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Il Molo Audace ghiacciato

febbraio 5th, 2012

Nonostante una influenza che ancora si fa sentire, un paio di scatti al Molo Audace con il ghiaccio dovevo farle.

E non ero solo: una ventina di curiosi (ok, il termine “curiosi” potrebbe assumere varie sfumature…. ma a volte il confine è molto labile… l’importante è non finire in mare e far la fine dei findus….) che, sfidando una Bora con raffiche abbondantemente sopra i 100km all’ora ed una temperatura di circa -5 gradi (…a cui va aggiunto il windchill, cioè l’abbassamento della temperatura percepito dal corpo per via della velocità del vento….), vogliono a tutti i costi raggiungere l’estremità del Molo Audace, magari toccando la sua bella bitta ghiacciata con tanto di foto ricordo.

E non solo la bitta è ghiacciata, ma anche tutta la parte terminale del molo…. un ghiaccio che rende questo luogo tanto amato da noi triestini ancora più unico, con una bora violenta, Bora che si ama e si odia (..ma senza bora cosa saremmo noi triestini?), Bora che pulisce l’aria ma la rende gelida e tagliente….

MoloAudace Neve

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lanaro Gran Fondo 2012

gennaio 23rd, 2012

Quattro righe sulla LGF….

La Lanaro Gran Fondo, gara di Trai di circa 30km organizzata dal Vulkan, costituisce (..almeno per me…) il primo appuntamento podistico dell’anno, ed una delle “immancabili” gara di trail (con la Cavalcata Carsica e la Jama Run… alle cui ultime edizioni ho tirato “pacco”…) della provincia: correre nel Carso ha il suo fascino, fascino che attrae un sempre maggiore numero di podisti, che magari “mollano” le gare e gli allenamenti su asfalto per correre nel verde (anche se qualche ripetuta veloce su asfalto fa sempre bene…)….

La LGF, nata inizialmente come gara per MTB, è diventata negli anni ANCHE una manifestazione (… “Muli, questa non xè una gara!!”…) per podisti, passando dai 50 massimi di una volta fino ai 150 di questa edizione. Podisti che han voglia di farsi 30km di sterrato (ok, ci sono quei due km di asfalto che portan a Monrupino, ma niente di grave….) ed una bella salita (… non me la ricordavo così dura…!! Minchia!!!…) che porta alla cima del Monte Lanaro.

La giornata è splendida: fredda, ma dopo qualche km di corsa il freddo sarà un ricordo della partenza (…per me, almeno, che patisco molto di più il caldo…), una giornata ideale per correre, peccato, non c’è la neve che c’era l’altro anno, una neve che amplificava ancora di più il senso di avventura di questa gara…. non si può aver tutto! :-)

Partono, dopo le raccomandazioni della regia, le MTB. Dopo una quindicina di minuti partiamo noi, runners.

Mi metto in coda: nei due anni precedenti “azzardavo” partenze più “coraggiose”, quasi in prima linea… quest’anno no…. parto con l’idea di testare, più che la resistenza, la schiena, dopo mesi di semi-inattività….

Si parte.

La ciclabile passa lentamente, si passa Draga Santa Elia e poi la prima salita, quella dura che porta a Pesek, salita che è una sorta di antipasto per quella finale.

Durante la salita scambio un paio di chiacchere con un Enrico in “incognito”, ma che con lo sguardo punta già a gare con kilometraggi diversi dalla LGF e dalle gare di trail che i “normo-runner” sono in grado di affrontare.

Si passa Pesek. Salita. Vista sul Golfo di Trieste. Il ritmo aumenta, per lasciare il monte Cocusso alle spalle e dirigersi verso Monrupino.

Ristoro. Due bicchieri di tè. Grazie. Si riprende la corsa, per passare Monrupino, dopo un “veloce” tratto di asfalto.

La salita che porta sulla cima del Lanaro è dura. Sono al limite delle tre ore: spero di farcela, magari aumentando un pà il ritmo…. Niente da fare, passo il traguardo in poco più di tre ore…. va bene così (l’anno precedente chiudevo con un 2h e 34… quasi una mezzora di meno… )! L’importante era non arrivare distrutti…. e far quel paio di km fino alla macchina sulle proprie gambe! :-)

Alla prossima….

LGF2012

 

...ultime raccomandazioni....

...ultime raccomandazioni....

 

...partiti!

...partiti!

 

 

... non xè una gara, muli!!! .... le MTB pronte sulla linea di partenza...

... non xè una gara, muli!!! .... le MTB pronte sulla linea di partenza...

 

...runners quasi operativi alla partenza....

...runners quasi operativi alla partenza....

... e runners super-operativi davanti...

... e runners super-operativi davanti...

 

 

 

..runner verso Pesek...

..runner verso Pesek...

.. un Enrico, in incognito e in momentaneo standby, scruta i runners che passano, in attesa di macinare nuovamente "qualche km".... a presto! :-)

.. un Enrico, in incognito e in momentaneo standby, scruta i runners che passano, in attesa di macinare nuovamente "qualche km".... a presto! :-)

Con il Cocusso sulla destra.

Con il Cocusso sulla destra.

 

... sulla cima del Lanaro ...

... sulla cima del Lanaro ...

 

... le due "menti" che hanno partorito questa bella manifestazione ...

... le due "menti" che hanno partorito questa bella manifestazione ...

.. il Golfo di Trieste con l'inconfodibile forma del "formaggin"..

.. il Golfo di Trieste con l'inconfodibile forma del "formaggin"..

Il Monte Nanos

Il Monte Nanos

Sulla destra, il Monte Nevoso, con il suo cucuzzolo innevato

Sulla destra, il Monte Nevoso, con il suo cucuzzolo innevato

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Valmaura – Ciclabile – Klanec – Beka – Bottazzo – Ciclabile – Valmaura

gennaio 14th, 2012

Ho approfittato delle festività natalizie per ricominciare a corricchiare…

Son partito subito con distanze di 15, 20, 23, 25km…. tutti per sentieri, fatti ad un ritmo leggero leggero, godendo delle belle giornate di sole che questo inverno ci sta regalando. Stanco si, ma mai distrutto: un ritmo sempre controllato, con diverse soste fotografiche…. una scusa per fermarsi e prender fiato! :-)

Domani ci sarà la Lanaro Gran Fondo, organizzata dal Gruppo Vulkan: 33 km di gara, con partenza dalla ex stazione ferroviaria di Moccò per arrivare fino alla cima del Lanaro. Sarà dura… ma a questo penserò domani. Magari alla prima “rampetta”, quella che dalla ciclabile porta a Pesek. O alla rampa finale del Lanaro….. meglio non pensarci, va, che di salite in questi mesi…. poche! pochissima! L’altro anno chiudevo la gara con un bel 2h 34, piazzandomi 13° su un centinaio di runner… quest’anno un tempo simile me lo sogno, meglio partir con l’idea di far foto! :-)

…. di seguito un pò di foto (..fatte con il cell..) fatte durante un bel giro: dalla ridente zona industriale di Trieste, 3km di asfalto in salita per raggiungere la pista ciclabile, percorsa fino alla fine, in Slovenia. Poi asfalto, passando Klanec, Beka, Bottazzo e poi di nuovo su, per la rampetta che riporta alla ciclabile.

Una bellissima giornata di sole ed un discreto numero di km portati a casa…

Ciclabile, Beka, Ciclabile

Verso la stazione di Moccò

Verso la stazione di Moccò

 

Klanec

Klanec

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2011

gennaio 8th, 2012

Un altro anno è già passato e, come al solito, mi ritrovo (..come tutti, credo! …) a fare il consueto bilancio consuntivo….

