Camignada

agosto 1st, 2010 di Davide No comments »

La Camignada.

Bella.

Anzi, bellissima.

Bellissimo percorso (30km), bella giornata di sole (che picchiava bene sopratutto negli ultimi km verso Auronzo di Cadore), grande partecipazione (sia di corridori che di camminatori) e ottima organizzazione…. cosa volere di più da una “corsa in montagna non competitiva” che si è svolta nell”ineguagliabile cornice delle Dolomiti?

La Camignada, nata nel lontanto 73, per me è una scoperta di quest’anno: complici amici runners vari che ne decantano la bellezza, mi ritrovo alle 8.00  di mattina  sulla linea di partenza, immerso (con gli altri 1000 e passa runners) nel panorama della conca del Lago di Misurina.

Piccola premessa, sono da due giorni, in compagnia dell’amico Andrea, sulle Dolomiti : la Camignada è stata un ottima scusa per fare del trekking tranquillo e tante foto, per dormire al Rifugio Locatelli (e godere del tramonto sulle Tre Cime del Lavaredo), per ammirare il panorama dal Monte Piana, per dormire in campeggio (in quello di Misurina, spartano, come piace a me…), per ammirare il Monte Paterno, la forcella Giralba e la Croda dei Toni… insomma, una overdose di montagna.

Gare come questa sono palesemente una scusa per “fuggire” dalla città….

Due giorni non sicuramente di riposo: ma tanto in un mese ho fatto 4 allenamenti (due gare + 2 allenamenti ridicoli…. ehm….), quindi, chissenefrega di risparmiare energie? Certo, meglio non arrivare alla partenza stanchi morti, ma di essere fresco come una rosa… beh, non era sicuramente nelle mie intenzioni! :-)

Ore 8.00.

Colpo di pistola.

Si parte, nella massa.

Sono in compagnia di Alberto, si corricchia lenti, in salita sull’asfalto che porta verso il casello della strada panoramica che porta al rifugio Auronzo, dopo un pò ci separiamo, ognuno con il suo ritmo.

Durante la salita c’è chi corre e chi cammina…. corricchio, fino a quando l’asfalto non cede il passo al sentiero che taglia la strada, per camminare in alcuni tratti e correre in altri…  arriva il rifugio Auronzo: primo timbro sul cartellino….

Questa è una caratteristica della Camignada dei 6 rifugi: alla fine dei 30 km si avranno i 6 timbri dei 6 rifugi ben impressi sul foglietto dato alla partenza… l’Auronzo, il Lavaredo, il Locatelli, il Pian del Cengia, il Comici e il Carducci. Rifugi che conosco bene, ma che non ho mai visto tutti di fila… :-)

Dall’Auronzo inizia il tratto “vero”:  dopo la salita, inizia un veloce tratto fino al rifugio Lavaredo, poi di nuovo salita fino alla Forcella Lavaredo (e come non pensare al passaggio di questo tratto durante la LUT, con il buio e la luna piena…) e veloci verso il Rifugio Locatelli.

Arrivo al Locatelli che mi sento ancora “fresco” : ho evitato di strafare in salita, passo lento, senza esagerare… voglio dar tutto nella lunga discesa della Val Giralba (o almeno queste sono le mie intenzioni).

Altro bel tratto veloce fino alla dura salita che porta alla Forcella di Cengia, fatta due giorni prima in senso inverso. Salita dura. Molto….. e qui inizio a sentire la mancaza di allenamento…

Ripida discesa fino al rifugio Comici….. e poi nuovamente salita, per ridiscendere rapidi verso il rifugio Carducci.

Certo, non sono i dislivelli incontrati nella LUT: ma si fanno sentire comunque…

Finalmente arriva la mitica discesa della Val Giralba: più di 10 km veloci…. queste sono almeno le mie intenzioni….

Un crampo durante la discesa mi comunica gentilmente che è il caso di rallentare….. cammino per un pò, poi riprendo a corrircchiare.

Finalmente arrivo ai 4km finali,  praticamente dritti ad eccezzione di qualche piccolo ma fastidioso strappetto… nelle mie fantasie pensavo di farli velocemente, senza particolari difficoltà, di recuperare infinite posizioni…. ma le fantasie rimangono fantasie: son 4k duri, sotto un caldo sole che si fa sentire…

Taglio il traguardo in 4h 04….  piazzandomi 169 su 1.100 e passa runners…. bene, ma peccato non esser scesi sotto le 4h….  prossima volta, eh! :-)

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Memorie di un disperso (Estremamente Parco 2010)

luglio 20th, 2010 di Davide 3 comments »

Pubblico, molto volentieri, il racconto dell’amico Enrico sulla sua esperienza alla gara di trail “Estremamente Parco“, dura gara di 110 km disputatasi sui aspri sentieri del Parco delle Prealpi Giulie.

Cliccando sul link seguente è possibile visualizzare il file .pdf originale di Enrico, completo di foto.

“Memorie di un disperso”, racconto su Estremamente Parco 2010 di Enrico

—————————-

Ho bisogno di una musica che evochi spazi infiniti, la trovo.

La voce magnetica e di SainkhoNamchyalk, artista di Tuva, mi accompagna all’ingresso della Val Resia.

E, assieme alla musica, ecco la visione, il Canin si erge nella luce del tardo pomeriggio, aereo e impalpabile, e ha l’aspetto più di una nuvola che di una massa di roccia.

La Val Resia la adoro; da quando, qualche anno fa, ho iniziato a percorrere da solitario le montagne friulane su questi sentieri ho spesso portato i miei Meindl “corazzati”.

Giri da dieci, dodici ore, nottate passate al ricovero Rio Nero, passaggi per uno yoghurt e quattro chiacchiere alla malga Confin, la scoperta di angoli e visioni sempre nuovi.

Giornate memorabili!

Quando ho visto che era in programma un’iniziativa in Val Resia ho avuto pochi dubbi a iscrivermi, atto doveroso, mio personale omaggio a questi luoghi.

“Iniziativa” la chiamo perché mancano i termini e non si sa in che categoria far rientrare questo viaggio di 110 km e 8000 di dislivello: trekking? trail? camminata o corsa?

Al di là della terminologia siamo in trenta sulla linea di partenza, sembriamo atleti, si direbbe, impegnati in un evento sportivo.

Ma io amo pensare in altri modi, e la categoria sportiva mi aggrada fino a un certo punto; certo, sono “travestito de sportivo”, e, per quanto mi riguarda, correrò quanto posso e più degli altri, se ci riesco. Ma davanti a questa distanza, davanti a questo mondo immenso che si apre, e si occulta, al di là del cono di luce della frontale, io mi sento un asceta.

