l’aspetto più di una nuvola che di una massa di roccia.

La Val Resia la adoro; da quando, qualche anno fa, ho iniziato a percorrere da solitario le montagne friulane su questi sentieri ho spesso portato i miei Meindl “corazzati”.

Giri da dieci, dodici ore, nottate passate al ricovero Rio Nero, passaggi per uno yoghurt e quattro chiacchiere alla malga Confin, la scoperta di angoli e visioni sempre nuovi.

Giornate memorabili!

Quando ho visto che era in programma un’iniziativa in Val Resia ho avuto pochi dubbi a iscrivermi, atto doveroso, mio personale omaggio a questi luoghi.

“Iniziativa” la chiamo perché mancano i termini e non si sa in che categoria far rientrare questo viaggio di 110 km e 8000 di dislivello: trekking? trail? camminata o corsa?

Al di là della terminologia siamo in trenta sulla linea di partenza, sembriamo atleti, si direbbe, impegnati in un evento sportivo.

Ma io amo pensare in altri modi, e la categoria sportiva mi aggrada fino a un certo punto; certo, sono “travestito de sportivo”, e, per quanto mi riguarda, correrò quanto posso e più degli altri, se ci riesco. Ma davanti a questa distanza, davanti a questo mondo immenso che si apre, e si occulta, al di là del cono di luce della frontale, io mi sento un asceta.

Centodiecichilometri”, bisogna sussurrarselo, e vedere che reazioni ha il proprio corpo, e la propria mente. Ma rimango assolutamente tranquillo, non ho paure, non ho timori, ma neanche eccitazioni.

Mi sembra assolutamente normale, come fossi uno che si è impegnato in queste distanze più e più volte e può sfoggiare la sicurezza di una reiterata esperienza.

E invece corro da un anno e ho esordito nelle gare in dicembre, alla Cavalcata Carsica. E ora Estremamente Parco, e a fine mese la Lut. Fanno, assieme, 200 km in meno di un mese.

E perchè no? A volte rispondo, scherzosamente, che faccio ciò perchè, nonostante i miei quarantatrè anni, ho ancora le gambe vergini!

Si parte, mezzanotte del venerdì 4 giugno, Prato di Resia.

Corro, corro subito perchè ho bisogno di silenzio, soltanto due parole discrete con Chiara, il monte bianco come tema, per lasciar scorrere l’ultimo asfalto.

E poi, quando la strada lascia spazio al sentiero, mi lascio inghiottire dal buio dei boschi; il sentiero l’ho provato il sabato prima, e vado veloce. E sono solo.

Al paese successivo una donna di vedetta dietro la curva mi spaventa con le sue grida

Arrivano, arrivano! Sono qua!

Arrivano?

Passo solo io, gli altri ancora occultati dai boschi. Applausi di un piccolo gruppo, foto e telecamera in azione, un piccolo momento di celebrità, uno mi grida “Ma dove vai? Mancano ancora cento chilometri!”.

Perchè vado? Vado perchè questa notte è così bella, vado perchè c’è un mondo ignoto e immenso che si apre al mio passo, vado perchè sono un eremita pellegrino che gode di essere solo su questa montagna.

Stolvizza (578 m): da qui inizia la salita, una di quelle salite secche, da novecento, mille di dislivello, che ci sono in queste valli. La conosco e la faccio veloce. Nel buio grida e fruscii di animali. La mia anima in pace.

Al ricovero Crasso (1654 m) il primo controllo, sorprendo il responsabile mezzo addormentato e colpito da questo essere della notte spuntato dai mughi, forse non sospettava un arrivo così rapido!

Dopo il ricovero il sentiero diventa una traversata di qualche chilometro per il bivacco Marussich, corro quando posso, c’è da essere prudenti, so che più avanti inizieranno i primi nevai, e bisogna indossare i ramponi operazione assolutamente nuova per me.

Magicamente, assieme ai primi nevai, appare la luna; mi aiuta ad illuminare l’operazione di aggancio dei ramponi:”Tutto a posto, si va”, uno sguardo alla traversata con le frontali di chi mi segue, suggestive come stelle.