… Il 2010 è stato “l’anno della corsa“600 e passa km solo di gare, tra ultramaratone, mezze e quello “che capitava”…  la LUT, la Cormor Ultra, il Troi degli Sciamani, la TCE, la Jama Run, le Linee Verticali….. tante gare, tante belle situazioni, belle dal punto di vista sportivo e non solo…. tante gare….. forse troppe! :-(

… il 2011 è stato l’anno del “riposo” (sportivo, almeno…)…. un anno iniziato bene con una bella Lanaro Gran Fondo, una “indimenticabile” Verteneglio Adventure Treck (ultra di 55 km di orienteering…..!!!!…. mai più!!!! … quanto amo i percorsi segnati….. !!!!… fanculo bussole e cartine..!!! :-) ) seguito dalle fatiche della Ultrabericus e dalla TCE… e mi ricordo ancora la sensazione di stanchezza  (… non solo fisica…) al ritorno in macchina, chiaccherando con Enrico (.. il tuo anno non è stato di riposo, eh, Enrico!!!!) e Michele (.. ci vediamo a Gradisca!.. ma non per correre, eh! ), stanchezza che, un pò alla volta, è diventata un progressivo abbandono della corsa.

Verteneglio Adventure Track (.. ehm, simulazione per la foto…. ! ;-) )

Certo, in luglio c’è stata la LUT in staffetta con Michele (… team “w la e pò bon…”… gran gara, grazie Michele per il last minute!!! ), una gara nella splendida cornice delle Dolomiti….  e poi il nulla, fino alla Mezza Maratona di Aurisina…. e poi nuovamente piattume corsaiolo (dovuto anche a doloretti vari alla schiena… tanto per agevolare…)….

… per fortuna che, in questo “piattume”, ci sono state delle “parentesi motociclistiche” che hanno allegrato le mie giornate….  grazie Transalp!

…da qualche parte, a patire il caldo, in mezzo alla Spagna (verso Toledo)…

Ti ho comprata, con i tuoi 20 anni sulle spalle, con 65.000 km e adesso, da aprile, ne abbiamo fatti quasi 80.000….. Già il nome, Transalp… Dopo un bel week sull’Isola di Cherso , tanto per fare un pò di pratica con la moto (ho avuto la moto quando avevo 20 anni…. poi scooter…. miga facile passar da un Typoon ad una motazza…!!!) una bella “vacanza  in moto” fino a Capo Fisterra

Capo Fisterra

6.500 km in solitaria, due settimana di “cazzeggio motociclistico“, passando le Alpi (… e la Transalp festeggia i suoi 70.000 km passando il passo del Moncenisio), la Francia e la Spagna, per farmi toccare le terre più a ovest dell’Europa… passando per Como, Torino, Lyon, Bordeaux, Toledo, Bilbao, Santiago de Compostela, Valencia….. dormendo in hotel, campeggi, in tenda in qualche campagnetta… o direttamente nei parcheggi degli autogrill, disteso (… anche fisicamente, eh!) vicino alla Transalp con la compagnia discreta di altri viaggiatori o di qualche baccolo invadente…

Cantabria

… due settimane di vero viaggio, di cui tengo i ricordi ancora vivi (…oltre che una marea di foto… eh! :-) )

… e con la Transalp anche un bel week in Toscana, a far km tra Ferrara, Bologna, Firenze e Siena…. tre intensi giorni on-the road, non serve mica far 6.500 km per veder posti incantevoli….

Toscana

Verso la Toscana, dopo il passo della Raticosa

…vabbè, il 2011 è finito e vediamo cosa riserva sto benedetto 2012, tra crisi globali, governi tecnici e maya portasfiga…… corsa? vela? moto? campagna? a letto con il mal di schiena o con qualche forma virale creata in qualche laboratorio segreto… vedremo!

… intanto vediamo di prepararci per la LGF, che una settimana passa presto… :-)

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Ferrara, Bologna, Firenze e Siena in moto

novembre 4th, 2011

Dopo il viaggio fino a Finisterre (6.500 km in due settimane… passando per Francia e Spagna), non ho avuto più occasione di macinare kilometri con la Transalp… una serie di ponti favorevoli risolvono il problema: tre giorni “on the road” con destinazione Firenze, scroccando ospitalità a mio fratello Luca ed ai suoi amici.

Firenze, si, ma passando prima per Ferrara e Bologna, città che non avevo mai visto e, dopo un breve tratto di autostrada dopo Bologna, prendo il passo della Futa (…l’idea iniziale era quello di fare anche quello della Raticosa, che permette di raggiungere Firenze da Bologna passando per i colli…) e raggiungo Firenze al tramonto.

Risvegliarsi, il giorno dopo, senza il rumore del traffico e delle discussioni dei vicini, ma con il cinguettio di uccelli vari fa una certa impressione…

Qualche ora a Firenze a far foto…. il lungo Arno, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria… poi direzione Siena, passando non per la comoda autostrada ma per la provinciale.. e deviazioni varie. Colori dell’autunno, giallo oro. Spettacolo.

Siena, bella, bellissima… giornata splendida…. non me la ricordavo così…. piazza del Campo è incantevole e cerco di immaginarmela durante il Palio di Siena… difficile, bisognerà andarci…

Ritorno a Firenze per la notte (passando questa volta per l’autostrada) e il giorno dopo destinazione Trieste…. ma tagliando l’Appennino passando per il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, arrivando quindi a Forlì dopo aver goduto di paesaggi unici, scoperti un pò per caso….

Toscana e Emilia Romagna

Duomo di Ferrara

Duomo di Ferrara

Ferrara

Ferrara

Ferrara

Ferrara

 

Ferrara

Ferrara

 

Ferrara

Ferrara

Girolamo Savonarola

Girolamo Savonarola

Castello Estense di Ferrara

Castello Estense di Ferrara

 

 

 

 

 

Bologna, Fontana del Nettuno

Bologna, Fontana del Nettuno

 

Bologna, Piazza Maggiore

Bologna, Piazza Maggiore

Bologna, Piazza Maggiore

Bologna, Piazza Maggiore

 

 

Bologna, Piazza Maggiore, il Palazzo Comunale

Bologna, Piazza Maggiore, il Palazzo Comunale

Bologna, le due Torri

Bologna, le due Torri

Bologna, Portici

Bologna, Portici

 

 

 

...verso Firenze, passando per il passo della Futa...

...verso Firenze, passando per il passo della Futa...

 

 

 

 

 

Tramonto sul Arno

Tramonto sul Arno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Firenze, Loggia della SIgnoria

Firenze, Loggia della SIgnoria

 

 

 

 

 

 

Firenze, Piazza della Signoria

Firenze, Piazza della Signoria

 

 

Firenze, Piazza della Repubblica

Firenze, Piazza della Repubblica

 

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

Firenze, Santa Maria del Fiore

 

 

 

Firenze, Torre di Giotto

Firenze, Torre di Giotto

 

 

Firenze vista dalla Torre di Giotto

Firenze vista dalla Torre di Giotto

 

 

 

 

 

 

 

Firenze, Piazza del Maialino

Firenze, Piazza del Maialino

 

 

Firenze, Ponte Vecchio

Firenze, Ponte Vecchio

 

 

 

 

 

 

 

Verso Siena, passando per stradine varie...