Centodiecichilometri”, bisogna sussurrarselo, e vedere che reazioni ha il proprio corpo, e la propria mente. Ma rimango assolutamente tranquillo, non ho paure, non ho timori, ma neanche eccitazioni.

Mi sembra assolutamente normale, come fossi uno che si è impegnato in queste distanze più e più volte e può sfoggiare la sicurezza di una reiterata esperienza.

E invece corro da un anno e ho esordito nelle gare in dicembre, alla Cavalcata Carsica. E ora Estremamente Parco, e a fine mese la Lut. Fanno, assieme, 200 km in meno di un mese.

E perchè no? A volte rispondo, scherzosamente, che faccio ciò perchè, nonostante i miei quarantatrè anni, ho ancora le gambe vergini!

Si parte, mezzanotte del venerdì 4 giugno, Prato di Resia.

Corro, corro subito perchè ho bisogno di silenzio, soltanto due parole discrete con Chiara, il monte bianco come tema, per lasciar scorrere l’ultimo asfalto.

E poi, quando la strada lascia spazio al sentiero, mi lascio inghiottire dal buio dei boschi; il sentiero l’ho provato il sabato prima, e vado veloce. E sono solo.

Al paese successivo una donna di vedetta dietro la curva mi spaventa con le sue grida

Arrivano, arrivano! Sono qua!

Arrivano?

Passo solo io, gli altri ancora occultati dai boschi. Applausi di un piccolo gruppo, foto e telecamera in azione, un piccolo momento di celebrità, uno mi grida “Ma dove vai? Mancano ancora cento chilometri!”.

Perchè vado? Vado perchè questa notte è così bella, vado perchè c’è un mondo ignoto e immenso che si apre al mio passo, vado perchè sono un eremita pellegrino che gode di essere solo su questa montagna.

Stolvizza (578 m): da qui inizia la salita, una di quelle salite secche, da novecento, mille di dislivello, che ci sono in queste valli. La conosco e la faccio veloce. Nel buio grida e fruscii di animali. La mia anima in pace.

Al ricovero Crasso (1654 m) il primo controllo, sorprendo il responsabile mezzo addormentato e colpito da questo essere della notte spuntato dai mughi, forse non sospettava un arrivo così rapido!

Dopo il ricovero il sentiero diventa una traversata di qualche chilometro per il bivacco Marussich, corro quando posso, c’è da essere prudenti, so che più avanti inizieranno i primi nevai, e bisogna indossare i ramponi operazione assolutamente nuova per me.

Magicamente, assieme ai primi nevai, appare la luna; mi aiuta ad illuminare l’operazione di aggancio dei ramponi:”Tutto a posto, si va”, uno sguardo alla traversata con le frontali di chi mi segue, suggestive come stelle.

Al Picco di Grubia (2237 m), nei pressi del bivacco Marussich, altro controllo con foto di gruppo con i volontari e sentiti complimenti, vengo accompagnato al sentiero per Sella Nevea, immerso nella neve, non lo conosco se non per quello che può dirti la cartina, inizia uno spazio ignoto e mi ci butto.

Non è facile, non è facile per niente.

Le bandierine di segnalazione faccio fatica a vederle, devo andare piano e cercare di inquadrarle da una all’altra, apro la via agli altri a fatica, perdo tempo.

Tutto il sentiero è difficile da percorrere e uno comincia a sentirsi un disperato, cado anche in un buco fino alla cintola, penso di avere perso lì una borraccia con del prezioso the allo zenzero caricato di miele. Mi ferisco leggermente a una mano con un rampone, e capisco che non è prudente correre con i ramponi in mano.

Intanto però le montagne mi donano l’aurora, a rincuorarmi.

In qualche modo vengo fuori da questa parte di sentiero e l’arrivo alla casera Goriuda attesta che non ho sbagliato strada, ora spero in un sentiero migliore, dovrebbe chiamarsi “Sentiero Sereno”.

Ma il sentiero non è all’altezza del suo nome, è un sentiero inquietante, soprattutto per uno vorrebbe andarsene veloce, invece lui ti inchioda in passaggi tecnici, dirupi, strettoie, curve scivolose e segnali poco evidenti. Non deve essere stato facile ricavare un sentiero sulle strette pareti della Val Raccolana, ne convengo, stringo i denti e sono tutto nei miei piedi che devono mostrare intelligenza e offrirmi totale sicurezza; e intanto, lì in basso, appare Sella Nevea. Ci arrivo alle cinque, prime luci dell’alba.

Sella Nevea (1162) si mostra in tutta la sua bruttezza di posto senza anima, il cemento armato degli alberghi non riesco ad amarlo, le architetture raffazzonate neanche, almeno il primo ristoro è in un edificio piacevole stile baita. Mangio qualcosa e riparto rapidamente, mi dicono che ho mezz’ora di vantaggio sui secondi, un buon capitale. E mi dicono, anche, che non bisogna pigliare le piste da sci in salita per il rifugio Gilberti, come mi sembrava di aver capito, ma è da affrontare il sentiero 636.

Parto di buon passo e salgo rapidamente, finchè ritorna la neve e i segni del sentiero cominciano a essere meno evidenti, poi a perdersi.

Nessuno che arriva alle spalle.

Continuo in piena neve prendendo per il Gilberti a vista, non ho ancora la percezione di aver sbagliato qualcosa e penso che se uno conoscesse il sentiero nel suo andamento estivo avrebbe meno problemi.

Il nevaio è lungo e comincia a rendersi insopportabile, faccio un sacco di fatica e vado piano, sbaglio direzione più diuna volta finchè mi affaccio sopra le piste di sci, e qui il problema è scendere dai dirupi, ma trovo una soluzione, mi butto in un passaggio tra i mughi e arrivo alla pista da sci, da qui supero il rifugio Gilberti (1850 m) e… beffarde, alla mia destra, la serie di bandierine verdi si presentano alla mia vista e mostrano quello che sarebbe stato il sentiero corretto.

Cos’è successo?

A causa dell’innevamento una parte di percorso è stata modificata ma al primo ristoro faceva ancora fede il vecchio percorso verso il quale sono stato indirizzato, poi, probabilmente, con chi seguiva la questione si è chiarita e le persone correttamente inviate a risalire la pista da sci tra Sella Nevea e il Gilberti, che sarà anche dura ma è più breve e non offre problemi di orientamento!

Risultato? Dal primo posto a questo punto sono dodicesimo, mi dicono al successivo punto di controllo!

Ironizzo “com’è che a Sella Nevea ero primo e ora dodicesimo e nessuno mi ha mai superato?