Al Picco di Grubia (2237 m), nei pressi del bivacco Marussich, altro controllo con foto di gruppo con i volontari e sentiti complimenti, vengo accompagnato al sentiero per Sella Nevea, immerso nella neve, non lo conosco se non per quello che può dirti la cartina, inizia uno spazio ignoto e mi ci butto.

Non è facile, non è facile per niente.

Le bandierine di segnalazione faccio fatica a vederle, devo andare piano e cercare di inquadrarle da una all’altra, apro la via agli altri a fatica, perdo tempo.

Tutto il sentiero è difficile da percorrere e uno comincia a sentirsi un disperato, cado anche in un buco fino alla cintola, penso di avere perso lì una borraccia con del prezioso the allo zenzero caricato di miele. Mi ferisco leggermente a una mano con un rampone, e capisco che non è prudente correre con i ramponi in mano.

Intanto però le montagne mi donano l’aurora, a rincuorarmi.

In qualche modo vengo fuori da questa parte di sentiero e l’arrivo alla casera Goriuda attesta che non ho sbagliato strada, ora spero in un sentiero migliore, dovrebbe chiamarsi “Sentiero Sereno”.

Ma il sentiero non è all’altezza del suo nome, è un sentiero inquietante, soprattutto per uno vorrebbe andarsene veloce, invece lui ti inchioda in passaggi tecnici, dirupi, strettoie, curve scivolose e segnali poco evidenti. Non deve essere stato facile ricavare un sentiero sulle strette pareti della Val Raccolana, ne convengo, stringo i denti e sono tutto nei miei piedi che devono mostrare intelligenza e offrirmi totale sicurezza; e intanto, lì in basso, appare Sella Nevea. Ci arrivo alle cinque, prime luci dell’alba.

Sella Nevea (1162) si mostra in tutta la sua bruttezza di posto senza anima, il cemento armato degli alberghi non riesco ad amarlo, le architetture raffazzonate neanche, almeno il primo ristoro è in un edificio piacevole stile baita. Mangio qualcosa e riparto rapidamente, mi dicono che ho mezz’ora di vantaggio sui secondi, un buon capitale. E mi dicono, anche, che non bisogna pigliare le piste da sci in salita per il rifugio Gilberti, come mi sembrava di aver capito, ma è da affrontare il sentiero 636.

Parto di buon passo e salgo rapidamente, finchè ritorna la neve e i segni del sentiero cominciano a essere meno evidenti, poi a perdersi.

Nessuno che arriva alle spalle.

Continuo in piena neve prendendo per il Gilberti a vista, non ho ancora la percezione di aver sbagliato qualcosa e penso che se uno conoscesse il sentiero nel suo andamento estivo avrebbe meno problemi.

Il nevaio è lungo e comincia a rendersi insopportabile, faccio un sacco di fatica e vado piano, sbaglio direzione più diuna volta finchè mi affaccio sopra le piste di sci, e qui il problema è scendere dai dirupi, ma trovo una soluzione, mi butto in un passaggio tra i mughi e arrivo alla pista da sci, da qui supero il rifugio Gilberti (1850 m) e… beffarde, alla mia destra, la serie di bandierine verdi si presentano alla mia vista e mostrano quello che sarebbe stato il sentiero corretto.

Cos’è successo?

A causa dell’innevamento una parte di percorso è stata modificata ma al primo ristoro faceva ancora fede il vecchio percorso verso il quale sono stato indirizzato, poi, probabilmente, con chi seguiva la questione si è chiarita e le persone correttamente inviate a risalire la pista da sci tra Sella Nevea e il Gilberti, che sarà anche dura ma è più breve e non offre problemi di orientamento!

Risultato? Dal primo posto a questo punto sono dodicesimo, mi dicono al successivo punto di controllo!

Ironizzo “com’è che a Sella Nevea ero primo e ora dodicesimo e nessuno mi ha mai superato?

Vado a tutta per recuperare e c’è tutto un nevaio da risalire per arrivare a Sella Grubia, dove incrociamo nuovamente il bivacco Marussich e da dove si scollina per tornare in Val Resia.

E io non ne posso veramente più della neve.