Verso Siena, passando per stradine varie...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siena

Siena

 

Siena, la Torre del Mangia

Siena, la Torre del Mangia

 

Palazzo Salimbeni

Palazzo Salimbeni

 

 

 

 

 

 

 

Siena, la Cappella di Piazza

Siena, la Cappella di Piazza

Siena, Piazza del Campo

Siena, Piazza del Campo

La Torre del Mangia

La Torre del Mangia

 

Palazzo Sansedoni,

Palazzo Sansedoni,

Palazzo Sansedoni

Palazzo Sansedoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Duomo di Siena

Il Duomo di Siena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lago di Londa

Lago di Londa

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

 

 

 

 

 

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Cazzeggio motociclistico

settembre 18th, 2011

6.500 km in moto, in due settimane, non sono pochi, soprattutto quando si è “apprendisti motociclisti” come me e con un esperienza motociclistica si riduce a 4 mesi, cioè da quando, 10.000 km fa, ho acquistato la mia bella, bellissima, Honda Transalp: del 1990, con solo 65.000 km sulle ruote… una gran signora!

Una “signora” che, partendo da Trieste, mi ha fatto scoprire posti incantevoli e spesso sconosciuti ai turisti “normali”, senza mai perdere un colpo, chiedendo solo benzina e qualche rabbocco d’olio..

…un percorso con molteplici tappe, Sirmione, Como, Torino… per poi giungere in Francia passando per il Passo del Moncenisio…. e poi Grenoble, le campagne francesi, Lyon, Bordeaux, il bacino d’Archacon con le sue maree e le sue ostriche e la duna di Pylat (..la duna più alta d’Europa!), Santander, Biarritz

…e poi l’entrata in Spagna… l’impervia costa della Cantabria, con le sue foreste, le sue nuvole e le sue spiagge…. e poi, finalmente, la fine-non-fine di capo Finisterre… il punto d’arrivo del Cammino di Compostela….  punto di fine di un tragitto e d’inizio di un nuovo percorso…. e poi il caldo torrido della meseta, Santiago de Compostela, Villa, Toledo, Valencia….

… una overdose di panorami e di gusti nuovi (… dalle ostriche di Arcachon, al polpo della Galizia alla paella valenciana….)…

… per raccontare dei posti visti dovrei stare a scrivere giorni interi: preferisco pubblicare un di foto….  e immaginare il prossimo viaggio…

Italia: da Trieste alla Francia, passando per il Lago di Garda, Sirmione, Como, Torino e il passo del Moncenisio

Italia

Lago di Garda

Lago di Garda

Sirmione

Sirmione

Sirmione

Sirmione

Torino

Torino

La Mole Antonelliana

La Mole Antonelliana

Torino, Museo del Cinema

Torino, Museo del Cinema

Torino, panorama da Superga

Torino, panorama da Superga

Torino, Superga

Torino, Superga

Torino, Superga

Torino, Superga

Torino, Superga

Torino, Superga

Passato il Moncenisio

Passato il Moncenisio

Passo del Moncenisio

Passo del Moncenisio

Passo del Moncenisio con la Transalp

Passo del Moncenisio con la Transalp

Passo del Moncenisio

Passo del Moncenisio

Passo del Moncenisio

Passo del Moncenisio

Dal passo del Moncenisio (..che freddo….) il viaggio continua in Francia: Lyon e Bordeaux sono veramente belle e mi affascinano….. da tornare, con più calma e in compagnia!

Francia

Parc National de la Vanoise

Parc National de la Vanoise

 

Verso Lyon

Verso Lyon

 

 

Paesaggi francesi...

Paesaggi francesi...

Campagne francesi

Campagne francesi

 

 

 

.... notte all'aperto, da qualche parte in Francia....

.... notte all'aperto, da qualche parte in Francia....

Periguex

Periguex

... verso Santiago de Compostela...

... verso Santiago de Compostela...

Lyon: bella… piena di gente e di vita….

Lyon

Lyon

Lyon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... inizia un'altra giornata per la mia Transalp ..

... inizia un'altra giornata per la mia Transalp ..

 

 

Bordeaux: un altra scoperta…. forse più bella di Lyon, per certi versi….

Bordeaux

Bordeaux

Bordeaux

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arcachon e la duna di Pilat: una delle destinazioni principali del viaggio…

Archacon

Verso Archacon

Verso Archacon

... punta Sdobba? noo... Aquitania...

... punta Sdobba? noo... Aquitania...

... gamberi alla plancia ....

... gamberi alla plancia ....

... e ostriche .... buone!

... e ostriche .... buone!

 

 

... bassa marea ...

... bassa marea ...

Faro di Cape Ferret

Faro di Cape Ferret

... dune e spiaggia...

... dune e spiaggia...

La spiaggia di Cape Ferret

La spiaggia di Cape Ferret

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Dune di Pilat

Spagna: Bilbao, Santander, Biarritz…

Bilbao

Bilbao

Bilbao

Bilbao

Bilbao

 

 

 

 

 

 

… Cantabria…

Cantabria (Spagna)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Finisterre: fine del viaggio o nuovo inizio?

Finisterre

Finisterre

Finisterre

La fine del Cammino di Santiago de Compostela

La fine del Cammino di Santiago de Compostela

Finisterre

Finisterre

La CappaSanta, simbolo del Cammino di Santiago de Compostela

La CappaSanta, simbolo del Cammino di Santiago de Compostela

Finisterre

Finisterre

La cittadina di Finisterre

La cittadina di Finisterre

 

 

 

 

...prendere uno sterrato e finire qua.... 6.500 km, ma ne è valsa la pena...

...prendere uno sterrato e finire qua.... 6.500 km, ma ne è valsa la pena...

 

 

Relax.

Relax.

 

 

 

 

 

Da Finisterre verso Toledo, passando per Villa….

Santiago de Compostela

Santiago de Compostela

Santiago de Compostela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Toledo

Toledo

Lago di Sanabria

Lago di Sanabria

 

 

 

Verso Toledo. Caldo.

Verso Toledo. Caldo.

 

 

 

 

 

 

 

Incontri.

Incontri.

Villa

Villa

Toledo

Toledo

Souvenir a Toledo.

Souvenir a Toledo.

Valencia

Valencia - città

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciudad de las Artes y las Ciencias

Ciudad de las Artes y las Ciencias a Valencia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valencia

Valencia

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L’Isola di Cherso con la Transalp

luglio 31st, 2011

Il meteo, tanto per cambiare, non promette nulla di buono: è ora  però di muovere la Transalp, in tre mesi ho fatto solo una gitarella fuori porta, alla scoperta di strade mai percorse nella zona compresa tra la bella Cividale del Friuli, Gemona del Friuli, Bordano (e la sua interessante casa delle farfalle)…

…una cavalcata tanto per prendere confidenza con la moto, per capire che a 100km all’ora, in autostrada, il cupolino di serie è praticamente inutile, per capire che le curve “non si fanno dritte” e che, nel greto di un torrente, è più facile infossarsi di quanto si pensi… piccole esperienze che rendono la moto più “propria” e che permettono di entrare in confidenza con “lei” di quanto lo permetta il semplice e triste tragitto casa-lavoro-casa…

… la Transalp: non è giovanissima, è una signora di 20 anni che, se lei lo vorrà e io ne sarò capace, mi permetterà di scorazzare in lungo e in largo… questo è almeno il mio programma… vediamo cosa riuscirò a fare nella veste di “motociclista” (mi sento apprendista, per il momento..), se sarò uno dei tanti che usano i CV solo per tirare lungo le strade cittadine o se riuscirò a far percorrere a questa fantastica moto strade ben più nobili, europee o no che siano….

Isola di Cherso in moto

Il monte Ucka e la città di Rjeka (Fiume) al tramonto

Alle 17.00 lascio, rapido, l’ufficio e mi dirigo verso casa per sistemare tenda, sacco a pelo e borse varie sulla Transalp.

Trans-Alp, che bel nome. Come non immaginare escursioni “fuori porta” con una moto che ha un nome simile? E per fortuna che non son riuscito a prendere un Africa Twin….