Vado a tutta per recuperare e c’è tutto un nevaio da risalire per arrivare a Sella Grubia, dove incrociamo nuovamente il bivacco Marussich e da dove si scollina per tornare in Val Resia.

E io non ne posso veramente più della neve.

Ci vengo fuori e al bivacco gli stessi che, ammirati, mi avevano accolto la notte ora mi chiedono, sorpresi, cosa sia successo, e, per di più mi riferiscono che ero quasi stato dato per disperso e che stavano allertando i soccorsi! “eh, so io cosa è successo!”, sono un po’ incazzato, e mi butto in discesa con rabbia ma mi passa presto. Un uomo rabbioso è poco elegante e questa discesa la voglio fare in maniera impeccabile.

In poco tempo recupero e supero un po’ di concorrenti, “permesso!” e “saluti!”, scusate ma in discesa non ce n’è per nessuno. (Dopo mi racconteranno che dalla valle alcuni mi seguivano con il binocolo, appassionandosi parecchio alla mia sorte).

A valle mi incrocio con Ezio, anche lui alla prima prova sulla distanza, con cui affronto la salita da Coritis (649 m) alla Malga Canin (1444 m), dislivello terribile da affrontare nelle ore calde, ma almeno a tre quarti di salita una ragazza ci delizia con dell’acqua fresca e la sua bellezza.

Da Malga Canin si scende verso malga Coot (1183 m), secondo punto di rifornimento e quarantesimo di gara.

Cambio zaino e mi scolo la mia preziosa zuppa di miso.

Mi dicono che il gruppo dei primi non è distante e spero, in salita, o sulla lunga dorsale che dal monte Guarda arriva al monte Nische, si rendano visibili. Ma così non è. Percorro tutta la dorsale ma non riesco mai a vederli, corro a intervalli, soprattutto nei tratti in discesa ce la faccio ancora, anche se i piedi cominciano a patire.

E sì che qui sarebbe bello andarsene veloci, vestiti solo di cielo e di vento!

A Sella Carnizza (1076 m) c’è un villaggio di stavoli molto suggestivo (Stavoli Gniviza), rifornimento rapido in quanto mi dicono che i primi sono partiti da dieci minuti, mi aspetta una bella salita da fare a tutta che mi porterà alla Bocchetta di Zavaior (1605 m).

Comincio a sentirne le voci di quelli che mi precedono e poi le loro sagome sullo sfondo del cielo al passo. Ciò mi incita ad accelerare per poi risolvere la questione in discesa. Quando questa si presenta mi sento un rapace a caccia e comincio a veleggiare lungo il sentiero sassoso. Quelli davanti a me mi vedono e credo siano sorpresi di questa inaspettata apparizione.

Vado a tutta, rischiando anche un po’, non ci vuolemolto per raggiungerli e superarli, poi ancora giù, il sentiero diventa più semplice e piacevole, terroso e ricoperto di foglie, il mio terreno preferito.

Più avanti raggiungo i primissimi, Marco e Francesca, che poi saranno i vincitori, scambio di battute e poi mi godo gli ultimi tornanti di nuovo in solitaria, e così sull’asfalto verso Pian dei Ciclamini; rifornimento rapido sotto gli occhi ammirati dei volontari e si riparte, voglio andare verso il Plauris, salita finale, con le ultime luci del giorno e ritengo che non dovrebbero esserci più problemi.

Invece, a Plan di Tapou, commetto una leggerezza, non controllo la cartina e mi infilo su una forestale che mi porta completamente fuori zona, dalla parte opposta della Val Venzonassa! la rabbia è, anche, di avere incrociato un camion e di non aver chiesto informazioni, ma in quel momento ero assolutamente convinto della mia strada!

Tento di trovare una soluzione ma sbaglio di nuovo direzione, incrocio un motociclista e chiedo informazioni, macchè, si è perso anche lui, se ne va sulla sua moto, io sui miei piedi sempre più doloranti.

Sono fuori di qualche chilometro ma ne vengo fuori, rientro sulla forestale ufficiale ma, oramai, è di nuovo notte.

Cammino, cammino, salita e ancora salita, almeno questa strada la conosco, si va a Malga Confin, ma in quest’ultimo tratto prendo la decisione di fermarmi al ristoro, devo capire in che stato sono i miei piedi e se ci sarà la possibilità di ripartire, sono dubbioso e sempre più sofferente, mi inquieta affrontare un’altra notte in queste condizioni.

Giunto nei pressi della malga vedo, verso il Plauris, alcune frontali in salita, non so quanti mi hanno superato, ma mi sembrano parecchi.

A malga Confin mi avvertono però che sono appena partiti solo Marco e Francesca, le altre frontali sono quelle dei volontari del soccorso, inoltre ci sono le luci di segnalazione sul percorso: “ah, ecco cos’erano tutte quelle luci!”

Potrei inseguirli… potrei… ma saggiamente i miei piedi dicono di no. Oso togliermi scarpe e calzini e lo spettacolo non è incoraggiante, i piedi si sono gonfiati, la neve e l’umido li ha sbiancati, e trasformato le normali pieghe della pianta dei piedi in orridi canyons che penetrano profondamente nella pelle, e il tutto condito da delle dolorose vesciche.

Non se ne fa niente, non voglio rischiare, qui si spacca tutta la pelle e devo ancora correre la Lut tra qualche settimana.

Sono inquieto, mi faccio dare dell’olio d’oliva e ungo i piedi, poi, visto che i piedi devono riposare tanto vale andare a dormire e vedere se si rimettono in condizione di camminare. Al limite aspetterò fino al mattino, la partita, oramai, è persa! Mi faccio svegliare ogni mezz’ora, dopo la mezzanotte, e più volte rimando la partenza; ma alla sveglia dell’una e mezza mi convinco che i miei piedi possono farcela, li fascio e rimetto le scarpe.

E’ appena ripartito il terzo concorrente, lo vedo salire verso il passo che porta al Plauris e gli vado dietro.

I piedi accettano di camminare, quindi ricomincio a marciare di buona lena, sotto la cima del Plauris raggiungo Denis, si continua assieme.

La discesa dal Plauris è complessa, una pietraia scivolosa, sentiero difficile da individuare, bisogna rimanere concentrati in ogni momento per rimanere in piedi e non perdere i segni biancorossi. Più sotto ci aspetta l’attraversamento di un nevaio, ma è relativamente breve, ed è l’ultimo.

Fermandomi un momento mi sembra di vedere una luce al passo Maleet, che andremo ad affrontare tra poco, che siano loro? forse se la sono presa comoda? Mi sembra strano ma in queste situazioni è tutto possibile.