Ci vengo fuori e al bivacco gli stessi che, ammirati, mi avevano accolto la notte ora mi chiedono, sorpresi, cosa sia successo, e, per di più mi riferiscono che ero quasi stato dato per disperso e che stavano allertando i soccorsi! “eh, so io cosa è successo!”, sono un po’ incazzato, e mi butto in discesa con rabbia ma mi passa presto. Un uomo rabbioso è poco elegante e questa discesa la voglio fare in maniera impeccabile.

In poco tempo recupero e supero un po’ di concorrenti, “permesso!” e “saluti!”, scusate ma in discesa non ce n’è per nessuno. (Dopo mi racconteranno che dalla valle alcuni mi seguivano con il binocolo, appassionandosi parecchio alla mia sorte).

A valle mi incrocio con Ezio, anche lui alla prima prova sulla distanza, con cui affronto la salita da Coritis (649 m) alla Malga Canin (1444 m), dislivello terribile da affrontare nelle ore calde, ma almeno a tre quarti di salita una ragazza ci delizia con dell’acqua fresca e la sua bellezza.

Da Malga Canin si scende verso malga Coot (1183 m), secondo punto di rifornimento e quarantesimo di gara.

Cambio zaino e mi scolo la mia preziosa zuppa di miso.

Mi dicono che il gruppo dei primi non è distante e spero, in salita, o sulla lunga dorsale che dal monte Guarda arriva al monte Nische, si rendano visibili. Ma così non è. Percorro tutta la dorsale ma non riesco mai a vederli, corro a intervalli, soprattutto nei tratti in discesa ce la faccio ancora, anche se i piedi cominciano a patire.

E sì che qui sarebbe bello andarsene veloci, vestiti solo di cielo e di vento!

A Sella Carnizza (1076 m) c’è un villaggio di stavoli molto suggestivo (Stavoli Gniviza), rifornimento rapido in quanto mi dicono che i primi sono partiti da dieci minuti, mi aspetta una bella salita da fare a tutta che mi porterà alla Bocchetta di Zavaior (1605 m).

Comincio a sentirne le voci di quelli che mi precedono e poi le loro sagome sullo sfondo del cielo al passo. Ciò mi incita ad accelerare per poi risolvere la questione in discesa. Quando questa si presenta mi sento un rapace a caccia e comincio a veleggiare lungo il sentiero sassoso. Quelli davanti a me mi vedono e credo siano sorpresi di questa inaspettata apparizione.

Vado a tutta, rischiando anche un po’, non ci vuolemolto per raggiungerli e superarli, poi ancora giù, il sentiero diventa più semplice e piacevole, terroso e ricoperto di foglie, il mio terreno preferito.

Più avanti raggiungo i primissimi, Marco e Francesca, che poi saranno i vincitori, scambio di battute e poi mi godo gli ultimi tornanti di nuovo in solitaria, e così sull’asfalto verso Pian dei Ciclamini; rifornimento rapido sotto gli occhi ammirati dei volontari e si riparte, voglio andare verso il Plauris, salita finale, con le ultime luci del giorno e ritengo che non dovrebbero esserci più problemi.

Invece, a Plan di Tapou, commetto una leggerezza, non controllo la cartina e mi infilo su una forestale che mi porta completamente fuori zona, dalla parte opposta della Val Venzonassa! la rabbia è, anche, di avere incrociato un camion e di non aver chiesto informazioni, ma in quel momento ero assolutamente convinto della mia strada!

Tento di trovare una soluzione ma sbaglio di nuovo direzione, incrocio un motociclista e chiedo informazioni, macchè, si è perso anche lui, se ne va sulla sua moto, io sui miei piedi sempre più doloranti.

Sono fuori di qualche chilometro ma ne vengo fuori, rientro sulla forestale ufficiale ma, oramai, è di nuovo notte.

Cammino, cammino, salita e ancora salita, almeno questa strada la conosco, si va a Malga Confin, ma in quest’ultimo tratto prendo la decisione di fermarmi al ristoro, devo capire in che stato sono i miei piedi e se ci sarà la possibilità di ripartire, sono dubbioso e sempre più sofferente, mi inquieta affrontare un’altra notte in queste condizioni.