Riesco a far stare la tenda, il sottotenda e il “dormibene” in un unica sacca che fisso sul posto passeggero con un “ragno” comprato il giorno prima per l’occasione. Sul serbatoio fisso la borsa a magneti del LIDL (20 euri): a questa ho aggiunto degli elastici con due gancetti che permettono un fissaggio con maggior sicurezza sulla carrozzeria… tanto per esser sicuro di non perdere l’amata Reflex per strada….

L'Isola di Cherso in moto

L’ Isola di Cherso di può raggiungere o dall’Istria con il traghetto che parte da Brestova o dall’Isola di Veglia

Nella custodia trasparente metto la cartina della Croazia e, dentro la sacca, trova spazio la Nikon con il suo bel 17-270mm…. comodo obiettivo da viaggio… mentre nel capiente bauletto trova posto la sacca con i ricambi e qualche “vivero” (.. due bottigliette di integratore e qualche confezione di Tucs… roba sana!).

Do una ulteriore controllata al fissaggio del cupolino maggiorato della GIVI: ora, a 120 km all’ora, le turbolenze sono notevolmente attenuate… e non è una cosa da poco! Veramente, un altro modo di affrontare la strada ed i kilometri..

Mi piace veder la moto “carica”, come un mulo, certo che un paio di valige rigide, laterali, ci starebbero bene… magari ti quelle in alluminio che son veramente figose…arriveranno anche queste, un po’ alla volta… intanto vediamo di partire e di arrivare interi al piccolo paese di Martinscica,  sull’Isola di Cherso

L'Isola di Cherso in Moto

La bella spiaggetta di Martinscica, con la vista verso il Monte Televrina, sull’Isola di Lussino

Già… la meta… l’amata Isola di Cherso, distante solo 130 km da Trieste…. isola che conosco bene, visitata in lungo in largo con la macchina, con il gommone, con la barca, la bici e, ora, con la moto. Finalmente!

Alle 18.15, con serbatoio pieno di benzina slovena, parto…

Arrivo in Slovenia passando per l’ex-valico di Rabuiese dove, in quanto senza la vignetta obbligatoria per circolare sulle autostrade in Slovenia, subito dopo il primo benzinaio, giro a destra, sulla strada “normale”, segnata sempre da segnali di colore giallo.

L'Isola di Cherso in moto

Vado in direzione di Lubjana, per poi girare a destra verso Kubed (Covedo) e verso la Croazia.

Passando nei pressi di Topolovec penso all’impresa di un paio di settimane fa di Enrico, che con la sua Topolovec-Topolò si è fatto 150-160 km correndo/camminando per due giorni in solitaria… più della distanza che io farò oggi, “comodamente”, con la mia Transalp del 90.

Una decina di anni fa ho avuto la bella idea di partire da casa e di arrivare a Cres in bicicletta, con la mia Katarga (..pesantissima già di suo!) caricata di tutto punto… tenda, sacco a pelo, fornelletto, borse laterali, borsa sul manubrio e zaino…. (…azz, ripensadoci: dove cacchio andavo con tutta quella roba? Timbuktu? Pechino? Cerrapungi?) non vi dico il peso.. avevo fatto la stessa strada che oggi percorro in moto, 150 km totali, fatti una calda giornata di agosto… tre giorni di bici, e con un male al culo pazzesco… e diverse forature…

Lubenice

Il paese di Lubenice: un gioiello incastonato in un paesaggio unico.

Lubenizze

Lubenizze (Lubenice)

Lubenice

Lubenizze (Lubenice)

Passo il confine con la Croazia: vorrei già cambiare gli euro in kune, ma il cambio è chiuso… fa niente… seguo i cartelli con le indicazioni per il Tunnel Ucka (a pagamento), tunnel che attraversa il Monte Ucka (Monte Maggiore, in italiano, da cui si gode di una incredibile vista sul Golfo del Quarnero e le sue isole… ) per portare fino a Fiume (Rjeka), città portuale e poco interessante affacciata sul Golfo del Quarnero.

Poco prima dell’entrata del tunnel svolto a destra, e, in una mezzora, mi trovo a Brestova ad aspettare il traghetto per l’Isola di Cherso.

Lubenice

Sono le 20.00 : faccio il biglietto (8 euro per la moto) e in contemporanea vedo partire il traghetto… che sfiga, il prossimo parte alle 21.00, dovrò fare la strada tutta curve che taglia l’Isola di notte, cosa che volevo evitare. Ok, vedremo di colmare certe lacune che ho nella guida prima del previsto…

Mi faccio un kava (caffè) e aspetto il traghetto che puntuale arriva, avvolto dalla luce radente del tramonto: in una mezzora il traghetto mi porta sull’Isola, assieme ad altri umani in cerca di relax.

Lubenice

Ok, rimontiamo in sella…. la strada, per uno con un po’ più di esperienza di guida, immagino sarebbe bella divertente… io, in questo momento mi divertirei di più in una autostrada bella dritta…. e con la luce del giorno…

Un po’ alla volta le traiettorie si fanno più convinte…. non pulitissime, ma almeno non mi schianto su qualche muretto con una platea di pecore che applaudono per lo show… già, le pecore: occhio, ce ne sono a frotte sull’isola e non è così difficile che attraversino la strada all’improvviso…

Se fosse giorno la vista, che conosco bene, sarebbe incantevole, con la costa dell’Istria nella prima metà di salita, fino a ridiscendere sull’altro lato, con vista sull’Isola di Veglia e l’alta costa.

Una cosa che colpisce, appena si scende dal traghetto, è il profumo di erbe aromatiche (salvia, origano…) che si respira. E di questo profumo, in moto, è facile goderne.

Faccio un break di pochi minuti tagliando a Cres paese, passando difronte all’appartamento dove ho passato diverse estati di diversi anni fa…. un break che mi serve per rallentare un attimo.. per poi riprendere, in direzione di Martinscica, distante una ventina di km.

La strada è sicuramente meno impegnativa e, rispetto ad una ventina di anni fa, molto più larga e comoda.

Tutto ciò però a discapito dei bei muretti a secco che costeggiavano tutta la strada, da quando si scendeva dal traghetto fino all’Isola di Lussino, una ottantina di km più in la (e separata dall’Isola di Cherso da un ponte girevole che, se non erro, era quello che si trovava una volta a Trieste al posto di Ponte Rosso..).

Giro a destra, verso Martinscica, abbandonando la comoda strada principale.

Cres

Cres, la torre del Orologio

La luce degli abbaglianti va e viene, trovando come ostacolo i vari dossi che la moto incontra lungo la strada.

Due “serpentine”, di quelle toste, mi mettono un attimo in crisi.. son bello che cotto…. arrivo nella piazzetta del paese che son le 22.30: 4 ore da Trieste per fare 170 km, con un ora di stop per aspettare il traghetto e una mezzora di attraversata.

Faccio un saluto volante all’amica Valentina (che è qui con la sorella Michela e bimbi al seguito), per poi, subito dopo, affrontare la parte più difficile: sistemare la tenda nel campeggio Slatina, poco distante dal paese, con la luce della torcia a led che mi ha fatto compagnia in tante gare e allenamenti di corsa….

Monto la tenda e vado a dormire. Già, dormire… mica facile con il rumore dei tuoni e della pioggia che puntuale arriva e, soprattutto, con l’inutilità del dormibene in neoprene…. mi immagino un giro più lungo e faticoso, no, sta roba in neoprene non va proprio… dormo malissimo…

Isola di Cherso, Cres

Cres

Al mattino c’è, incredibilmente, il sole…. La giornata passa veloce, godendo della compagnia della “gang della Vale”, del sole, della spettacolare vista che si ha dal paese di Lubenice (e della sua meravigliosa spiaggia, raggiungibile da un ripido sentiero) e da una buona cena a Cres….