Anche la discesa dal passo Maleet è molto difficoltosa, i piedi non ne possono più ma si cerca di andare veloci, a valle si trova una strada asfaltata da percorrere per qualche chilometro, fino agli stavoli Tugliezzo, Denis non ne può più e rallenta, io riparto al massimo, ancora con l’idea di potere andare sotto ai primi.

L’ultimo tratto nei boschi, attraverso gruppi di stavoli, è piacevole, si va veloci anche solo camminando, una ultima discesa da Borgo Cros porta all’attraversamento del Rio Resartico su un suggestivo ponte e ci si ritrova al rifornimento di Povici, centesimo chilometro se non ci fossero state deviazioni!

Saluti, complimenti e la notizia che Francesca e Marco sono transitati tre ore prima! Allora le luci al passo Maleet erano delle allucinazioni! Me la prendo un po’ comoda e, mentre mi accingo a ripartire, ecco che arriva Denis, ha stretto i denti e superato il momento di crisi! faremo insieme gli ultimi chilometri che portano al traguardo.

Arriveremo alle 9.25 di domenica dopo 33 ore e 25 minuti in seconda posizione.

Francesca e Marco sono già arrivati alle 5.37, dopo 29 ore e 37 minuti.

Classifica Estremamente Parco 2010

1 DOMINI FRANCESCA 5.37 29,37

1 STEFANUTTO MARCO 5.37 29,37

2 VIOLA ENRICO 9.25 33,25

2 TREU DENIS 9.25 33,25

5 MARTINA JOHN 11.00 35

6 BASSI NICOLA 11.01 35,01

7 COLONNELLO CHIARA 12.10 36,1

7 FRANZ JOSEF 12.10 36,1

8 SPAGNOLI VINCENZO 13.47 37,47

8 TOMAT STEFANO 13.47 37,47

9 DELL’ANGELO RENZO 13.57 37,57

9 BARBACETTO GIACOMINO 13.57 37,57

9 PICCO NORIS 13.57 37,57

10 PIELICH ANTONIO 17.22 41,22

10 CANDIDO STEFANO 17.22 41,22

11 TAMPLENIZZA MAURIZIO 20.26 44,26

11 TOSCAN LIA 20.26 44,26

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Lavaredo Ultra Trail 2010

luglio 12th, 2010 di Davide 6 comments »

Una volta pensavo che la maratona, con i suoi 42 km, fosse già una gara grandiosa, una gara che, se portata a termine, avrebbe significato una indubbia prova di coraggio, forza e impegno….

Poi, fatta la prima maratona, c’è il rischio di scoprire che esistono gare, le ultramaratone, in cui 42km sul piano sono solo una sorta di “antipasto-leggero”… certo, ci sono maratone e maratone, una cosa è fare una Bavisela in tre ore mezza e una è farla sotto le tre ore….  ma io tendo ragionare di più sui “km percorsi in gara” che sulla “velocità dei km percorsi…”.. in questo momento, almeno… e poi buona parte delle Ultra si tengono tra le montagne, i deserti….

Lavaredo

Enrico verso il rifugio Locatelli (panoramica di 7 foto) – Foto D.Zugna

La Lavaredo Ultra Trail, con i suoi 90 km e i più di 5.000 metri di dislivello positivo, è senz’altro una ultramaratona.

Anzi, direi, sopratutto dopo averla fatta, che è una Ultramaratona con due coglioni così…. dura, durissima…. che ha portato a numerosi ritiri ma che ha saputo premiare anche chi si è allenato di più o chi ha saputo, dal punto di vista della “testa”, resistere di più…

Già, perchè in una gara come la LUT, soprattutto per chi come me è alle sue prime ultra, conta tanto la “testa”, la voglia di arrivare al traguardo, la testardaggine…. bigogna anche essere preparati fisicamente,  certo, ma questo da solo non basta…

——

Venerdì

Alle 9.30 Enrico passa a prendermi: indossa la maglietta di Estremamente Parco, 110km di trail nelle Prealpi Giulie…  gara non da poco, sicuramente peggio della LUT, gara in cui Enrico si è piazzato terzo..  credo che per lui i 90 km che faremo tra qualche ora, saranno quasi una passeggiata…

Destinazione Auronzo di Cadore dove la LUT partirà a mezzanotte…. già, di notte…. il fascino di correre con il buio, per me un modo nuovo di vivere le Dolomiti…

Si approfitta della bella giornata per fare l’anello delle Tre Cime: strada a pedaggio (…20 euro!) fino al rifugio Auronzo… poi “circumnavigazione delle Tre Cime del Lavaredo” passando per il rifugio Lavaredo, la forcella Lavaredo (che passeremo in gara, di notte), rifugio Locatelli e nuovamente rifugio Auronzo… un giro fatto con la calma, tanto per entrare in sintonia con l’ambiente circostante….

LUT

In fondo alla valle, il Lago di Auronzo di Cadore - Foto D.Zugna

lut

Foto D.Zugna

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…le Tre Cime del Lavaredo, tra qualche ora qui saremo di notte, con la luna piena… Foto D.Zugna

Lago di Misurina

Il Lago di Misurina – Foto D.Zugna

Torniamo ad Auronzo dove, al palasport, inizia la distribuzione dei pettorali e il controllo  degli zaini: ogni atleta deve avere, nel corso della gara, il suo zaino con tanto di coperta termica, fischietto, acqua, indumenti pesanti, torcia… non è una garetta di 10 km nelle vie del paese, la sicurezza viene presa in seria considerazione…. se, durante i controlli in gara, un atleta venisse trovato senza uno dei materiali obbligatori…. beh, squalifica!

LUT

Il Palasport di Auronzo, punto di partenza della Lut – foto di walter >oti< curto

L’ideatore della LUT,  Brogioni, dà inizio al briefing: il percorso subisce una variazione, a causa di una frana… non si farà la temuta salita della Val Cengia ma un percorso alternativo, megno “impegnativo”… meglio!

LUT

Simone Brogioni, organizzatore e mente della Lavaredo Ultra Trail foto di walter >oti< curto

Arriva la mezzanotte.

Si parte!

I primi km passano veloci attraversando l’asfalto di Auronzo e la ciclabile, poi, man mano che la salita aumenta, il gruppo si sfoltisce e si crea un lungo serpentone di corridori… serpentone illuminato dai led delle torce…

Fa, tuttosommato, caldo: sono felice di esser partito con i pantaloncini corti, maglietta a maniche lunghe termica e canottiera…. altri sono vestiti ben più pesanti e si fermano per cambiarsi… tempo perso.. ma soprattutto c’è il rischio di prendere freddo dopo che si è già troppo sudati…

La salita verso la forcella Lavaredo si fa sempre più impervia: si procede camminando veloci, in attesa della prima discesa…. non vedo l’ora!