Giunto nei pressi della malga vedo, verso il Plauris, alcune frontali in salita, non so quanti mi hanno superato, ma mi sembrano parecchi.

A malga Confin mi avvertono però che sono appena partiti solo Marco e Francesca, le altre frontali sono quelle dei volontari del soccorso, inoltre ci sono le luci di segnalazione sul percorso: “ah, ecco cos’erano tutte quelle luci!”

Potrei inseguirli… potrei… ma saggiamente i miei piedi dicono di no. Oso togliermi scarpe e calzini e lo spettacolo non è incoraggiante, i piedi si sono gonfiati, la neve e l’umido li ha sbiancati, e trasformato le normali pieghe della pianta dei piedi in orridi canyons che penetrano profondamente nella pelle, e il tutto condito da delle dolorose vesciche.

Non se ne fa niente, non voglio rischiare, qui si spacca tutta la pelle e devo ancora correre la Lut tra qualche settimana.

Sono inquieto, mi faccio dare dell’olio d’oliva e ungo i piedi, poi, visto che i piedi devono riposare tanto vale andare a dormire e vedere se si rimettono in condizione di camminare. Al limite aspetterò fino al mattino, la partita, oramai, è persa! Mi faccio svegliare ogni mezz’ora, dopo la mezzanotte, e più volte rimando la partenza; ma alla sveglia dell’una e mezza mi convinco che i miei piedi possono farcela, li fascio e rimetto le scarpe.

E’ appena ripartito il terzo concorrente, lo vedo salire verso il passo che porta al Plauris e gli vado dietro.

I piedi accettano di camminare, quindi ricomincio a marciare di buona lena, sotto la cima del Plauris raggiungo Denis, si continua assieme.

La discesa dal Plauris è complessa, una pietraia scivolosa, sentiero difficile da individuare, bisogna rimanere concentrati in ogni momento per rimanere in piedi e non perdere i segni biancorossi. Più sotto ci aspetta l’attraversamento di un nevaio, ma è relativamente breve, ed è l’ultimo.

Fermandomi un momento mi sembra di vedere una luce al passo Maleet, che andremo ad affrontare tra poco, che siano loro? forse se la sono presa comoda? Mi sembra strano ma in queste situazioni è tutto possibile.

Anche la discesa dal passo Maleet è molto difficoltosa, i piedi non ne possono più ma si cerca di andare veloci, a valle si trova una strada asfaltata da percorrere per qualche chilometro, fino agli stavoli Tugliezzo, Denis non ne può più e rallenta, io riparto al massimo, ancora con l’idea di potere andare sotto ai primi.

L’ultimo tratto nei boschi, attraverso gruppi di stavoli, è piacevole, si va veloci anche solo camminando, una ultima discesa da Borgo Cros porta all’attraversamento del Rio Resartico su un suggestivo ponte e ci si ritrova al rifornimento di Povici, centesimo chilometro se non ci fossero state deviazioni!

Saluti, complimenti e la notizia che Francesca e Marco sono transitati tre ore prima! Allora le luci al passo Maleet erano delle allucinazioni! Me la prendo un po’ comoda e, mentre mi accingo a ripartire, ecco che arriva Denis, ha stretto i denti e superato il momento di crisi! faremo insieme gli ultimi chilometri che portano al traguardo.

Arriveremo alle 9.25 di domenica dopo 33 ore e 25 minuti in seconda posizione.

Francesca e Marco sono già arrivati alle 5.37, dopo 29 ore e 37 minuti.

Classifica Estremamente Parco 2010

1 DOMINI FRANCESCA 5.37 29,37

1 STEFANUTTO MARCO 5.37 29,37

2 VIOLA ENRICO 9.25 33,25

2 TREU DENIS 9.25 33,25

5 MARTINA JOHN 11.00 35

6 BASSI NICOLA 11.01 35,01

7 COLONNELLO CHIARA 12.10 36,1

7 FRANZ JOSEF 12.10 36,1

8 SPAGNOLI VINCENZO 13.47 37,47

8 TOMAT STEFANO 13.47 37,47

9 DELL’ANGELO RENZO 13.57 37,57

9 BARBACETTO GIACOMINO 13.57 37,57

9 PICCO NORIS 13.57 37,57

10 PIELICH ANTONIO 17.22 41,22

10 CANDIDO STEFANO 17.22 41,22

11 TAMPLENIZZA MAURIZIO 20.26 44,26

11 TOSCAN LIA 20.26 44,26

Share

Lavaredo Ultra Trail 2010

luglio 12th, 2010

Una volta pensavo che la maratona, con i suoi 42 km, fosse già una gara grandiosa, una gara che, se portata a termine, avrebbe significato una indubbia prova di coraggio, forza e impegno….