Cres

Cres, il Mandracchio

Si potrebbe definire, la giornata passata, come una giornata rilassante…. incredibile!

Altra notte in tenda e altro diluvio universale: c’è parecchio vento, temo che mi ribalti la moto… dormo meglio della prima notte, evidentemente è solo una questione di abitudine…

Smonto rapido la tenda (45 minuti per smontarla e caricar la moto…), pago il campeggio, scrocco tre caffè (..belli zuccherati… ;-) ) alla Vale e lascio la tranquilla Martinscica.

Cres

Verso Trieste: la baia di Cres.. e un meteo non proprio ideale…

Dopo nemmeno un minuto inizia a diluviare: la pioggia mi accompagnerà per tutta l’isola per essere sostituita, appena sceso sulla costa, da una bora forte che, al traverso, si farà sentire…

..arrivo a Trieste soddisfatto di questo primo giro e, soprattutto, della mia Transalp. E, adesso, ragioniamo su qualcosa di più “impegnativo”….

Honda Transalp

.. la “signora”…

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TopolovecTopolò

luglio 6th, 2011

140 km di corsa, in “assolo“, sono sicuramente un impresa sportiva, soprattutto se compiuti per sentieri poco conosciuti e, praticamente, in completa autonomia.

.. un lungo tragitto che trova il suo inizio a Topolovec (Slovenia)  e il suo compimento “fisico” a Topolò (provincia di Udine), dopo una notte e una giornata passata correndo, il tutto nella cornice della manifestazione “Stazione di Topolò

E’ questa la nuova impresa dell’amico runner (..emerodromo..) Enrico Viola vuole portare a termine questo sabato, partendo al venerdì sera.

Topolovec - Topolò

… messo da Enrico poco prima di partire… ma non ci saranno tanti altri segnali nei boschi!

Ma vedere questo lungo percorso in un modo diverso, sotto forma di “opera d’arte“, è possibile?

Di seguito il manifesto di questa sua impresa.

Buona corsa, Enrico!

————————————————————————————

Carissimi amici
il viaggio che da anni tenevo in serbo sta per iniziare. 140 km di corsa tra
l’Istria slovena e le Valli del Natisone in ventiquattro ore, più o meno.
L’iniziativa si è sviluppata all’interno dell’evento artistico Postaja
Topolove|Stazione di Topolò.

Dal catalogo:

Topolovectopolò. Assolo.
di corsa dal cuore dell’Istria alla Benecija
Partenza: Topolovec, venerdì 8 luglio, nel tardo pomeriggio
Arrivo: Topolò, sabato 9 luglio, al tramonto.

Un viaggio da fare di corsa, portatore di un messaggio, come nella Grecia
antica Filippide, emerodromo, “colui che corre per un giorno”.

Bellezza arcaica, il proprio corpo come unica possibilità di coprire la
distanza: la lunga distanza.

Dichiaro questo viaggio opera d’arte.

Sono un’artista, non sono uno sportivo. Un’artista che corre cento chilometri.
Queste terre che attraverserò non mi sono neutre.

Attraverserò me stesso, la mia storia, il mio passato e quello di chi mi ha
preceduto.

Topolovec, mio nonno, partigiano, catturato in un rastrellamento, spedito nei
campi da dove non farà più ritorno.

Topolovec, il nuovo confine. Io ho vissuto a un chilometro dal confine. E
quando è caduto, guarda caso, l’ho attraversato di corsa.

San Servolo, luogo di fondazione del Battaglione Alma Vivoda dove militava mio
nonno. Ma anche eremitaggio di San Servolo, martire triestino, e a me gli
eremiti affascinano.

Pese-Iamiano, il sentiero numero tre del Carso triestino, luogo della mitica
Cavalcata carsica, il mio esordio nel mondo della corsa.

Monte San Michele, la Grande Guerra, i migliaia mandati al macello. Furori
mitigati sui vecchi confini, e i colli martoriati riposano sotto i nuovi
boschi.

Io sono di una generazione che poteva ancora sentire parlare della prima
guerra mondiale dalla bocca dei protagonisti.

Le Valli del Natisone, cercate, respirate, sognate. Una parte della mia
interiorità.

Topolò, che dire? Un posto dove potrei vivere.

Topolovec Topolò

Aggiornamento del 10 luglio : Enrico è arrivato a Topolò!

Enrico, nonostante il caldo, i ragni, il cellulare smarrito, gli infiniti km lungo sentieri più o meno conosciuti, ha portato a termine la sua impresa. E credo proprio non sia stato facile… ecco un paio di righe scritte “a caldo”, il giorno dopo questa bella impresa “cultural/sportiva”..

A caldo…

si può dire troppo caldo! Sabato era insopportabile, impossibile correre e anche a camminare uno doveva cercare le zone d’ombra e fermarsi a far scendere la temperatura.

Peso zaino, anche poco ti fa soffrire.

Sentieri, per chilometri a mangiare ragnatele, e anche questo non ti permette di avanzare.

Altri, magari controllati in primavera, ora si presentano con l’erba alta al petto!

Sfighe, perdere il telefonino e doverlo recuperare dalla polizia a Monfalcone.

E vesciche, troppo presto.

Risultato: venerdì e sabato un inferno, non sarei arrivato da nessuna parte, ho passato la notte a Cormons e sono ripartito il giorno dopo.

Domenica molto bella, calda ma stavo bene, ho corso dal mattino (8.30) al tramonto, quando sono arrivato con una giornata di ritardo!

Poi saluti al pubblico e più tardi ho parlato per una mezz’ora sul senso di quello che avevo fatto.

Pubblico molto emozionato, io anche. Esperienza intensissima.

Questa mattina mi hanno riportato a trieste, in tempo per il lavoro!

Mi spiace per l’infossamento. Spero niente di grave.  Il passaggio ad Abitanti era molto bello e credevo che saresti riuscito a trovarmi!

Saluti,

Enrico

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Le Tre Cime

giugno 30th, 2011

Alla LUT manca veramente poco: domani pomeriggio si parte, con la consueta presenza di Enrico, che, in nemmeno due anni di preparazione, si è più che affermato come UltraMaratoneta ( e le sue prossime sfide sportive, vi assicuro, sono riservate veramente a una nicchia di atleti, dotati, probabilmente, più di quella che viene definita come “forza interiore” che  di una “pura e semplice preparazione fisica”) e di Michele, apprendista-ultramaratoneta che affronterà per la prima volta gli impervi e ripidi sentieri delle Dolomiti.

Tre Cime del Lavaredo

Le Tre Cime del Lavaredo, foto by D.Zugna

La LUT: Lavaredo Ultra Trail, 90 km di percorso, 5.000 metri di dislivello positivo. L’anno precedente l’ho portata a termine in 18 ore e mezza.  Dura.

La partenza a mezzanotte, le infinite salite e le altrettanto interminabili discese. La LUT.

Vi invito a leggere il racconto dell’anno precedente: giusto una traccia di certe emozioni.

Quest’anno corro, con Michele, la staffetta, la LUT X 2: Michele si godrà il fascino della montagna di notte, delle 500 e passa torce a led che illumineranno il percorso. Si godrà le prime luci dell’alba ed la luce del primo mattino. Emozioni che ho ancora ben presenti dall’anno passato.

Io mi godrò la seconda parte: la salita della Valle di San Vito Alta, la Torre degli Sabbioni e la ripida discesa dopo la Forcella Grande… e l’arrivo, ad Auronzo di Cadore.