Alla fine della prima salita un apprezzato ristoro, con del tè caldo, dà la giusta carica: grazie ai volontari… si inizia a correre, sotto la luna piena…  esperienza unica!

LUT

foto di walter >oti< curto

Inciampo e cado, atterrando sui polsi: i crampi alle gambe, entrambe, arrivano improvvisi, causati dal movimento della caduta… un altro runner mi dà una mano con lo stretching, per poi ripartire.. grazie! Cammino un pò e poi riprendo a correre… speriamo che le gambe non mi facciano altri scherzi… anzi, cerchiamo di non distrarci e non finire di nuovo per terra, che può andare anche peggio dei crampi, va…

Si passa la forcella Lavaredo e, velocemente, si giunge nei pressi del rifugio Locatelli, per poi ridiscendere verso la Val Rinbianco.

Arriva, alle spalle, l’alba… atmosfera magica, la partenza al buio e, adesso, la luce che arriva e noi stiamo ancora correndo….  emozioni uniche, che solo certe gare sono in grado di dare…

LUT

Le luci dell’Alba verso la malga Rinbianco – foto di walter >oti< curto

LUT

foto di walter >oti< curto

Dopo aver passato il Lago di Misurina (un peccato non aver percorso il sentiero che lo costeggia durante la gara ) inizia una faticosa serie di sali-scendi…. sono in gruppo, mi consola il fatto di non essere l’unico a essere “stufo” di questo tratto…. arriva finalmente la discesa “vera”, quella che porta al Hotel Cristallo, dove verranno prese le posizioni e dove ci sarà il prossimo ristoro.

In discesa aumento il ritmo e cerco di raggiungere quanto prima l’Hotel Cristallo, al 42 km,  che raggiungo in 6h e 56 minuti… veloce, troppo, probabilmente!

Prendo fiato, mangio e bevo….. tra un pò inizia un tratto che si rivelerà il più duro di tutta la gara: la salita verso la Forcella Grande,  dopo aver passato la bella foresta di Somadida…..

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foto di walter >oti< curto

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foto di walter >oti< curto

Dopo la foresta, inizia la salita: prima un zig-zag nei boschi, poi un ripido sentiero che porta verso la Valle di San Vito…. dura, durissima, vengo superato da diversi runner…. lo stomaco inizia a fare i “capricci”…. qualche runner mi chiede se sto male… mmm…. non devo avere una bella cera!

LUT

foto di walter >oti< curto

In questo tratto penso quel migliaio di volte al ritiro… ma ritirarmi dove, che non c’è possibilità di “fuga”?

Mi fermo diverse volte, poi, un pò alla volta, compare la bella Valle di San Vito con la bella Torre dei Sabbioni che sembra tener d’occhio i runners.. e, dopo aver percorso dei sali e scendi, la Forcella Grande…. spettacolo, veramente!

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foto di walter >oti< curto

LUT

foto di walter >oti< curto

Un posto veramente bello… e sento tanto la mancanza della macchina fotografica! Ma, per fortuna, in questo bel tratto c’è uno dei fotografi della manifestazione (www.stillphoto.eu) che immortala i runners in questa bellissima cornice.

LUT

Valle di San Vito Alta – foto di walter >oti< curto

Lut

La torre degli Sabbioni – foto di walter >oti< curto

Il bel panorama e la fine della salita hanno degli effetti più che positivi, su mente e corpo: ricomincio a correre, non vedendo l’ora di fermarmi al rifugio San Marco per una adeguata dose di caffeina….  il sonno in certi momenti si sente, la “droga nera” magari potrà dare qualche effetto benefico….

Non sono l’unico ad avere questa idea: un paio di runners se ne stanno  a gambe distese nel pratino del rifugio, illuminato dal sole, godendosi un pò di riposo e bevendo una bibita fresca.. certo che poi alzarsi sarà dura, eh!

Mi siedo all’interno del  rifugio San Marco, allentando i lacci delle scarpe (..sollievo…) e levandomi lo zaino…. La “tizia del rifugio” mi chiede come va, se ho vesciche, se va tutto bene (evidentemente ho la faccia stravolta, ma quello credo non dipenda dalla LUT, son proprio fatto così, ma vallo a spiegare ogni volta.. )….

“Dopo un caffè e una fetta di torta, tutto andrà meglio!”

.. e sarà così, una moka intera e una fetta di strudel…. ok, si inizia a ragionare! Soprattutto dopo la dose di caffeina… mi mancava! :-)

Lascio il San Marco (55 km) e torno sul percorso della LUT.

Inizia un tratto interessante, un lungo traverso che porta verso la forcella Piccola e poi, dopo la dura salita sotto il sole, al rifugio Galassi.

E’ un tratto che passa tutto sommato velocemente, soprattutto rispetto alla salita di un paio d’ore prima e, probabilmente, grazie al caffè…

Si passa la forcella Piccola: discesa, si corre….. e veloce, anche…. E ‘ evidente che ho delle grosse carenze nelle salite…. lì soffro di brutto (ma chi non soffre in salita?), mentre poi, in discesa, riesco a recuperare…

Capanna degli Alpini, 62 km!  Arrivo qui in 12 h e 17 minuti… Mancano solo una trentina di km al traguardo! Evviva! :-)

Altro punto di controllo: sono sempre intorno alla 130 posizione…. non male, finire così come classifica sarebbe veramente “oro”…

Incontro la Sabrina e un piccolo gruppetto di runners triestini che fan da supporter/fan a Lara e Roberto (bello eh veder gli altri far fatica? :-) ), altri runners triestini che han deciso che le salite di Monte Carso son troppo poco….  La Sabrina mi comunica che Enrico è passato già da “un pò di tempo”, nei primi trenta o poco via…. minchia! Grande Enrico!

Mi rifocillo al ristoro: un piatto di pasta ci sta…. poi, un pò alla volta, ricomincio a corricchiare….  un tratto dritto di alcuni km (Val d’Oten) e poi altra salita…. salita che si rivelerà più dura del previsto: dai 1.183 metri si passi ai 1.911 del Rifugio Chiggiato, in circa 4 km…. km che passano veramente lenti!

Al rifugio Chiggiato, piccolo break…. una Sweps Lemon ci sta…. e già che ci siamo anche un bel cambio di calzini…. tempo per i piedi: sembrano un enorme vescica… anche se in realtà, scoprirò poi, si trattava solo dell’ “umidità” che aveva reso la pianta del piede bella molliccia…. vesciche, alla fine, zero… meglio così!

Dal Rifugio Chiggiato al traguardo mancano solo 20 km: manca poco, ormai…. cosa sono 20 km su 90?