Poi, fatta la prima maratona, c’è il rischio di scoprire che esistono gare, le ultramaratone, in cui 42km sul piano sono solo una sorta di “antipasto-leggero”… certo, ci sono maratone e maratone, una cosa è fare una Bavisela in tre ore mezza e una è farla sotto le tre ore….  ma io tendo ragionare di più sui “km percorsi in gara” che sulla “velocità dei km percorsi…”.. in questo momento, almeno… e poi buona parte delle Ultra si tengono tra le montagne, i deserti….

Lavaredo

Enrico verso il rifugio Locatelli (panoramica di 7 foto) – Foto D.Zugna

La Lavaredo Ultra Trail, con i suoi 90 km e i più di 5.000 metri di dislivello positivo, è senz’altro una ultramaratona.

Anzi, direi, sopratutto dopo averla fatta, che è una Ultramaratona con due coglioni così…. dura, durissima…. che ha portato a numerosi ritiri ma che ha saputo premiare anche chi si è allenato di più o chi ha saputo, dal punto di vista della “testa”, resistere di più…

Già, perchè in una gara come la LUT, soprattutto per chi come me è alle sue prime ultra, conta tanto la “testa”, la voglia di arrivare al traguardo, la testardaggine…. bigogna anche essere preparati fisicamente,  certo, ma questo da solo non basta…

——

Venerdì

Alle 9.30 Enrico passa a prendermi: indossa la maglietta di Estremamente Parco, 110km di trail nelle Prealpi Giulie…  gara non da poco, sicuramente peggio della LUT, gara in cui Enrico si è piazzato terzo..  credo che per lui i 90 km che faremo tra qualche ora, saranno quasi una passeggiata…

Destinazione Auronzo di Cadore dove la LUT partirà a mezzanotte…. già, di notte…. il fascino di correre con il buio, per me un modo nuovo di vivere le Dolomiti…

Si approfitta della bella giornata per fare l’anello delle Tre Cime: strada a pedaggio (…20 euro!) fino al rifugio Auronzo… poi “circumnavigazione delle Tre Cime del Lavaredo” passando per il rifugio Lavaredo, la forcella Lavaredo (che passeremo in gara, di notte), rifugio Locatelli e nuovamente rifugio Auronzo… un giro fatto con la calma, tanto per entrare in sintonia con l’ambiente circostante….

LUT

In fondo alla valle, il Lago di Auronzo di Cadore - Foto D.Zugna

lut

Foto D.Zugna

lut

…le Tre Cime del Lavaredo, tra qualche ora qui saremo di notte, con la luna piena… Foto D.Zugna

Lago di Misurina

Il Lago di Misurina – Foto D.Zugna

Torniamo ad Auronzo dove, al palasport, inizia la distribuzione dei pettorali e il controllo  degli zaini: ogni atleta deve avere, nel corso della gara, il suo zaino con tanto di coperta termica, fischietto, acqua, indumenti pesanti, torcia… non è una garetta di 10 km nelle vie del paese, la sicurezza viene presa in seria considerazione…. se, durante i controlli in gara, un atleta venisse trovato senza uno dei materiali obbligatori…. beh, squalifica!

LUT

Il Palasport di Auronzo, punto di partenza della Lut – foto di walter >oti< curto

L’ideatore della LUT,  Brogioni, dà inizio al briefing: il percorso subisce una variazione, a causa di una frana… non si farà la temuta salita della Val Cengia ma un percorso alternativo, megno “impegnativo”… meglio!

LUT

Simone Brogioni, organizzatore e mente della Lavaredo Ultra Trail foto di walter >oti< curto

Arriva la mezzanotte.