La LUT di Enrico

Enrico, anche quest’anno, si farà tutti i 90 km : e di lui pubblico il suo racconto della LUT dell’anno precedente, quando solo a pensare di far 90 km veniva la pelle d’oca… ma i limiti si infrangono, e ne arrivano altri… sempre più difficili, vero?

E, sempre di Enrico, segnalo questa sua particolare iniziativa: 145 km di corsa da TopolovecATopolò….

Buona lettura. E buona LUT. Davide

Tre Cime

Manca poco alla nuova edizione della Lavaredo Ultra Trail

In attesa invio queste note relative all’edizione del 2010

In un anno è cambiato tanto

quelle che erano le domande che mi ponevo al momento dell’iscrizione hanno avuto la risoluzione nello svolgimento della gara.

Si può fare.

E si può far bene.

Buona fortuna a tutti.

22/06/2011

tre cime

Premessa

Il pennello entra da sinistra verso destra

Un leggero sfrangiarsi segna l’incontro con il foglio

Poi non c’è che il nero cupo

Si scende verso il basso e si sosta. Un segno poderoso. L’asse centrale.

Poi via a sinistra, un’altra entrata e poi si scende brevemente verso sinistra.

Una sosta per rinforzare il segno, e poi velocemente verso destra, orizzontalmente.

Stacco. E l’ultima verticale.

Danza dei segni, dominio del tocco. Odore d’inchiostro.

Firma, Doro Goke, Fango-Muschio, calligrafo dei boschi infiniti.

Rosso il sigillo.Così si scrive montagna in calligrafia. Si dice yama, in giapponese. San in cinese.

Tre cime si possono scrutare.

Lavaredo

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata una pungente provocazione.

Le Tre Cime in una visione notturna, la luna sullo sfondo, e la frase che diceva, più o meno, che i primi che passeranno le vedranno così, gli altri le vedranno all’alba.

Come non rimanere affascinati da questa atmosfera blu cobalto?

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata una cifra da far tremare i polsi e le mani: novanta chilometri.

Cioè fai la Traversata Carsica, l’unica gara che avevo corso fino ad allora, e poi subito mettici accanto una maratona; se ci riesci ecco fatta la Lut.

Per non parlare del dislivello, poi!

Per alcuni mesi la Lavaredo Ultra Trail è stata il passo leggero di Cris nel video introduttivo.

Ogni visione mi commuove.

Non so perchè.

Ma mi commuove.

Il 13 febbraio, malato e febbricitante dopo un inverno umido, freddo e piovoso, e necessariamente nella parabola più bassa della forma fisica, mi iscrivo.

Si può fare.

Allenandosi bene, si può fare.

Le Tre Cime non le conosco.

Certo le conosco di fama, per immagine, ricordo un arrivo del giro d’Italia, Battaglin alla conquista della maglia rosa.

Ma per qualche motivo che mi fa rifuggire dal troppo bello non ci sono mai andato, preferisco trovare la bellezza nel meno noto, nel riposto, nel dimenticato.

Manie da solitari!

Ma stavolta ci si va, e me le gusterò come meritano.

Il giorno della gara, con Davide, arriviamo presto e si può salire ad assaporare l’atmosfera.

Grandi sentieri con residui di muri di neve, lo scambio di pareri “qui si va a tutta”, “qui la discesa è difficile”.

Corvi curiosi si avvicinano a mangiare.

Provo il mio scarno giapponese con delle orientali ma quelle sono coreane!

Intanto sulle nord salgono lentamente due cordate, chissà, forse bivaccheranno in parete, nel vuoto, e guarderanno altri pazzi, quest’ultimi impegnati a correre nella notte alla luce delle frontali.

A ognuno la sua di avventura.

Le gambe stanno bene, buone sensazioni, la lunga distanza, oramai già affrontata (“Estremamente Parco”, ma anche la “12 ore del Monte Carso”) non crea più grande inquietudine.

Si fa.

Senza dubbi.

Il Palaghiaccio è una struttura coperta ma aperta ai lati all’aria e ai venti.

Non proprio accogliente.

Qui ci si prepara, si attende, ci si incrocia, si cercano amici e conoscenti.

Forse per qualcuno è l’occasione di prendere le misure sull’altro, di impostare la sfida.

Per la maggioranza la sfida è con se stessi.

Evidente.

C’è questa energia nell’aria.

I trailer si preparano con pazienza.

Questa è la fanteria pesante, questi sono i moderni opliti.

La cavalleria qui non ci va, oppure s’azzoppa sul pietrame dei sentieri.

Zaini, borracce, paramenti.

Nello zaino non solo l’essenziale, ma ciò che si ritiene necessario. E anche l’effimero che si immagina indispensabile.

Da portare in spalla per novanta chilometri.

E, quindi, da soppesare attentamente.

Qui si ragiona della lunga distanza, è qualcosa di diverso da una gara.

Non la sento come una categoria sportiva.

La lunga distanza è una categoria dello spirito.

Il pasta-party pre-gara è uno dei momenti di incontro collettivo a cui non si può sfuggire.

Se non lo sapessi sarebbe una casualità, ma la pasta e il mio intestino non vanno d’accordo, ne mangio poca ed è già troppa.

Pagherò questa mancanza di cautela per tutto il percorso.

E anche questo si impara.

Partiamo in circa cinquecento.

L’adrenalina è a mille” scrive sempre qualcuno.

Per me no, con l’adrenalina non vado molto d’accordo.

Respiro profondo.

Sono calmo.

Mezzanotte. Frontale accesa.

Si parte.

Auronzo ci accoglie nel primo chilometro ed è un bel vedere.

Poi ci si infila in una ciclabile. Ed è il buio che ti si stringe addosso e ti senti già un po’ solo.

Il suono prodotto dai passi veloci sul ghiaino ti tiene compagnia.

Sto con i primi, non nella prima fila compatta, ma subito dietro.

Fatico, è certo.

Per me è già un gran correre, ma arrivare sotto la prima salita con i primi mi alletta.

Non sarà così, già sul tratto di strada li lascio andare, l’asfalto mi fa sempre soffrire, mi rallenta, mi rigetta quasi!

E per di più l’asfalto continua in salita, per alcuni chilometri, avrei preferito che il sentiero iniziasse subito.

Soffro, ed è appena iniziata.

Forse la mia è stata una pessima strategia, se fossi uno stratega.

I primi spariti nella notte, oramai non sono che luci di cui non so valutare più la distanza.

Finalmente il sentiero, credo di potermi esprimere un po’ meglio su questo terreno, e di riprendere il fiato.

Invece sono un bel po’ i gruppi che mi raggiungono e di cui non riesco a tenere il passo; cinque-sei persone di cui sento il ticchettio dei bastoncini dietro di me, e che dopo un po’ si trasformerà nel ticchettio dei bastoncini che si allontanano, beffardi, dal mio passo sempre più lento.

E io che snobbavo i bastoncini devo ricredermi.

I primi, figurarsi, sono luci sempre più in alto, forse stanno già sul traverso in alto.

E intanto spunta la luna, uno sguardo incantato come negarglielo!

Ma poi di nuovo a fissare in basso.

Camminare. E resistere, quel che si può.

Al primo ristoro c’è un po’ di rimescolamento, chi è veloce passa avanti, chi se la prende con calma viene superato. Ma riposa, si alimenta con accortezza. Fa opera di saggezza.

Io però sono veloce, si cambia terreno, il sentiero largo ci porta presto a scollinare, tra i muri di neve, poi si inizia ad andare in discesa, prima più dolce poi più impegnativa.

E io vado, mi piace e sono sicuro e veloce anche di notte.

Chi soffre questo terreno va cauto e non regge il mio passo, e dopo tanto perdere recupero.

La val Rinbon è lunga, le frontali fendono la vallata nell’oscurità.