Sento Enrico: è già ben che arrivato al traguardo, piazzandosi 22°…. grandissimo! Mi raccomanda di stare attento ad un bivio dopo il Chiggiato, che gli ha fatto sbagliar strada con altri runners… bivio che infatti sto per sbagliare poco dopo, sperando di tagliare qualche metro….  eh eh… sempre detto che tagliare non paga! :-)

Dal Chiggiato il sentiero non è che agevoli la corsa, anzi… tra prati, sassi, radici non è come me lo aspettavo… una bella discesa fino al traguardo.. ci sono diversi saliscendi… da esaurimento!

Mi aggrego con un gruppetto di runners, quando, finalmente, si vede chiaramente il lago di Auronzo ed inizia la discesa “vera”, la pista da sci….. qui ritrovo le mie energie, e mi lancio (letteralmente) in una bella e veloce corsa lungo la pista da sci… ad una velocità che, dopo 85 km, mi lascia stupito e perplesso… mi chiedo quanto bene possa fare questa corsa forsennata ai legamenti, ma, infondo, sono qui per correre, no?

E poi devo appagare un pò il mio senso dell’agonismo, che ha preso diversi smacchi in salita… e lo appago sorpassando una quindicina di runners fino al traguardo… in discesa mi diverto, mi rilasso….

Finalmente l’arrivo…. i miei mi aspettano al “varco”, mio papà scatta un pò di foto (mi chiedo quante saranno messe a fuoco.. eh eh…) … passo il traguardo, suona il beep del rilevamento del tempo: 18:22:57 …. bene, benissimo….. Brogioni all’arrivo che aspetta i runners… li faccio i complimenti dovuti e sinceri per l’organizzazione…

LUT

… il mio arrivo, finalmente! foto di W.Zugna

Sono stanco… distrutto forse,  ma dopo 90 km mi sembra naturale, no? :-)

Enrico, arrivato già da un paio d’ore, è bello fresco e riposato…. io sembro un zombie….

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Sono passate due settimane dalla LUT : non ho più corso… un paio di giorni dopo la gara è arrivata la febbre a 39, poi la tosse/bronchite…. adesso sto recuperando, magari settimana prossima una garetta tranquilla ci scappa anche, ma adesso di correre di correre non ho voglia…. ma sarà il caso di ricominciare, no? :-)

——

Che dire della LUT?

Organizzazione impeccabile, percorso segnato bene, senza il rischio di perdersi (a meno di cercare di tagliare in un paio di punti, per poi trovarsi fuori percorso…).

Un sentito grazie a volontari (ho ancora  in mente una ragazza che stava gelando al primo ristoro… almeno noi correvamo!) dei ristori e del soccorso Alpino e ai vari sponsor che rendono possibili queste manifestazioni….

Alla prossima!

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LUT

giugno 24th, 2010 di Davide 5 comments »

LUTCerte corse iniziano ben prima dello sparo e finiscono ben dopo che si attraversa la linea dell’arrivo: rimangono dentro… nelle gambe, nella testa e nel cuore.

Alcune esigono mesi di preparazione specifica, fisica e mentale, certe ancora anni….  una Ultra Trail del Monte Bianco o una Marathon Des Sables non si preparano con qualche centinaio di km di allenamento “tradizionale”…. pena il ritiro e un DNF sulla classifica finale….

… per carità, anche una maratona o una mezza non si improvvisano, ma sono gare completamente diverse…. una cosa è star male o ritirarsi lungo il percorso della Bavisela, un altra cosa è essere a duemila metri di quota, magari al freddo, completamente “svuotati”, sia fisicamente che mentalmente…. no grazie!

La LUT, Lavaredo Ultra Trail, è una di queste gare: non saranno i 166 km della UTMB (con 9.500 m dislivello positivo ), ma 90km e +5.000 di dislivello non si improvvisano….  anche se, personalmente, il senso di “… mi sa che non mi sono allenato abbastanza….” rimane sempre…. manca poco per scoprirlo!

Lo zaino è pronto, con l’attrezzatura obbligatoria (coperta termica, fischietto per i soccorsi, ricambi, borraccia…) e i vari integratori… domani si parte, con Enrico, in mattinata… magari si riesce a fare anche un “giretto di perlustrazione” fino alla forcella Lavaredo, per ammirare le Tre Cime del Lavaredo …. ci sarà neve? il percorso sarà ben segnato…. come sarà vedere le Tre Cime, con la luna piena, dopo esser risaliti, con gli altri 500 concorrenti, da Auronzo di Cadore?

…e poi la tensione pre-gara salirà, fino al culmine della mezzanotte di venerdì, con la musica dei bastoncini sollevati in aria, illuminati dalle torce led, e le grida di incitamento… no, questa gara non è una gara come un altra….

In bocca al lupo a tutti i partecipanti della Lavaredo Ultra Trail 2010!

Tre Cime del Lavaredo

Tre Cime del Lavaredo e Mt. Paterno

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JamaRun

giugno 21st, 2010 di Davide 6 comments »

Si è tenuta ieri nella splendida cornice della Val Rosandra e con un tempo atmosferico incredibilmente clemente (che ha addirittura concesso un pò di sole in questa settimana contrassegnata da precipitazioni continue…), la JamaRun 2010, organizzata dal comune di San Dorligo della Valle/Dolina e il CAICIM, il Gruppo Corsa in Montagna del Cai, specializzato nell’organizzazione di gare/incontri podistici “alternativi” ai soliti circuiti (… basti pensare alle Linee Vertikali o alla 12 ore di monte Carso…).

JamaRun

Il gruppo alla partenza (tutte le foto di W. Zugna)

Questa “skyrace di casa nostra”, con un percorso totale di 13 km con un dislivello totale di 600 m, è stata organizzata in concomitanza della sagra paesana che si è svolta a Bagnoli della Rosandra, nei pressi dell’Antro di Bagnoli:  ottima cosa dal punto di vista logistico e “mangereccio” per atleti e relativi accompagnatori… altro che il classico pasta-party di fine gara! :-)

JamaRun

—-

Alle 15.00 mi ritrovo al banchetto per l’iscrizione, davanti ai grill della sagra che si stavano già “scaldando”: 15 euro di iscrizione, per la bella maglietta, caffè e buono pasto finale… La prima cosa che noto guardandomi attorno è la “qualità sportiva” degli atleti presenti alla manifestazione: quasi duecento atleti amanti del trail e, in buona parte, consapevoli della difficoltà del percorso, non sicuramente adatto a chi è abituato a correre su percorsi dritti e asfaltati….