Si parte!

I primi km passano veloci attraversando l’asfalto di Auronzo e la ciclabile, poi, man mano che la salita aumenta, il gruppo si sfoltisce e si crea un lungo serpentone di corridori… serpentone illuminato dai led delle torce…

Fa, tuttosommato, caldo: sono felice di esser partito con i pantaloncini corti, maglietta a maniche lunghe termica e canottiera…. altri sono vestiti ben più pesanti e si fermano per cambiarsi… tempo perso.. ma soprattutto c’è il rischio di prendere freddo dopo che si è già troppo sudati…

La salita verso la forcella Lavaredo si fa sempre più impervia: si procede camminando veloci, in attesa della prima discesa…. non vedo l’ora!

Alla fine della prima salita un apprezzato ristoro, con del tè caldo, dà la giusta carica: grazie ai volontari… si inizia a correre, sotto la luna piena…  esperienza unica!

LUT

foto di walter >oti< curto

Inciampo e cado, atterrando sui polsi: i crampi alle gambe, entrambe, arrivano improvvisi, causati dal movimento della caduta… un altro runner mi dà una mano con lo stretching, per poi ripartire.. grazie! Cammino un pò e poi riprendo a correre… speriamo che le gambe non mi facciano altri scherzi… anzi, cerchiamo di non distrarci e non finire di nuovo per terra, che può andare anche peggio dei crampi, va…

Si passa la forcella Lavaredo e, velocemente, si giunge nei pressi del rifugio Locatelli, per poi ridiscendere verso la Val Rinbianco.

Arriva, alle spalle, l’alba… atmosfera magica, la partenza al buio e, adesso, la luce che arriva e noi stiamo ancora correndo….  emozioni uniche, che solo certe gare sono in grado di dare…

LUT

Le luci dell’Alba verso la malga Rinbianco – foto di walter >oti< curto

LUT

foto di walter >oti< curto

Dopo aver passato il Lago di Misurina (un peccato non aver percorso il sentiero che lo costeggia durante la gara ) inizia una faticosa serie di sali-scendi…. sono in gruppo, mi consola il fatto di non essere l’unico a essere “stufo” di questo tratto…. arriva finalmente la discesa “vera”, quella che porta al Hotel Cristallo, dove verranno prese le posizioni e dove ci sarà il prossimo ristoro.

In discesa aumento il ritmo e cerco di raggiungere quanto prima l’Hotel Cristallo, al 42 km,  che raggiungo in 6h e 56 minuti… veloce, troppo, probabilmente!

Prendo fiato, mangio e bevo….. tra un pò inizia un tratto che si rivelerà il più duro di tutta la gara: la salita verso la Forcella Grande,  dopo aver passato la bella foresta di Somadida…..

LUT

foto di walter >oti< curto

LUT

foto di walter >oti< curto

Dopo la foresta, inizia la salita: prima un zig-zag nei boschi, poi un ripido sentiero che porta verso la Valle di San Vito…. dura, durissima, vengo superato da diversi runner…. lo stomaco inizia a fare i “capricci”…. qualche runner mi chiede se sto male… mmm…. non devo avere una bella cera!

LUT

foto di walter >oti< curto

In questo tratto penso quel migliaio di volte al ritiro… ma ritirarmi dove, che non c’è possibilità di “fuga”?

Mi fermo diverse volte, poi, un pò alla volta, compare la bella Valle di San Vito con la bella Torre dei Sabbioni che sembra tener d’occhio i runners.. e, dopo aver percorso dei sali e scendi, la Forcella Grande…. spettacolo, veramente!

LUT

foto di walter >oti< curto

LUT

foto di walter >oti< curto

Un posto veramente bello… e sento tanto la mancanza della macchina fotografica! Ma, per fortuna, in questo bel tratto c’è uno dei fotografi della manifestazione (www.stillphoto.eu) che immortala i runners in questa bellissima cornice.