Nell’umidità della notte mi trovo solo, le distanze cominciano a creare gli spazi vuoti tra persona e persona, per qualcuno motivo d’inquietudine, a me piacciono e ci sto bene.

In fondo c’è da attraversare un torrente, ci sono dei volontari ad assistere.

Scivolo un po’ malamente sul bordo, e la gamba risponde con un accenno di crampo, mi trovo bloccato per qualche momento sul bordo del torrente. I volontari mi incitano, equivocando sul fatto che sia bloccato da qualche irrazionale paura: “Dai, è facile, non avere paura! Si passa su quelle pietre!”, supero il “terribile” fiumiciattolo recuperando l’onore perduto e massaggiandomi il retro-coscia, sorridendo del ridicolo equivoco.

E’ difficile capire dove si corre, solo il sentiero appare e bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, e a non smarrire la traccia.

Boschi e alberi solitari sembrano inclinarsi su chi passa a rendere più oscuro il viaggio.

Mi rammento di qualche descrizione insuperabile di Lovecraft.

E del sonno della ragione che genera mostri!

Si supera e si è superati ma le presenze nella notte sono sempre più dilatate.

A un tratto gli sguardi perplessi di mucche al pascolo.

Forse per loro la notte più strana della vita, con queste presenze che scorrono veloci.

Ma anche per noi questa non è certo una notte ordinaria.

Ad un tratto appare Misurina, qualcuno aspetta alla chiesetta e incita, ti fa sentire il giorno vicino.

Sono quasi le cinque.

E i primi colori sciolgono il nero della notte.

E dell’anima.

Ancora boschi e sentieri stretti ma la frontale comincia a essere inutile.

Lo sguardo a cogliere lo spettacolo dell’alba sulle montagne vicine.

Si comincia a desiderare il ristoro che è ora di colazione!

Ristoro!

Mi ingozzo di crostata e quando riparto non riesco a correre.

Niente da fare, qui tocca camminare.

Tutto il bosco di Somadida cammino. Uno mi dice che sono in ventesima posizione e che presto c’è la salita.

Meno male: che inizi questa salita che in salita camminare è giustificato.

La salita della Valle di San Vito è bella lunga, salgo regolare e digerisco la colazione imprudente.

Piglio qualcuno, è Widy Grego, corridore rasta. E’ andato in crisi in salita.

Bella persona.

Leggerò successivamente, in un’intervista, che ha vissuto per qualche anno nella foresta nel cuore delle montagne della Guadalupa.

Fantastico. Da inchinarsi e togliersi il cappello. O il buff, in questo caso!

Più in là altri due, faccio i calcoli sbagliati sul mio recupero in termini di classifica.

Sono gli apripista che stanno andando al loro ritmo.

La visione della Torre di Sabbioni mi dà un riferimento per la fine della salita.

Qualcuno appare davanti.

Uno recupera alle mie spalle.

Magro e veloce in salita mi raggiunge sul pianoro dopo la salita.

Si fa chiamare “Scheggia”, che in montagna vale più il soprannome che il nome, come tra i partigiani.

Ci si “annusa” per capire se ci si piace, che siamo attorno ai cinquanta, e a questo punto anche i più solitari non disdegnano la compagnia, lo scambio di qualche parola e di qualche sguardo non velato da follia competitiva.

E si sguarnisce la guardia; non subito, via! Ancora qualche chilometro di battaglia!

Mi tolgo qualche sassolino dalle scarpe e lui scappa in avanti, ma nella discesa, giudicata tecnica e pericolosa, faccio valere le mie doti da discesista, lo piglio e supero, me ne vado da solo fino alla salita successiva. Si arriva in cima assieme.

Da lì si collabora e ci si aiuta, non sarebbe male arrivare assieme al traguardo.

In discesa cerco di tirare io, ma cado e penso di cominciare a ridurre il ritmo. Forse sono un po’ stanco ed è meglio diventare prudenti.

Al ristoro della Capanna degli Alpini ci fermiamo forse un po’ più del dovuto, a un certo punto dai boschi salta fuori Cinzia Bertasa, la prima donna e si riparte assieme.

Alla base della salita, in Val Diassa, un po’ di gente si è riunita per assistere ai passaggi.

Ha una cattiva fama questa salita che porta al rifugio Chiggiato, ottocento metri di dislivello in tre chilometri, da affrontare nelle ore più calde.

Vado veloce che mi sembra di sentire qualcuno davanti e mi viene l’istinto da cacciatore.

Scheggia comincia a stare male, problemi di stomaco, mi dice di andare che lui deve fermarsi per un po’.

A malincuore riparto.

Di nuovo solo.

Si scollina, poi se ho capito bene le salite sono finite.

Illuso del fatto che non manca che una bella discesa fino ad Auronzo mi infilo in un sentiero sbagliato.

Bella questa discesa mi dico, e me ne vado veloce e felice e ci metto le ultime energie.

Finché non incontro altri concorrenti che risalgono con facce da funerale.

Non mi dite che abbiamo sbagliato strada!”

E’ così, che per loro è anche peggio che stavano girando attorno alla decima posizione.

Risaliamo con le pive nel sacco.

Ritroviamo la retta via, che ora ci tocca recuperare.

Quelli che hanno ancora energia vanno via di rabbia, io e un altro più lentamente, e lamentandoci della malasorte.

Io, poi, comincio ad avere problemi a un piede, le vesciche che si sono prodotte a “Estremamente parco” ricominciano a farsi sentire e l’appoggio diviene un problema, non riesco a spingere, e lo sento inaffidabile in discesa.

Poi la strada, che per qualche chilometro diventa uno sterrato pietroso, è impietosa.

Siamo entrambi un po’ delusi.

Facciamo fioccare lamentele e maledizioni: l’irrazionale e l’emotivo affiorano assieme alla stanchezza.

Sono costretto a camminare e il mio compagno se ne va. “Ci si vede all’arrivo!”

Non ce la faccio più a correre.

Gli ultimi venti chilometri li ho tutti camminati.

Con rabbia scorrono lentamente le discese che di solito affronto a tutta.

Un gran peccato non onorarle come si deve.

Un gruppetto di spettatori mi dice bravo.

Mi mostro perplesso. Dico che ho i piedi in sciopero, “Sapete, sono della cigielle!”

Si ride, che lo spirito non mi manca e sdrammatizzare fa bene alla salute del corridore come bere regolarmente e alimentarsi adeguatamente.

Ma lo sciopero è finito ieri!” mi risponde uno.

Sì, ma questi continuano” rispondo, riferendomi ancora ai miei piedi.

Manca poco.

Mi hanno superato in due.

Riuscivano ancora a correre.

Ne ho preso uno, poverino.

In preda ai crampi.

Sono di nuovo sulla ciclabile di Auronzo.

E’ quasi finita.

Corro di nuovo, che c’è uno alle spalle, ma non mi faccio pigliare.

Si entra al palaghiaccio.

La Lut è finita.

Ventiduesimo, una bella figura.

Scheggia, superata la crisi è arrivato prima di me.

Doccia e telefonata a Davide a istruirlo sugli ultimi chilometri.

Poi a rovesciarsi sui sedili della macchina.

Mentre per ognuno che arriva è un momento di gloria.

Meritato.

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Traversata dei Colli Euganei 2011

maggio 6th, 2011

… scrivo queste quattro righe con ancora ben vive le immagini dell’allenamento di ieri, Pasquetta: 21km “di qualità”, con Enrico, alla scoperta del Monte Nanos, nella vicina Slovenia… ma per questo allenamento dedicherò un post a parte, questo vuole essere dedicato alla TCE, la Traversata dei Colli Euganei, 42km su e giù per i colli, con partenza da Villa di Teolo….