JamaRun

Speaker in action…

La JamaRun non è sicuramente dritta: dopo l’asfalto in leggera pendenza che porta a Bagnoli Superiore, si inizia subito con il sentiero del fondovalle della Val Rosandra. Passato l’ex valico di Bottazzo ci si inerpica lungo il Sentiero dell’Amicizia, per giungere a Beka (Slovenia).

Da Beka piccolo tratto in discesa e poi nuovamente salita… per poi ridiscendere alla Sella di Monte Carso e risalire bruscamente fino alla cima….  un pò di respiro e poi discesa veloce (..veloce per chi ha voglia di rischiare l’osso del collo, si intende…) fino al arrivo, difronte alla sagra di Bagnoli…. un percorso duro, che si farà sicuramente sentire sulle gambe per alcuni giorni…

Un ringraziamento (..ehm..) all’ideatore del percorso, Paolo Glavina: grazie eh, grazie! :-)

JamaRun

… a destra la bella giacchetta che verrà regalata a 10 fortunati…

Sono le 16.00. Si parte.

Per una volta cerco di controllare il ritmo, non strafando in partenza… meglio mettere da parte un pò di energie per la cima di Monte Carso e la discesa finale, che è bella lunga e veloce, e può dar possibilità di recuperare qualche posizione… i premiati sono i primi 10, magari ci scappa un salame…

Si arriva, velocemente a Bottazzo e poi su, verso Beka: in questo tratto corricchio e cammino, voglio arrivare “fresco” in cima, per aumentare un pò il ritmo sui prati di Beka (Vedi articolo di qualche settimana fa…) e la discesa seguente…. utile conoscere il percorso!

A Beka aumento, recuperando altre posizioni…

Un paio di atleti mi chiedono informazioni sul percorso: se è l’ultima salita, quando arriva la discesa ecc…  Essere della zona sicuramente agevola, in certe gare (come questa!) può far la differenza in classifica… ed è un vantaggio che intendo sfruttare fino al traguardo….

In salita vengo ripreso un paio di volte da un altro runner che, in discesa, cede il passo, per venir nuovamente superato : ormai siamo quasi in cima e non mollo… e in discesa sfrutterò il più possibile l’ammortizzazione delle Salomon…

Si passa la cima e mi lancio letteralmente per la discesa che porta fino al traguardo, superando quella che poi si rivelerà essere la prima donna in classifica, che, in nessun modo, ha ceduto il passo in salita…  Discesa in diversi tratti “cazzuta”, che ricorda più un sentiero delle Dolomiti che un sentiero del Carso Triestino….

Mi chiedo in che posizione sono: al traguardo lo speaker soddisfa la mia curiosità… decimo! E vai, porto il salame e il vinello a casa! Finalmente qualcosa da mettere in frigo!!!! :-)

JamaRun

Un atleta al traguardo… NON io, se qualcuno ha qualche foto che arrivo, me la mandi pure.. grazie! :-)

—–

Il fiatone mi dura quei venti minuti buoni…. bevo continuamente acqua e tè….. e per fortuna che non c’era il sole, altrimenti mi sa che schiattavo lungo il percorso… tanta soddisfazione, il mio migliore risultato di sempre in una gara del genere e trovo che sia di buon auspicio per la LUT (Lavaredo Ultra Trail , vedi racconto di tre anni fa...), alla cui partenza mancano pochissimi giorni….

… i 60 km fatti un paio di settimane fa da Sistiana alla baia di San Bartolomeo, i 50 km in notturna fatti alcuni giorno dopo con Enrico sul Taiano (..con tanto di sbaglio di percorso.. ehm!), l’allenamento sul Canin (…sempre con Enrico, che si è poi piazzato terzo alla Estremamente Parco sulle Prealpi Giulie, 110 km con +8000 di dislivello positivo…. grande!).. allenamenti “interessanti”, che solo un anno fa mi potevo sognare…. ok, basta gongolarsi, che arrivano le premiazioni…

La prima donna a piazzarsi è:

1 – Da Forno Daniela – IND – 1:10:18

Jamarun

Le prime 5 donne premiate..

e la classifica maschile:

1 – Maraspin Alessandro – Marathon Club – 0:58:00

2 – Kaltak Asim – Ind. – 1:04:48

3 – Snidersich Lorenzo – ADS Sportiamo – 1:06:38

4 – Manzutto Luca – IND – 1:06:55

5 – Pausin Enrico – Marathon -  1:07:21

6 – De Reya Luca – Arac – 1:07:42

7 – Glavina Paolo – CIM – 1:07:44

8 -  Rotti Manuele – Fincantieri – 1:07:59

9 – Cian Mauro – Ind. – 1:08:54

10 - Davide Zugna – Running World -  1:09:45

Jamarun

I primi 10 uomini premiati

ALTRE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE sono visibili QUI


Alla prossima…. cioè la LUT…. sperando che il tempo sia clemente….!

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Sistiana – Lazzaretto (Muggia) : 60 km di corsa, trekking e cazzeggio…

giugno 7th, 2010 di Davide 8 comments »

Traccia KML (da aprire con Google Earth) del percorso

Qualche settimana fa avevo realizzato un bel allenamento: dalla baia di Sistiana fino a casa mia, nella periferia di Trieste, passando per i vari sentieri del ciglione carsico. Mi era rimasta però la voglia di concludere il giro più in là, fino, almeno, al porticciolo di Lazzaretto, situato nei pressi di Muggia e vicinissimo al confine con la Slovenia.

Corsa

Un giro non da poco, sui 60km passando per sentieri e strade varie, di cui non tutte conosciute…. ma è questo anche il bello di percorrere lunghe distanze, no?

Si aprono nuovi “orrizzonti” e si scoprono luoghi che altrimenti, probabilmente, non si conoscerebbero mai… anche alle porte di casa….

Mappa percorso

In azzurro, il percorso effettuato…

Il giro, sia chiaro, non l’ho fatto tutto correndo: sono partito “già stanco” (complice la giornata precedente in barca e l’insolazione che mi son preso…. ),  ho corso ma anche camminato tanto, con la scusa di far foto….  diciamo che era un giro che si poteva fare tranquillamente sulle 8 ore… e non 10….  magari con delle variazioni sul percorso.. prossima volta! :-)

Il giro, indicativamente, è stato questo:

  1. Partenza dalla baia di Sistiana
  2. Passato l’abitato di Sistiana, in direzione di Aurisina, subito dopo lo svincolo per l’autostrada si gira a destra, poco prima del ponte ferroviario.
  3. Si raggiunge la torre Piezomentrica, primo punto panoramico del percorso.
  4. Si seguono poi le indicazioni del Sentiero 1, passando per Aurisina Cave, raggiungendo la vedetta Tiziana Weiss e proseguendo per Santa Croce.
  5. Si raggiunge Santa Croce e, percorrendo il sentiero 6, si arriva a Prosecco.
  6. Da Prosecco si raggiunge la Napoleonica, percorrendo la strada asfaltata di Borgo San Nazario.
  7. Alla fine della Napoleonica, si attraversa la trafficata statale e si raggiunge il campeggio Obelisco.
  8. Si passano il Monte Belvedere (quello con la antennona della Rai) e il Monte Calvo, raggiungendo quindi il parcheggio del Parco Globojner.
  9. Utilizzando il sottopassaggio della statale, si passano i campi da golf di Padriciano, seguendo sempre le indicazioni per il sentiero 1.
  10. Si passano i boschi e i prati del Monte Stena e si arriva nei pressi della Foiba di Basovizza.
  11. Dalla foiba di Basovizza proseguo sull’asfalto sino a San Lorenzo : da qua il sentiero fino alla Val Rosandra / Bottazzo.
  12. Da Bottazzo volevo prendere la “diretta” per monte Carso e, poi, puntare a San Servolo (Socerb) per scendere poi a Prebenico…. ma i viveri scarseggiano, quindi sosta forzata a Bagnoli della Rosandra, per far spesa nella COOP (… cioccolata alle nocciole e ippopotami al cocco…. quel che trovo!!).
  13. Da Bagnoli, nei pressi dell’Antro di Bagnoli/Allevamento trote, prendo il sentiero per Crogole puntando poi verso Prebenico (ci sono dei cartelli che indicano già la strada per Lazzaretto).
  14. Da Prebenico si scende, seguendo sempre la segnaletica, fino alla Valle delle Noghere e si prosegue fino a Vignano (con sosta ai laghetti..).
  15. Da Vignano si seguono le indicazioni per l’1/Traversata muggesana, passando per Rabuiese e raggiungendo la Cava di Renice.
  16. Dalla Cava si prosegue… si passa Santa Barbara e si prosegue fino ad arrivare a Muggia….
  17. Da Muggia bella salita (e discesa..), che porta fino alla Baia di San Bartolomeo… fine!

Corsa nel Carso

La fioritura di un Sommaco nel tratto di sentiero verso la Torre Piezometrica di Sistiana

Carso Triestino

La vista dalla Torre Piezometrica

La Torre Piezometrica

La torre Piezometrica, da qua si prende il sentiero verso Aurisina Cave/vedetta Tiziana Weiss

Cilione carsico

Il sentiero che porta dalla torre verso il Tiziana Weiss

Vegetazione del Carso

Carso Triestino

.. la vista verso Grado

Carso Triestino

… e verso Monfalcone / Castello di Duino

Castello di Miramare

Il Castello di Miramare

Runner

Runner

Golfo di Trieste

La vista verso la Slovenia e la Croazia

Miramare

.. ma quanto riesce ad essere bello il Carso?

Vegetazione del Carso Triestino

Molo G

Il molo G visto dalla Napoleonica

Trieste

Trieste vista dalla Napoleonica

Carso

Dopo aver lasciato la Napoleonica e il campeggio Obelisco: Monte Belvedere

Azzurrina

Salvia

Trieste

Carso

Ciglione Carsico

A destra l’antenna della Rai sul Monte Belvedere, infondo, dopo il santuario di Monte Grisa, Monfalcone.

Parco Globojner

Il sottopasso nei pressi del Parco Globojner: via verso il Monte Stena e la Val Rosandra!

Green

Green

Trieste

Sommaco in primo piano… e zona industriale di Trieste sullo sfondo…

Ape

..un ape al lavoro…

Concusso

A destra il monte Concusso, a sinistra il campanile di Basovizza

Insetto

Val Rosandra

Verso la Val Rosandra: sullo sfondo Bagnoli della Rosandra, gli impianti della Wartzila e il Monte d’Oro

La ciclabile della vecchia ferrovia

Una delle gallerie della pista ciclabile della ex-ferrovia Trieste-Erpelle

Semprevivum

Semprevivum…. sempre più raro! Non raccoglieteli!!!

Val Rosandra

Bottazzo

Il ponte sulla Rosandra nei pressi di Bottazzo

Val Rosandra

Val Rosandra

Crogole

Passati Bagnoli e Crogole, proseguo verso Prebenico e la Valle delle Noghere

San Servolo

Sotto il castello di San Servolo (Socerb, Slovenia)

Prebenico

Prebenico

Ospo

La vista da Prebenico verso la Slovenia/Ospo

Prebenico

Il bel sentiero che da Prebenico porta verso l’ex-valico di Ospo

Rio Ospo

Rio Ospo prima dei laghi delle Noghere

Laghi delle Noghere

Laghi delle Noghere. Il paese di Prebenico e San Servolo sullo sfondo.

Rana

Traversata Muggesana

Traversata Muggesana: i laghi delle Noghere, Rabuiese e la cava di renice sono ormai alle spalle..

Ciglione carsico

… il giro di oggi….

Santa Barbara

Santa Barbara

Punta Grossa

… Punta Grossa.. quasi arrivato!

San Bartolomeo

… San Bartolomeo: arrivato!  :-)

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Guillaume Nery

giugno 5th, 2010 di Davide 2 comments »

In questo bellissimo video Guillaume Nery , l’ attuale campione del mondo di immersione libera in apnea (senza pinne..) si immerge nel Dean’s Blue Hole, un “buco” (letteralmente) che sprofonda oltre i 200 metri nel limpido mare delle Bahamas.

In questo splendido video dal titolo Free Fall, il campione francese di freediver Guillaume Nery affronta il Dean’s Blue Hole, la più profonda cavità subacqueo al mondo, filmato da un’ altra grande apneista, Julie Gautier, detentrice del record francese di apnea (-68 metri).

Nel video sembra che Guillaume Nery raggiunga il fondo del Deans’Blue Hole dopo una sorta di “base jump” subacqueo e che, dopo un volo verso il fondo, scali letteralmente tutta la parete di corallo per risalire…  immagini stupende!

Questo il post di presentazione sul Blog di Julie Gautier (http://juliegautier.over-blog.com/):

Guillaume NERY and myself decided to use our time during a freediving competition at Dean’s Blue Hole (deepest blue hole in the world)  to make a short movie. Since a long time Guillaume wanted to make the link beween freeding and base jumping. Our goal was to emphasise on esthetic images and innovative camera moves.

Il video è pura poesia… mi ha colpito particolarmente….  da vedere.. e rivedere!

La musica di sottofondo è degli Archive, “You make me feel”.

Deans Blue Hole

Deans Blue Hole, Bahamas

Guillaume Nery, il base jump subacqueo

pubblicato: venerdì 04 giugno 2010 da carloprevosti