LUT

Valle di San Vito Alta – foto di walter >oti< curto

Lut

La torre degli Sabbioni – foto di walter >oti< curto

Il bel panorama e la fine della salita hanno degli effetti più che positivi, su mente e corpo: ricomincio a correre, non vedendo l’ora di fermarmi al rifugio San Marco per una adeguata dose di caffeina….  il sonno in certi momenti si sente, la “droga nera” magari potrà dare qualche effetto benefico….

Non sono l’unico ad avere questa idea: un paio di runners se ne stanno  a gambe distese nel pratino del rifugio, illuminato dal sole, godendosi un pò di riposo e bevendo una bibita fresca.. certo che poi alzarsi sarà dura, eh!

Mi siedo all’interno del  rifugio San Marco, allentando i lacci delle scarpe (..sollievo…) e levandomi lo zaino…. La “tizia del rifugio” mi chiede come va, se ho vesciche, se va tutto bene (evidentemente ho la faccia stravolta, ma quello credo non dipenda dalla LUT, son proprio fatto così, ma vallo a spiegare ogni volta.. )….

“Dopo un caffè e una fetta di torta, tutto andrà meglio!”

.. e sarà così, una moka intera e una fetta di strudel…. ok, si inizia a ragionare! Soprattutto dopo la dose di caffeina… mi mancava! :-)

Lascio il San Marco (55 km) e torno sul percorso della LUT.

Inizia un tratto interessante, un lungo traverso che porta verso la forcella Piccola e poi, dopo la dura salita sotto il sole, al rifugio Galassi.

E’ un tratto che passa tutto sommato velocemente, soprattutto rispetto alla salita di un paio d’ore prima e, probabilmente, grazie al caffè…

Si passa la forcella Piccola: discesa, si corre….. e veloce, anche…. E ‘ evidente che ho delle grosse carenze nelle salite…. lì soffro di brutto (ma chi non soffre in salita?), mentre poi, in discesa, riesco a recuperare…

Capanna degli Alpini, 62 km!  Arrivo qui in 12 h e 17 minuti… Mancano solo una trentina di km al traguardo! Evviva! :-)

Altro punto di controllo: sono sempre intorno alla 130 posizione…. non male, finire così come classifica sarebbe veramente “oro”…

Incontro la Sabrina e un piccolo gruppetto di runners triestini che fan da supporter/fan a Lara e Roberto (bello eh veder gli altri far fatica? :-) ), altri runners triestini che han deciso che le salite di Monte Carso son troppo poco….  La Sabrina mi comunica che Enrico è passato già da “un pò di tempo”, nei primi trenta o poco via…. minchia! Grande Enrico!

Mi rifocillo al ristoro: un piatto di pasta ci sta…. poi, un pò alla volta, ricomincio a corricchiare….  un tratto dritto di alcuni km (Val d’Oten) e poi altra salita…. salita che si rivelerà più dura del previsto: dai 1.183 metri si passi ai 1.911 del Rifugio Chiggiato, in circa 4 km…. km che passano veramente lenti!

Al rifugio Chiggiato, piccolo break…. una Sweps Lemon ci sta…. e già che ci siamo anche un bel cambio di calzini…. tempo per i piedi: sembrano un enorme vescica… anche se in realtà, scoprirò poi, si trattava solo dell’ “umidità” che aveva reso la pianta del piede bella molliccia…. vesciche, alla fine, zero… meglio così!

Dal Rifugio Chiggiato al traguardo mancano solo 20 km: manca poco, ormai…. cosa sono 20 km su 90?

Sento Enrico: è già ben che arrivato al traguardo, piazzandosi 22°…. grandissimo! Mi raccomanda di stare attento ad un bivio dopo il Chiggiato, che gli ha fatto sbagliar strada con altri runners… bivio che infatti sto per sbagliare poco dopo, sperando di tagliare qualche metro….  eh eh… sempre detto che tagliare non paga! :-)

Dal Chiggiato il sentiero non è che agevoli la corsa, anzi… tra prati, sassi, radici non è come me lo aspettavo… una bella discesa fino al traguardo.. ci sono diversi saliscendi… da esaurimento!