TCE: una gara a cui sono affezionato, è stata la prima gara “in trasferta” l’altro anno, la prima volta che si dorme fuori casa per una gara, persone nuove, un percorso nuovo… e un risultato agonistico tutto sommato decente, che ho intenzione di migliorare…

TCE

…. ma a volte le buone intenzioni non bastano…

Enrico passa a prendermi nel pomeriggio (..finalmente una partenza con un orario decente!) e, come prima destinazione, abbiamo un stop a Staranzano: qui recuperiamo Michele, runner conosciuto virtualmente e che ci farà compagnia in questa due giorni.

Michele e Enrico hanno una passione, oltre alla corsa, in comune: le api, e scoprono di essersi già visti in precedenza ad un corso di apicoltura.

TCE

W Il Tarassaco!

L’apicoltura, per Enrico un hobby, per Michele un lavoro: ma le api sono sempre le stesse (..anche se in quantità diverse, come dimostrano le mani piene di punture di api di Michele.. che con i guanti si lavora male e si perde in sensibilità….) e il viaggio vola tra racconti di corse, tra imprecazioni contro la colza e i diserbanti, lodando il tarassaco e l’acacia, tra racconti di gare di corsa e di scacchi…. e i Colli Euganei iniziano a profilarsi…. e già immagino le salite finali del Monte della Madonna e del Monte Grande, e la sua discesa finale, ripida e asfaltata, che l’altro anno mi ha fatto penare così tanto…

TCE

..Enrico & Michele al “dormitorio” (bello svegliarsi con colazione già pronta…)

La giornata è calda, siamo sui trenta gradi, la natura è in piena attività…. forse fa troppo caldo, ma, per il momento, non ci faccio troppo caso…

Arriviamo a Villa di Teolo e sistemiamo sacchi a pelo/zaini per la notte, in una stanzetta presso l’oratorio….

… visi familiari, atmosfera pre-gara….

Alla sera una bella cena a base di pizza/pasta con Lara e Roberto, altri runners triestini in trasferta… la pasta è veramente mitica e sarà una buona riserva di carboidrati per il giorno seguente… ora di andare a dormire, domani si corre….

Io e Michele, nostro malgrado, scopriamo una cosa: Enrico russa. Eh si, l’uomo delle api, dello yoga, delle ultra-ultra…. russa! Son quelle cose che di distruggono… ma per fortuna il self-control di Enrico ha la meglio anche durante il sonno… e, più o meno riposati, ci si sveglia all’alba, nella cornice di una bella giornata di sole.

... alba a Villa di Teolo...

Quasi un peccato: l’altro anno la TCE è stata un delirio di fango, pozzanghere e scivolate…. quest’anno il clima è decisamente diverso…. Immagino, erroneamente, che le prestazioni di tutti, me compreso, saranno migliori…

Si parte, inizia la gara.

Parto piano, tranquillo, cerco di correre anche durante le salite, le prime almeno, fino a che la pendenza e il fondo lo permettono.

Traversata dei Colli Euganei

Partenza!

Ora, se fossi uno scrittore, e non un blogger abbonato ad errori grammaticali di varia natura e frasi sconclusionate, potrei passare qualche ora a scrivere della bellezza del paesaggio e dell’esplosione di “Natura” durante il percorso. Uno spettacolo, veramente!

Già durante i 66km della UltraBericus, sui colli Iberici, ero rimasto colpito dai primi cenni di primavera… ora la primavera si fa ben che sentire, con le sue fioriture, i suoi colori… faccio qualche foto con il cell, ma son sicuro che una foto difficilmente riesca a rendere un adeguato omaggio alla bellezza dei colli.

Andateveli a vedere… E non è necessario correre per 42 km! :-)

TCE

Proseguo con il mio ritmo ma, già a metà, inizio a sentire quella fastidiosa sensazione di stanchezza che mi aveva già colpito alla Cavalcata Carsica, facendomi chiudere con 50 minuti in più rispetto all’anno prima… troppi allenamenti? Stanchezza generale? Caldo? Non so… ma arranco…. altro che migliorare i tempi!

TCE

Al trentesimo una sorpresa:

“Eccoti, ti aspettavo!”

Esclama un Enrico fermo al ristoro….

Nel mio rincoglionimento da gara, riesco comunque a realizzare che, se raggiungo Enrico in una gara, non è perchè improvvisamente e per opera dello Spirito Santo sono diventato più veloce, ma perchè qualcosa non va…

In allenamento si è strapazzato un pò troppo, e probabilmente il fisico chiede il “conto”.. Un peccato, son sicuro che poteva piazzarsi tra i primi 10. Prossima volta, Enrico (..e di questo son più che sicuro visto che si è piazzato 7 assoluto alla Abbots Way… grande!).

Un dolore ad un muscolo lo ha costretto ad una momentanea “pausa”, cercando un medico che gli fasciasse la parte dolorante… ma non trova nessuno attrezzato e, insieme, ricominciamo a correre.

Lascio Enrico dietro, con la quasi-certezza che mi ribeccherà…..

Passa un ora e, in una bella salita che fa rallentare un pò tutti, sento, alle spalle, dei passi con una cadenza un pò troppo veloce: Enrico, in pieno recupero… Mio e degli altri runners… la salita è sua.

TCE

Io perdo ulteriormente terreno, le discese sono un martirio: le punta dei piedi battono dentro le scarpe.. nelle discese più ripide fanno male… era già successo alla UltraBericus, ma, istriano che sono, non ho mica pensato di cambiarle… coglione IO!

Traversata Colli Euganei

Salita del Monte della Madonna: un paio di volte credo di vederla, e ci parlo, anche…. salita dura, non la ricordavo così dura! E riesco, in cima, a sbagliare anche strada con altri due runners… minchia!

Traversata dei Colli Euganei

La bella giornata di sole fa si che i prati del Monte Grande siano brulicanti di Homo Sapiens attrezzati di griglie e viveri vari… c’è un profumo… qualcuno incita i runners… con la forchetta in mano e il piatto straripante di proteine/grassi/carboidrati vari nell’altro.

Un paio di volte chiedo di far cambio, ma senza successo…..

TCE

Monte della Madonna e Monte Grande

Discesa del Monte Grande: atroce. Atroce già in condizioni normali.. dopo la salita ripida, una altrettanto ripida discesa è una dura prova per i muscoli delle gambe… diversi runner imprecano per i crampi… io impreco per le punte che battono.

Due unghie nere una settimana dopo ne saranno la testimonianza.

Finalmente la discesa finisce e arrivo al traguardo, in 5h e 26, piazzandomi 152esimo su 151. Nel 2010 chiudevo in 4:37, piazzandomi 53….

Enrico e Michele sono già arrivati: Enrico chiude in 4h 57, nonostante i dolori muscolari, mentre Michele, alla sua prima TCE, con 5:07… grandi!

Durante il viaggio di ritorno, con il consueto “facciamo le somme...”, realizzo (rullo di tamburi..) che non si può far tutto.

Non si possono far 66km di trail e, una settimana dopo, una mezza veloce. O gare di 10 sotto i 4 al km e allenamenti lunghi lenti…. Io, sicuramente, non posso…. e tempo per allenarmi ne trovo sempre meno…. mi sa che dovrò mettere un pò d’ordine….

Che dire….. delusioni agonistiche a parte… bellissima gara la TCE! Gran percorso, gran organizzazione… e docce calde alla fine, che volere di più!

Un grazie a tutta l’organizzazione della gara, un appunto, magari, per la prossima edizione: rivogliamo il fango! :-)

Alla prossima, Davide

TCE

… Parole Sante! :-)

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