Mi aggrego con un gruppetto di runners, quando, finalmente, si vede chiaramente il lago di Auronzo ed inizia la discesa “vera”, la pista da sci….. qui ritrovo le mie energie, e mi lancio (letteralmente) in una bella e veloce corsa lungo la pista da sci… ad una velocità che, dopo 85 km, mi lascia stupito e perplesso… mi chiedo quanto bene possa fare questa corsa forsennata ai legamenti, ma, infondo, sono qui per correre, no?

E poi devo appagare un pò il mio senso dell’agonismo, che ha preso diversi smacchi in salita… e lo appago sorpassando una quindicina di runners fino al traguardo… in discesa mi diverto, mi rilasso….

Finalmente l’arrivo…. i miei mi aspettano al “varco”, mio papà scatta un pò di foto (mi chiedo quante saranno messe a fuoco.. eh eh…) … passo il traguardo, suona il beep del rilevamento del tempo: 18:22:57 …. bene, benissimo….. Brogioni all’arrivo che aspetta i runners… li faccio i complimenti dovuti e sinceri per l’organizzazione…

LUT

… il mio arrivo, finalmente! foto di W.Zugna

Sono stanco… distrutto forse,  ma dopo 90 km mi sembra naturale, no? :-)

Enrico, arrivato già da un paio d’ore, è bello fresco e riposato…. io sembro un zombie….

——-

Sono passate due settimane dalla LUT : non ho più corso… un paio di giorni dopo la gara è arrivata la febbre a 39, poi la tosse/bronchite…. adesso sto recuperando, magari settimana prossima una garetta tranquilla ci scappa anche, ma adesso di correre di correre non ho voglia…. ma sarà il caso di ricominciare, no? :-)

——

Che dire della LUT?

Organizzazione impeccabile, percorso segnato bene, senza il rischio di perdersi (a meno di cercare di tagliare in un paio di punti, per poi trovarsi fuori percorso…).

Un sentito grazie a volontari (ho ancora  in mente una ragazza che stava gelando al primo ristoro… almeno noi correvamo!) dei ristori e del soccorso Alpino e ai vari sponsor che rendono possibili queste manifestazioni….

Alla prossima!

Share

LUT

giugno 24th, 2010

LUTCerte corse iniziano ben prima dello sparo e finiscono ben dopo che si attraversa la linea dell’arrivo: rimangono dentro… nelle gambe, nella testa e nel cuore.

Alcune esigono mesi di preparazione specifica, fisica e mentale, certe ancora anni….  una Ultra Trail del Monte Bianco o una Marathon Des Sables non si preparano con qualche centinaio di km di allenamento “tradizionale”…. pena il ritiro e un DNF sulla classifica finale….

… per carità, anche una maratona o una mezza non si improvvisano, ma sono gare completamente diverse…. una cosa è star male o ritirarsi lungo il percorso della Bavisela, un altra cosa è essere a duemila metri di quota, magari al freddo, completamente “svuotati”, sia fisicamente che mentalmente…. no grazie!

La LUT, Lavaredo Ultra Trail, è una di queste gare: non saranno i 166 km della UTMB (con 9.500 m dislivello positivo ), ma 90km e +5.000 di dislivello non si improvvisano….  anche se, personalmente, il senso di “… mi sa che non mi sono allenato abbastanza….” rimane sempre…. manca poco per scoprirlo!

Lo zaino è pronto, con l’attrezzatura obbligatoria (coperta termica, fischietto per i soccorsi, ricambi, borraccia…) e i vari integratori… domani si parte, con Enrico, in mattinata… magari si riesce a fare anche un “giretto di perlustrazione” fino alla forcella Lavaredo, per ammirare le Tre Cime del Lavaredo …. ci sarà neve? il percorso sarà ben segnato…. come sarà vedere le Tre Cime, con la luna piena, dopo esser risaliti, con gli altri 500 concorrenti, da Auronzo di Cadore?

…e poi la tensione pre-gara salirà, fino al culmine della mezzanotte di venerdì, con la musica dei bastoncini sollevati in aria, illuminati dalle torce led, e le grida di incitamento… no, questa gara non è una gara come un altra….

In bocca al lupo a tutti i partecipanti della Lavaredo Ultra Trail 2010!

Tre Cime del Lavaredo

Tre Cime del Lavaredo e Mt. Paterno

Share